UTILITA' DELL'ESERCIZIO FISI-CO NEL SOGGETTO CON RI-DOTTA TOLLERANZA AL GLU-COSIO O DIABETE.

 

Il diabete mellito di tipo 2 nella sua storia naturale, è preceduto,da una fase, che spesso dura molti anni, in cui esiste una anomalìa minore del metabolismo dei carbo-idrati, definita “ridotta tolleranza al glucosio” e che non è ancora sfociata in un diabete clinico manifesto.

 

La diagnosi di ridotta tolleranza al glucosio viene posta quando dopo un carico di glucosio di 75 g, il soggetto presenta, dopo 2 ore dalla ingestione del glucosio, un valore di glicemia > 140 mg/dl, ma < 200 mg/dl. Valori < 140 mg/dl sono considerati normali, mentre valori 200 mg/dl fanno porre la diagnosi di diabete.

 

Anche i valori di glicemia a digiuno sono determinanti per la diagnosi. Il diabete viene definito da valori di glicemia a digiuno >125 mg/dl, mentre i valori normali sono quelli <110 mg/dl. Peraltro anche valori intermedi, compresi fra 110 e 125 mg/dl, e quindi superiori alla norma, indicano una anomalia metabolica che spesso corrisponde a una intolleranza al glucosio o a un diabete mellito.

 

L’assenza di una sintomatologia clinica associata all’ aumento dei valori di glicemia, come si verifica nella ridotta tolleranza al glucosio o nelle fasi iniziali del diabete mellito di tipo 2, fa sì che la diagnosi di queste condizioni possa essere fatta soltanto con l’ausilio del laboratorio. E’ buona norma, perciò, dopo i 40 anni di età, eseguire almeno una volta l’anno un esame della gli-cemia a digiuno, ricorrendo anche ad esame di carico di glucosio nei soggetti caratterizzati da un maggiore ri-schio di sviluppare il diabete.

 

In particolare, sono soggetti a rischio di diabete di tipo 2 tutti gli obesi, i familiari dei diabetici di tipo 2, ma anche chi è affetto da ipertensione arteriosa o da iperlipidemia, condizioni, queste, frequentemente associate al diabete nell' ambito della sindrome metabolica.

 

Questa azione di “screening” è essenziale per arrivare a una diagnosi precoce, sia di diabete sia di intolleranza al glucosio e per instaurare quindi in tempo utile una terapia adeguata con maggiori probabilità di successo.

 

Nnumerosi studi hanno dimostrato che una riduzione dell’apporto alimentare e un aumento dell’attività fisica possono prevenire l’evoluzione della ridotta tollleranza al glucosio verso il diabete. Questi studi hanno confermato perciò che uno stile di vita caratterizzato da un eccesso di alimentazione e la sedentarietà, tipico della nostra società, è il principale responsabile della comparsa, nel corso della vita, di intolleranza glucidica e di diabete.

 

Lo studio "Finnish Diabetes Prevention" in particolare ha messo in evidenza che i soggetti con intolleranza ai glucidi e in sovrappeso, sottoposti ad uno stile di vita, che comprendeva una dieta e un' attività fisica per almeno 30 minuti/die, presentavano una significativa riduzione del rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 oltre che una riduzione, rispetto ai controlli, della pressione arteriosa di 4 mmHg per la sistolica e di 2 mm Hg per la diastolica.

 

L'esercizio fisico abbassa l'iperglicemia attraverso una migliore azione dell'insulina e garantisce un miglior trasporto di glucosio nella cellula muscolare.

La resistenza all'insulina è un'anomalia frequente nel diabete di tipo 2. Nei soggetti in fase precoce di diabete di tipo 2, la resistenza all'insulina riduce l'assorbimento del glucosio insulino-mediato del 35-40% rispetto agli individui sani. L'assorbimento del glucosio insulino-mediato si verifica principalmente nei nei muscoli scheletrici ed è direttamente correlato alla quantità di massa muscolare ed inversamente correlato con la quantità di massa grassa. Numerosi studi hanno dimostrato che l'esercizio fisico aumenta l'insulino-sensibilità periferica negli  individui con diabete di tipo 2, e che questa maggiore sensibilità persiste dalle 24 alle 72 ore post-esercizio. 
L'effetto dell'esercizio fisico acuto sul meccanismo dell' insulino-sensibilità viene perduto dopo pochi giorni, per tanto, affinché tale effetto persista nel tempo, l'esercizio deve essere effettuato in maniera regolare, e cioè almeno ogno 2 giorni.

Gli effetti dell'esercizio fisico si espletano sia in acuto che in “cronico” oltre che a livello dell' insulino-sensibilità anche sull'assorbimento del glucosio .

Come avviene l'assorbimento del glucosio a livello muscolare? 

Esso richiede 3 passaggi:

 

  1. il trasporto del glucosio dal sangue al mu-scolo;
  2. il trasporto del glucosio attraverso la mem-brana cellulare;
  3. la fosforilazione del glucosio all'interno del muscolo.

 

Il solo gradiente di trasporto del glucosio non sarebbe sufficiente a mantenere adeguato l'assorbimento di glucosio durante l'esercizio fisico se non  aumentasse il flusso di sangue attraverso l'aumento della superficie capillare e della capacità di vasodilatazione delle arteriole muscolari. Questi adattamenti fanno sì che i muscoli riescano ad essere irrorati da una enorme quantità di sangue senza peraltro che aumenti la pressione arteriosa media. Il maggiore flusso ematico si rende necessario per rispondere alle maggiori richieste di ossigeno e di nutrienti.

Il secondo passaggio è il trasporto del glucosio nella cellula. Tale  trasporto avviene a livello della muscolatura scheletrica mediante i trasportatori 4 del glucosio (GLUT-4). L'esercizio fisico favorisce l' aumento del trasporto del glucosio all'interno della cellula, stimolando la traslocazione dei GLUT-4 dal citosol alla superficie della cellula.

L'ultimo passaggio prevede la fosforilazione del glucosio da parte dell' esochinasi. La esochinasi,detta anche esocinasi è un enzima, appartenente alla classe delle transferasi, che catalizza la seguente reazione:ATP + D-esoso=ADP+D-esoso 6-fosfato.

E' infatti dimostrato che l'esercizio fisico aumenta i livelli di esochinasi nel muscolo scheletrico.

   

ratto da http://www.my-personaltrainer.it/sport/diabete.html

La diagnosi di ridotta tolleranza al glucosio viene posta quando dopo un carico di glucosio di 75 g, il soggetto presenta, dopo 2 ore dalla ingestione del glucosio, un valore di glicemia > 140 mg/dl, ma < 200 mg/dl. Valori < 140 mg/dl sono considerati normali, mentre valori 200 mg/dl fanno porre la diagnosi di diabete.

 

Anche i valori di glicemia a digiuno sono determinanti per la diagnosi. Il diabete viene definito da valori di glicemia a digiuno >125 mg/dl, mentre i valori normali sono quelli <110 mg/dl. Peraltro anche valori intermedi, compresi fra 110 e 125 mg/dl, e quindi superiori alla norma, indicano una anomalia metabolica che spesso corrisponde a una intolleranza al glucosio o a un diabete mellito.

 

L’assenza di una sintomatologia clinica associata all’ aumento dei valori di glicemia, come si verifica nella ridotta tolleranza al glucosio o nelle fasi iniziali del diabete mellito di tipo 2, fa sì che la diagnosi di queste condizioni possa essere fatta soltanto con l’ausilio del laboratorio. E’ buona norma, perciò, dopo i 40 anni di età, eseguire almeno una volta l’anno un esame della gli-cemia a digiuno, ricorrendo anche ad esame di carico di glucosio nei soggetti caratterizzati da un maggiore ri-schio di sviluppare il diabete.

 

In particolare, sono soggetti a rischio di diabete di tipo 2 tutti gli obesi, i familiari dei diabetici di tipo 2, ma anche chi è affetto da ipertensione arteriosa o da iperlipidemia, condizioni, queste, frequentemente associate al diabete nell' ambito della sindrome metabolica.

 

Questa azione di “screening” è essenziale per ar-rivare a una diagnosi precoce,sia di diabete sia di intolleranza al glucosio e per instaurare quindi in tempo utile una terapia adeguata con maggiori probabilità di successo.

 

Nnumerosi studi hanno dimostrato che una riduzione dell’apporto alimentare e un aumento dell’attività fisica possono prevenire l’evoluzione della ridotta tollleranza al glucosio verso il diabete. Questi studi hanno confermato perciò che uno stile di vita caratterizzato da un eccesso di alimentazione e la sedentarietà, tipico della nostra società, è il principale responsabile della comparsa, nel corso della vita, di intolleranza glucidica e di diabete.

 

Lo studio "Finnish Diabetes Prevention" in particolare ha messo in evidenza che i soggetti con intolleranza ai glu-cidi e in sovrappeso, sottoposti ad uno stile di vita, che comprendeva una dieta e un' attività fisica per almeno 30 minuti/die, presentavano una significativa riduzione del rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 oltre che una riduzione, rispetto ai controlli, della pressione arteriosa di 4 mmHg per la sistolica e di 2 mm Hg per la diastolica.

 

L'esercizio fisico abbassa l'iperglicemia attraverso una migliore azione dell'insulina e garantisce un miglior trasporto di glucosio nella cellula muscolare.

La resistenza all'insulina è un'anomalia frequente nel diabete di tipo 2. Nei soggetti in fase precoce di diabete di tipo 2, la resistenza all'insulina riduce l'assorbimento del glucosio insulino-mediato del 35-40% rispetto agli individui sani. L'assorbimento del glucosio insulino-mediato si verifica principalmente nei nei muscoli scheletrici ed è direttamente correlato alla quantità di massa muscolare ed inversamente correlato con la quantità di massa grassa. Numerosi studi hanno dimostrato che l'esercizio fisico aumenta l'insulino-sensibilità periferica negli  individui con diabete di tipo 2, e che questa maggiore sensibilità persiste dalle 24 alle 72 ore post-esercizio. 
L'effetto dell'esercizio fisico acuto sul meccanismo dell' insulino-sensibilità viene perduto dopo pochi giorni, per tanto, affinché tale effetto persista nel tempo, l'esercizio deve essere effettuato in maniera regolare, e cioè almeno ogno 2 giorni.

Gli effetti dell'esercizio fisico si espletano sia in acuto che in “cronico” oltre che a livello dell' insulino-sensibilità anche sull'assorbimento del glucosio .

Come avviene l'assorbimento del glucosio a livello muscolare? 

Esso richiede 3 passaggi:

 

1-il trasporto del glucosio dal sangue al muscolo;

2-il trasporto del glucosio attraverso la membrana cellulare;

3-la fosforilazione del glucosio all'interno del mu-scolo.

 

Il solo gradiente di trasporto del glucosio non sarebbe sufficiente a mantenere adeguato l'assorbimento di glu-cosio durante l'esercizio fisico se non  aumentasse il flusso di sangue attraverso l'aumento della superficie capillare e della capacità di vasodilatazione delle arte-riole muscolari. Questi adattamenti fanno sì che i muscoli riescano ad essere irrorati da una enorme quantità di sangue senza peraltro che aumenti la pressione arte-riosa media. Il maggiore flusso ematico si rende neces-sario per rispondere alle maggiori richieste di ossigeno e di nutrienti.

Il secondo passaggio è il trasporto del glucosio nella cel-lula. Tale  trasporto avviene a livello della muscolatura scheletrica mediante i trasportatori 4 del glucosio (GLUT-4). L'esercizio fisico favorisce l' aumento del trasporto del glucosio all'interno della cellula, stimolando la traslo-cazione dei GLUT-4 dal citosol alla superficie della cel-lula.

L'ultimo passaggio prevede la fosforilazione del glucosio da parte dell' esochinasi. La esochinasi,detta anche esocinasi è un enzima, appartenente alla classe delle transferasi, che catalizza la seguente reazione:ATP + D-esoso=ADP+D-esoso 6-fosfato.

E' infatti dimostrato che l'esercizio fisico aumenta i livelli di esochinasi nel muscolo scheletrico.

   

 

ratto da http://www.my-personaltrainer.it/sport/diabete.htm

Entrata del glucosio nel muscolo scheletrico durante l'attività fisica.
Entrata del glucosio nel muscolo scheletrico durante l'attività fisica.

In sintesi nel paziente con intolleranza ai glucidi, l'esercizio fisico migliora la sensibilità all'insulina riduce la glicemia ed inoltre riduce la pressione arteriosa.

 

 

UTILITA' DELL'ESERCIZIO FISICO NEL PAZIENTE DIABETICO.

Nel paziente diabetico l' esercizio fisico regolare, di lieve o di moderata intensità, determina un miglioramento del- la funzione endoteliale verosimilmente attraverso il cicli- co alternarsi di stress e stretch, con aumento della pro- duzione di ossido nitrico che favorisce la vasodilatazione e una migliore utilizzazione del glucosio da parte dei muscoli che lavorano.L'esercizio fisico induce un miglio-ramento del metabolismo dei grassi del sangue; in particolare riduce la trigliceridemia e incrementa i livelli di colesterolo-HDL (colesterolo buono).

Un recente studio ha valutato se l’ esercizio migliori la qualità di vita nei soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2 (HART-D; n = 262). In particolare è stato valutato l’ effetto, rispetto al non esercizio, sul valore di emoglobina glicata (HbA1c) di vari tipi di esercizio:

  • esercizio aerobico,
  • esercizio di resistenza 
  • la combinazione di esercizio aerobico e di resistenza.

La Qualità della vita è risultata migliorata in tutti e 3 tipi di attività fisica rispetto al gruppo di controllo (esercizio di resistenza: p= 0,005 e salute generale p=0,003; eser- cizio aerobico: p=0,001; salute generale p=0,024; eser- cizio combinato: p=0,015; salute generale p=0,024). L’attività fisica di combinazione ha avuto un guadagno maggiore nella componente di soddisfazione (p=0,004), vitalità (p=0,031) e salute mentale (p=0,008) e maggiori guadagni nella vitalità rispetto al gruppo di controllo (p=0,021).

L’ esercizio, quindi, sembra migliorare la qualità della vita nei soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2; la com- binazione di attività fisica aerobica e di resistenza pro- duce maggiori benefici in alcuni campi della QOL. Diabetes Care 2013.

 

Se il diabetico pratica una attività fisica di elevata intensità, deve essere controllata la risposta individuale all'esercizio, misurando la glicemia prima, durante e do-po l'esercizio fisico. Quando durante l'attività fisica com-paiono sintomi di ipoglicemia occorre:

  • interrompere subito l’attività;
  • assumere cibi contenenti glucidi, bevendo acqua per favorirne un più rapido l'assorbimento;
  • riposare per alcuni minuti (10-15 minuti).

Il diabete mellito si caratterizza anche per uno stato pro- infiammatorio e pro-trombotico riconducibile ad un' atti- vazione delle piastrine con conseguente maggiore ten- denza all' adesione\aggregazione (l’ aterotrombosi si ca- ratterizza per la formazione di un trombo su una placca aterosclerotica arteriosa vulnerabile e instabilizzata; le piastrine giuocano un ruolo chiave nello sviluppo del trombo così come la trombina, che costituisce il prodotto finale della cascata emocoagulativa). Per questa ragione molte società scientifiche a fini della prevenzione trom- botica pongono le indicazione all'uso di acido acetil- salicilico (ASA) a basse dosi.

 

Quale tipo di esercizio è utile nel paziente diabetico?

E' utile sia l’esercizio fisico aerobico, che quello di resistenza, quest'ultimo è importante per aumentare la forza muscolare.

L’esercizio aerobico come camminare a passo svelto, praticare la corsa, lo sci da fondo, andare in bicicletta etc. sono utili inoltre per ridurre il peso corporeo, in parti-colare la massa grassa addominale. Inoltre induce un mi-glioramento dell’efficienza del sistema cardiovascolare cioè aumenta il VO2max (trasporto massimo di ossigeno ai muscoli). L'esercizio ha un'azione favorevole sul con-trollo del metabolico lipidico e riduce anche gli altri fattori di rischio cardiovascolare. L’esercizio di resistenza come il  sollevamento pesi o gli esercizi con bende elastiche serve ad aumentare la forza muscolare e quindi a  pre-venire gli infortuni e le cadute.

 

Quale intensità?

L’esercizio fisico per una persona sedentaria deve essere commisurato allo stato di forma fisica, basato su una valutazione specialistica che valuti la capacità ae-robica (test da sforzo al tapis roulant) e stimi la massima forza dei vari distretti muscolari (ripetizioni con pesi).  In linea di massima è meglio iniziare con un’ intensità pari al 50% della capacità massima funzionale e poi incre-mentare gradualmente (ogni 6 sedute) sino al 65% della capacità aerobica e di forza massimale. Per quanto ri-guarda il lavoro aerobico,si può stimare che una persona di  50 anni che abbia una frequenza cardiaca (FC) mas-simale di 170 battiti minuto (220-età) ed una Frequenza cardiaca a riposo di 70 b/m,per lavorare al 50% della fre-quenza cardiaca,debba esercitarsi ad una frequenza car-diaca di circa 105 b/m.Questo ultimo valore si ottiene uti-lizzando la formula della riserva cardiaca di Karvonen:   

[ (FCmax-Fcriposo) x 0, 5(%intensità) - FC riposo].

 

Con quale frequenza devono essere effettua-te le sedute di allenamento.

La frequenza minima di esercizio fisico che comporta benefici nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 è di 2 sedute settimanali, distribuite ad intervalli regolari (ad esempio il lunedì ed il giovedì). Le Società scientifiche raccomandano però almeno 3 sedute settimanali, dato che vi è una correlazione tra numero di sedute di allena-mento e benefici.

Il volume di esercizio o la quantità di dispendio ener-getico ottenuta con l’esercizio fisico deve essere di alme-no 10 MET·h-1·settimana-1 che equivalgono a circa 150 minuti di esercizio alla settimana (ad esempio trenta minuti per 5 giorni alla settimana). Il massimo dei bene-fici si ottiene se i pazienti praticano l’esercizio per 25-30 MET·h-1·settimana-1, che equivale a percorrere circa 30 km alla settimana alla velocità di 4-5 km/h.  

L’esercizio fisico, può essere praticato, ovviamente dopo valutazione medica di idoneità, a tutte le età. 

.TIPI DI DIABETE

 

.COMPLICANZE DEL DIABETE

 

.QUALE TERAPIA ADOTTARE

.QUALE E' IL TARGET PRESSORIO NEL PAZIENTE CON DIABETE MELLITO

.QUALE E' IL TARGET DELLA COLESTEROLEMIA NEL PAZIENTE CON DIABETE MELLITO

.UTILITA' DELL ATTIVITA' FISICA NEL PAZIENTE CON DIABTE MELLITO.

Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Palestra.
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