FUMO DI

TABACCO

 

(Tobacco smoking)

 

 

Il tabagismo è la dipendenza più diffusa e più frequente nella nostra società, in quanto il suo consumo riguarda tutti i ceti sociali, tutte le età ed entrambi i sessi. Le scelte di economia politica e sociale, ne hanno favorito il suo consumo per ovvie ragioni di interesse economico anche dei Governanti.

Dopo la seconda guerra mondiale, l'abitudine al fumo di tabacco si è estesa anche alle donne.
Dopo la seconda guerra mondiale, l'abitudine al fumo di tabacco si è estesa anche alle donne.

Fumare è un comportamento talmente  radicato nella po- polazione che viene accettato quasi come normale.

Tra i personaggi celebri ce n’è sono alcuni che sono rimasti nell’immaginario collettivo legato al fumo di tabac-co e soprattutto del fumo del sigaro come Winston Chur-chill, Orson Welles, Alfred Hitchcock, oppure del fumo della pipa come Albert Einstein, Sandro Pertini ed altri.

Winston Churchill non si separava mai dai sigari: prima delle lunghe trasferte si assi-curava di avere in valigia una sufficiente scorta di sigari cubani. Photograph:Popperfo-to/Getty Ima-gespre.
Winston Churchill non si separava mai dai sigari: prima delle lunghe trasferte si assi-curava di avere in valigia una sufficiente scorta di sigari cubani. Photograph:Popperfo-to/Getty Ima-gespre.

L’ uso di tabacco, in tutte le sue forme, inclusi sigarette, sigari, pipe e tabacco masticato, però può causare il can- cro o altre gravi patologie.

 

COME SI E' PROPAGATO L'USO DEL FU-MO DI TABACCO?

I mezzi mediatici che hanno influenzato e continuano a influenzano il comportamento dei fruitori del fumo di ta-bacco in tutte le sue forme, sono 4:

  1. la televisione con le fiction,
  2. il cinema,
  3. lo  sport
  4. Internet.

 

Fumo di Tabacco, televisione,

fiction e cinema

Un esempio di come la televisione con le fiction abbia favorito e favorisca la pubblicità del fumo di tabacco è quello della serie televisiva  del Commissario Maigret. La serie ebbe un enorme successo di pubblico, che ov- viamente si accompagnò ad una forte pubblicità del fumo di pipa. Queste inchieste del commissario Maigret sono state tratte da altrettanti romanzi di Georges Simenon e che hanno come protagonista il commissario Maigret. Gli episodi furono divisi in 4 stagioni, per un totale di 35 pun-tate e sono andate in onda sul Programma Nazionale della televisione Italiana dal 1964 al 1972 per la regia di Mario Landi. Interprete del commissario Maigret era  l'at-tore Gino Cervi, il quale, personalmente grande fumatore di pipa, durante le registrazioni fumava continuamente e usava le pipe della sua collezione privata. Grazie alla te-levisione, la pipa entrò in tutte le case degli italiani.

Il commissario Maigret interpretato dall'attore Gino Cervi,che fumava in continuo  la pi-pa.
Il commissario Maigret interpretato dall'attore Gino Cervi,che fumava in continuo la pi-pa.

I messaggi riguardanti il tabacco, veicolati attraverso la televisione e il cinema, hanno avuto, in particolare nel re- cente passato,la funzione di divulgare un’immagine posi- tiva del fumatore e del fumo di tabacco.

Humphrey De Forest Bogart, icona del cinema americano. Il binomio cinema e fumo di sigaretta è stato un classico dei tempi d’oro del cinema di Hollywood.Qui è nel film"The Maltese Falcon"  del 1941.L'attore morì a 58 anni per un carcinoma dell' esofago.
Humphrey De Forest Bogart, icona del cinema americano. Il binomio cinema e fumo di sigaretta è stato un classico dei tempi d’oro del cinema di Hollywood.Qui è nel film"The Maltese Falcon" del 1941.L'attore morì a 58 anni per un carcinoma dell' esofago.

Da alcune ricerche è emerso che nei film il numero di e- pisodi in cui compare il fumo di tabacco e il mondo sedu-ducente dei divi del cinema, varia a seconda delle case cinematografiche: ad esempio la Walt Disney è la casa cinematografica che ha una media più bassa di episodi che mostrano personaggi che fumano. Un' altra osserva-zione che è stata  fatta è che nei film i fumatori di sigari hanno una presenza assai importante, mentre nella vita reale il sigaro è fumato soltanto dal 3% del popolo dei fu-matori.

Il  sodalizio cinema-tabacco è stato per molti anni un rap- porto consolidato in particolare del cinema americano. Nei film e nelle finction comparivano donne fascinose, dallo sguardo misterioso sempre avvolte in una nuvola di fumo, oppure uomini avventurosi irresistibili,con atteggia-mento provocante, muniti sempre dall'immancabile siga-retta. 

Nel fotogramma seguente viene rappresentato l'attore a-mericano James Dean in una scena del film del 1956 "Il Gigante".In quel periodo era assai comune, vedere gli at-tori con una sigaretta in bocca.

James Byron Dean (Marion, 8 febbraio 1931 – Cholame, 30 settembre 1955) è stato un attore statunitense.James Dean morì in un incidente stradale mentre era alla guida della sua Porsche.
James Byron Dean (Marion, 8 febbraio 1931 – Cholame, 30 settembre 1955) è stato un attore statunitense.James Dean morì in un incidente stradale mentre era alla guida della sua Porsche.

L'industria del tabacco per realizzare l'obiettivo di incenti- vare l'abitudine al fumo di tabacco, a quei tempi, ha im- piegato ingenti risorse economiche. A questo proposito è stata effettuata una ricerca che ha dimostrato che nume- rosi attori tra i più famosi, tra gli anni 30 e gli anni 50, sono stati ingaggiati per promuovere alcune marche di sigarette. In particolare la Lucky Strike, nota marca di si- garette americane, aveva un elenco dei pagamenti effet- tuati agli attori più importanti del tempo.Nel solo biennio 1937-1938, la Lucky Strike avrebbe investito 3.200.000 dollari per scrivere sul proprio libro paga le star del mo- mento come testimonial delle sue sigarette. Sembra che tra gli attori più pagati vi siano stati Gary Cooper, Joan Crawford, Clark Gable, Myrna Loy, Spencer Tracy, etc.

Gary Cooper, nato il 1901, deceduto a 60 anni  per cancro del polmone.
Gary Cooper, nato il 1901, deceduto a 60 anni per cancro del polmone.

Essi intascavano 10 mila dollari all'anno per favorire la diffusione del vizio del fumo di tabacco (a quei tempi 10.000 dollari all'anno erano cifre ragguardevole).

Ancora oggi, nei film, è presente la pubblicità per il ta- bacco, ma in modo occulto: in molte scene infatti si vedo- no personaggi femminili che ricorrono al fumo per com- battere l'ansia e la depressione,oppure per ostentare una sorta di autonomia e di libertà femminile, mentre i perso-naggi maschili fumano per concentrarsi meglio oppure per ingannare l'attesa, quando devono interpretare un ruolo carico di tensione emotiva.

Sir Thomas Sean Connery Kt, attore scozzese. Ha impersonato un avventuriere irresisti-bile sempre in compagnia dell’inseparabile sigaretta.
Sir Thomas Sean Connery Kt, attore scozzese. Ha impersonato un avventuriere irresisti-bile sempre in compagnia dell’inseparabile sigaretta.

In sintesi il  cinema e la televisione  hanno  diffuso e dif- fondono ancora, anche se con minore intensità rispetto ai tempi passati e spesso in modo occulto, un’immagine positiva del fumatore e del fumo di tabacco..

 

Anche nel cinema italiano il sodalizio cinema-tabacco  è stato per molti anni un rapporto abbastanza consolidato. Ad esempio nel cartellone pubblicitario del film "La dolce vita" del 1960, diretto da Federico Fellini, si vede l' attore Marcello Mastroianni con una sigaretta in bocca in bella mostra.

Marcello Mastroianni (1924-1996) nel film"La dolce vita".Una sigaretta accesa campeg- gia al centro del cartellone pubblicitario. Mastroianni morì per un tumore al pancreas: i fumatori hanno un rischio che è circa triplo rispetto a quello di chi non fuma.
Marcello Mastroianni (1924-1996) nel film"La dolce vita".Una sigaretta accesa campeg- gia al centro del cartellone pubblicitario. Mastroianni morì per un tumore al pancreas: i fumatori hanno un rischio che è circa triplo rispetto a quello di chi non fuma.

 

Fumo di Tabacco e manifestazioni sportive

Nelle manifestazioni sportive fino a qualche anno fa, era assai frequente l’esposizione visiva di un logo e del no- me di note marche di sigarette. Il Gran Premio di Formu- la Uno per molti anni è stato sponsorizzato dalle grandi case produttrici di tabacco.

Fortunatamente oggi, su un mito come la FERRARI non è più consentito mettere i lo-ghi delle principali industrie di morte.
Fortunatamente oggi, su un mito come la FERRARI non è più consentito mettere i lo-ghi delle principali industrie di morte.

In  particolare le multinazionali del tabacco hanno investi- to sulla Formula 1, centinaia di milioni di euro, corrispon- denti al 25% di tutte le sponsorizzazioni.
Questo perchè la sponsorizzazione degli avveni- menti sportivi fa venire in mente l'idea che il fumo di tabacco ed una perfetta forma fisica coincida-no: pertanto le marche delle sigarette apparivano ben visibili durante le gare sportive di ogni tipo, dalla formula 1 al motociclismo, al ciclismo,al ten-nis, alle regate veliche internazionali,vedi l'esem-pio della figura sottostante,dove compare il logo di una famosa marca di tabacco sia sulla moto, che sulla tuta del motociclista.

Sodalizio motociclismo-tabacco: Suzuki, Michelin e Lucky Strike.
Sodalizio motociclismo-tabacco: Suzuki, Michelin e Lucky Strike.

 

FUMO DI TABACCO E INTERNET

Accanto ad una pubblicità del tabacco manifesta come quella del cinema e delle manifestazioni sportive ce n’è una meno visibile ed è quella che viene effettuata su Internet. Quest' ultimo mezzo mediatico è la sede virtuale dove è possibile vendere sigarette anche ai minorenni e dove assai spesso il fumo è associato a stimoli visivi at-traenti. La pubblicità su internet è tra le più insidiose per-chè Internet è accessibile a tutti, in ogni parte del mondo, anche dove questo tipo di pubblicità è vietato.In alcuni si-ti hard, che sono assai diffusi su Internet, la sigaretta è divenuta un oggetto erotico nelle mani di donne fascino-se, le quali in abiti succinti, in atteggiamenti provocanti e con posizioni sexy, aspirano il fumo del tabacco, simu-lando un livello di eccitazione simile a quello di un rap-porto sessuale

 

 

Che rapporto intercorre tra la

 

letteratura e il fumo di tabacco?

 

Alcuni degli scrittori più prestigiosi della letteratura mo- derna hanno trattato il tema del fumo di tabacco ed han- no descritto personaggi che esibendo la pipa, il sigaro e la sigaretta, ostentano una sorta di elevazione sociale, morale e intellettuale.

Nel romanzo dello scrittore  tedesco Thomas Mann pub-blicato nel 1924, l'autore fa dire al protagonista "non ca-pisco come si può vivere senza fumare".

Secondo lo scrittore peruviano Julio Ramon Ribeyro il rapporto tra letteratura e fumo di tabacco sarebbe assai stretto, perché "gli scrittori sono stati generalmente dei grandi fumatori". Ciononostante non sono molti gli scritto-ri che hanno scritto  sul fumo di tabacco, mentre per altri vizi come il gioco d’azzardo, le droghe o l’alcol hanno scritto numerose opere.

Il primo riferimento letterario legato al tabacco si trova nel primo atto del Don Giovanni del commediografo e at-tore francese Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Po-quelin (1622-1673).Sganarello,personaggio comico,rivol-gendosi al suo scudiero Gusmano,dice:"Dicano quello che vogliono Aristotele e tutta la filosofia, non c’è niente di comparabile al tabacco: è la passione delle genti oneste e chi vive senza tabacco non è degno di vivere".

Devono passare alcuni secoli perchè si possa trovare in letteratura la prima rappresentazione letteraria sul vizio del fumo. Siamo nei primi decenni del XX secolo, quando "Nella coscienza di Zeno" di Italo Svevo (1923), il primo capitolo del libro è dedicato proprio al fumo di tabacco. Nell'opera vengono raccontate le vicissitudini da fumato-re di Zeno Cosini, dagli inizi, quando da giovincello ruba-va e fumava i sigari lasciati a metà in giro per la casa  dal padre,nonostante che il fumo gli procurasse nausea, fino al suo patetico tentativo di porre un termine a tale abitu-dine. Zeno ricorda di aver fumato molto, in tutti i luoghi possibili e ricorda anche le raccomandazioni del medico a smettere di fumare in maniera assoluta. 

Nel racconto di Svevo si assiste ad un continuo rimando di propositi, con un senso di colpa lacerante che si risol-ve sempre nel rinvio. Perché, in ogni caso, ci sarà sem-pre tempo per curarsi. "Assolutamente non v’era fretta" dice Zeno alla fine del capitolo, dopo aver abban-donato con molto anticipo la casa di salute del dottor Muli, dove si trovava ricoverato per una radicale cura di disintossicazione. Continuando così a fumare l’ultima si-garetta, o forse "le ultime mille", perché "penso che l’ulti-ma sigaretta abbia un gusto più intenso quando è l’ulti-ma".

Anche le sigarette, afferma Zeno, hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso.Per quale motivo? La ragione è semplice: l’ultima sigaretta evoca il "sentimento di vit-toria su se stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute". Le altre, invece, hanno la loro importanza "perché accendendole si protesta la pro-pria libertà e il futuro di forza e di salute permane, ma va un po’ più lontano".

Oscar Wilde (1854-1900), amava affermare che la siga-retta procura una sorta di piacere perfetto. Essa è squi-sita, ma ci lascia insoddisfatti. Wilde in poche parole è riuscito a sintetizzare il rapporto che esiste tra il fumatore e le sigarette, rapporto talmente forte e insopprimibile da poter essere quasi paragonato alla relazione amorosa, però con una differenza  fondamentale e cioè che l'amo-re tra uomini finisce, mentre  quello tra il fumatore e la si-garetta no. Mai.

Il racconto "Io fumavo benissimo" di Alejandro Zambra (25 pagine),tratto dal volume "I miei documenti" (Sellerio, 2015) è ricco di annotazioni letterari ed è un  vero e pro-prio omaggio ai grandi scrittori e grandi fumatori, da Italo Svevo a Julio Ramon Ribeyro, che supportano il narrato-re nell’impresa di provare a smettere di fumare. Ma con-testualmente cresce anche il terrore del  cambiamento, di perdere la concentrazione, l’ispirazione, di non essere più in grado di scrivere, come se scrivere fosse solo una scusa per fumare. Il racconto è l’intima epica quotidiana di un accanito fumatore, per il quale "Le sigarette sono i segni d’interpunzione della vita". "Io ero bravo a fu-mare, ero uno dei migliori. Io fumavo benissimo. Io fumavo con naturalezza, con scioltezza, con gioia, con molta eleganza, con passione". L’ultima sigaretta, un trattamento di novanta giorni, un disperato tentativo di smettere di fumare non per scelta, non per disintossica-zione ma per una prescrizione medica, per placare i for-tissimi mal di testa. "Ho smesso di fumare a causa delle emicranie ma forse non è stato questo il motivo principale. È che sono vigliacco e ambizioso. Sono così vigliacco che voglio vivere di più. Come se fos-si, per esempio, felice".

Lo scrittore Julio Ramon Ribeyro recita l’incipit del suo volume "Solo para fumadores": "Senza essere stato un fumatore precoce a partire da un certo momento la mia storia si confonde con la storia delle mie sigarette". Lo scrittore racconta le sue esperienze intorno al tabacco e la sua incapacità di liberarsi dal vizio.

In un'altra parte del volume Julio Ramón Ribeyro scrive: "ho fumato non solo quando ho preparato un esame, ma quando ho visto un film, quando stavo giocando a scacchi,quando stavo avvicinando una bella ragaz-za, quando stavo camminando da solo sul Malecon, quando ho avuto un problema, quando l'ho risolto".

Ribeyro racconta la sua vita, narrata  attraverso la pas-sione morbosa e insalubre per il fumo. Le sigarette sono le protagoniste assolute della sua esistenza. Dalle pre-ziose Chesterfield con cui inizia il suo percorso di fu-matore, ma al primo tracollo economico deve fumare le Inca, sigarette peruviane fatte con tabacco nero e poi le sigarette dell’esercito, fatte di sughero, paglia e qualche fibra di tabacco, che un suo zio militare gli procurava. In Spagna fuma a credito le  cattive sigarette nazionali spa-gnole,marca Bisonte. A Parigi fuma le Gauloises, le Gita-nes o tutti i tipi di tabacco che la vendita dei suoi libri gli permette di fumare. “Gli alti e bassi della vita mi por-tarono da un paese all’altro ma soprattutto da una marca all’altra di sigarette. Amsterdam e le Muratti ovali con il sottile filtro dorato; Anversa e le Belga con il pacchetto rosso con un cerchio giallo; Londra, dove cercai di pas-sare alla pipa ma rinunciai perché mi sembrò estre-mamente complicato e mi resi conto che non ero né Sherlock Holmes, né un lupo di mare, né tantomeno in-glese. Monaco, infine, dove invece di concludere il Dotto-rato in Filologia Romanza mi specializzai in tabacco teu-tonico che, per dirla senza mezzi termini, mi parve me-diocre e privo di stile”.

Ribeyro e le sigarette diventano un’unica cosa e i tentati-vi di smettere di fumare non hanno successo, anche quando la sua salute vacilla, ma ormai si era impadronito del motto di André Gide che recita “Scrivere è per me un atto complementare al piacere di fumare”.

Julio Ramón Ribeyro racconta anche tutto quello che ha fatto per smettere di fumare: "Il fumo è stato sgradevole per me, perché mi ha lasciato una sensazione di amaro, un bruciore alla gola e acidità allo stomaco"."Ho usato tutti i tipi di ricette e vari metodi per ridurre il loro con-sumo e alla fine sopprimerlo. Ho nascosto le confezioni di sigarette nei posti più impensabili, ho riempito la mia scrivania di caramelle per avere sempre a disposizione qualcosa da portare in bocca, ho acquistato sofisticati bocchini,muniti di filtri per eliminare la nicotina,ho ingerito tutti i tipi di pillole, ho ricorso all'agopuntura nelle orec-chie sotto l'indicazione di un agopuntore cinese. Ribeyro e Zeno in definitiva sono assai simili; tutte e due  tentano in modo inconcludente di smetterla con le sigarette. Assistiamo infatti ad alcune disintossicazioni più o meno riuscite, cui si alternano puntuali ricadute. Ma alla fine del racconto, sembra che Ribeyro abbia vinto la propria dipendenza. Ma non è così, perchè l’autore che, dalla sua casa di Capri, da dove scrive, mette fine al rac-conto, perché, dice "ho finito le sigarette e devo scen-dere in paese a comprarle". La Nuova Frontiera, 2015.

 

Dagli scrittori, il fumo di tabacco viene considerato come un compagno di lavoro, di riflessione, in quanto la nico-tina è in grado di espandere la capacità della cosiddetta “memoria di lavoro” o working memory. Per la maggior parte dei fumatori, infatti, il  tabacco è una vera e propria dipendenza ed è la nicotina che è il principale compo-nente del tabacco che ne causa la dipendenza. Bastano pochi secondi perché la nicotina, dopo una boccata di fu-mo,arrivi al cervello. Il rapido passaggio della nicotina dai polmoni al cervello è uno dei motivi per cui le sigarette causano dipendenza.La nicotina,arrivata al cervello, in-duce le cellule del cervello a liberare dopamina e nora-drenalina;l'adrenalina induce un aumento della frequen-za cardiaca, della pressione arteriosa e un rilascio di glucosio, che aumentano le prestazioni fisiche; il rilascio di dopamina agisce nelle regioni cerebrali che controlla-no il piacere e la motivazione. Questi effetti sono simili a quelli osservati con l'uso di altre droghe, come cocaina ed eroina e che sono alla base della sensazione di una intensa sensazione di prontezza di pensiero e di appa-gata soddisfazione.Con il passare del tempo, le cellule cerebrali dei fumatori vengono modificate ad attendere con cadenza regolare le  scariche di dopamina che pro-vengono dal fumo di sigaretta. Ecco perchè quando un fumatore tenta di smettere, queste modificazioni cere-brali causano un impetuoso desiderio di altra dose di ni-cotina. Alcuni tipi di sigarette attualmente in commercio causano una maggior dipendenza per l'aggiunta nel ta-bacco di composti chimici come l’ammoniaca che per-mettono alla nicotina di raggiungere il cervello più velo-cemente. La nicotina rilascia tra l’altro serotonina, beta-endorfina e vasopressina. La nicotina ha quindi un effetto psicoattivo ed induce velocemente un miglioramento del-la capacità mnemonica, delle performance psicomotorie e dell’attenzione e dell’umore. Non è solo la nicotina a creare dipendenza, ma anche tutta la gestualità legata al fumo delle sigarette. In altri termini anche l'aspetto psicologico ha un ruolo importante nella dipendenza dal fumo.

In sintesi il fumo di tabacco viene utilizzato dagli scrittori non solo per raccontare la propria vita, che viene narrata  attraverso la passione morbosa e insana per il fumo. Spesso le sigarette sono le protagoniste assolute della loro esistenza. Oltre che alla narrazione autobiografica gli scrittori utilizzano il fumo di sigaretta per descrivere un' atmosfera, altre volte per analizzare la personalità dei loro protagonisti, altre volte per mostrare la loro gioia, le loro ansie, le loro preocculazioni, i loro disagi. Vengono dunque rappresentate tutti gli aspetti della figura del fu-matore e della percezione del gesto del fumare.

La letteratura riguardo al fumo di tabacco ci offre,in sinte-si, una serie di rappresentazioni assai variegate e com-plesse, non sempre univoche e a volte contraddittorie.

Ad esempio fumare, nel sonetto di Charles Baudelaire, dedicato alla pipa, si legge che essa ha il potere incanta- torio e fascinoso di alleviare il dolore: l’anima è come ammaliata dalla avviluppante "rete mobile e cilestri-na" delle spiraliformi esalazioni del tabacco "in fiam-me".

Baldo Peroni, scrittore innamorato del fumo della pipa, nel volume "L'arte di fumare la pipa", rivela tutti i segreti per amare e godere pienamente del fumo della pipa.

In numerose pubblicazioni dedicate al sigaro,il fumo viene considerato il compagno ideale per la degustazione del vino; ad esempio nel volume "Il Toscano nel bicchiere" di Fabrizio Bianchi, vengono descritte tutte le tecniche di degustazione per abbinare adeguatamente il fumo del si-garo Toscano ai vari tipi di vino.

Nei romanzi che trattano la Resistenza Italiana, la quale si inquadra nel movimento di opposizione al nazifasci-smo, la sigaretta assume un valore ideologico e politico. Chi possiede infatti del tabacco,sente il bisogno di offrirlo generosamente ai compagni d'armi come segno di amici-zia e di appartenenza. Nel volume"Per chi suona la cam-pana"di Ernst Hemingway,il protagonista Robert Jordan, giunto presso i compagni spagnoli, che dovrà coordinare in un’impresa antifranchista, vince l'iniziale sentimento di diffidenza dei commilitoni, offrendo loro delle sigarette, ovviamente "sigarette russe",cioè sigarette sicu-ramente antifasciste e cioè capaci di rassicurare loro.

Sono ancora le "sigarette russe" con cui Andrea Sperelli, protagonista del "Il piacere", romanzo di Gabriele D'An-nunzio del 1889, riempie un esclusivo "astuccio d’oro". E' un gesto tipico dell'esibizionismo del bello e del lusso. La ricca borghesia romana, come simbolo di distinzione sociale, si dedicava al culto della bellezza, ostentando una ricercata eleganza anche nella scelta degli oggetti che sono correlati alla pratica del fumo di tabacco.

Al contrario smettere di fumare è l'obiettivo perenne, co- me si può leggere ad esempio nell'opera "La coscienza di Zeno", di Italo Svevo. Nel capitolo dedicato al proble- ma del fumo,Zeno a vent'anni,quando si ammala, comin-cia ad odiare il fumo e decide di disintossicarsi e di smet-tere di fumare; ma questo è un proposito perseguito per tutta la vita e che tale rimane, perchè mai viene rea- lizzato. Tutte le volte che Zeno prova a smettere di fuma-re, decide di fumare un' "ultima sigaretta", ma il motivo dell’ “ultima sigaretta” viene menzionato tra i numerosi “atti mancati” che caratterizzano la sua esistenza.

L’autore francese Pascal Hérault nel suo volume "La mélancholie du fumeur.Essai de tabagie littéraire, Encres vagabondes, 2010" concentra alcune riflessioni sulla relazione tra scrittura e fumo di sigaretta. Hérault dice di considerare sia coloro che non-scrivono che coloro che non-fumano appartenenti alla stessa famiglia:quella degli estranei.Persone la cui visione del mondo potrebbe riassumersi in sole 3 parole: "Je m’abstiens" cioè "Io mi astengo". Anche a lui piacerebbe potersi astenere, ma si annoia talmente tanto che "una volta finita una storia non può resistere al bisogno di accenderne un’altra. Per fare diversione".Per Hérault, come altri scrittori, smettere di fumare equivale ad un lutto, perché la sigaretta è la sua «compagna ideale», la sola che dice di capirlo e di consolarlo in qualsiasi momento. Ma in un mondo in cui la lotta al tabagismo si è fatta sempre più aspra, sembra inevitabile dover rinunciare a quello che era "un modo di affermare la nostra libertà".

Philippe Sollers in L’Ecole du Mystère (Gallimard, 2015) declama: "Tutti si lamentano di voi fumatori". Perché rap-presentate un pericolo, perché intossicate il pianeta in-tero, "vivete come un sordo, un cieco o un handicappato grave". Perché,in definitiva,"vous êtes fous". Sì, anche perché, come sostiene la scrittrice canadese Danielle Charest (Haro sur les fumeurs. Jusqu’où ira la prohibi-tion?,Ramsay,2008) oggi il mondo contemporaneo consi-dera i fumatori "al peggio, come dei criminali o degli ag-gressori", al meglio come dei malsani scocciatori.

 

Di seguito viene riportata una breve raccolta di voci bi-bliografiche, che lungi dall'essere esaustiva, tratta l'argo-mento fumo di tabacco e che merita di essere consul-tata:

-Molière, commediografo e attore francese (1622-1673), Don Giovanni.

-Italo Svevo, La coscienza di Zeno, Mondadori, Milano 1990.

-Thomas Mann, La montagna incantata,Corbaccio, Mila-no 1992.

-Eugenio Montale, Nuove stanze, in Le occasioni; ora in Tutte le opere,Mondadori, Milano 1994.

-Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, Einaudi, Torino 1994.

-Federico Tozzi, Con gli occhi chiusi, Feltrinelli, Milano 1995.

-Charles Baudelaire, La pipa, in I fiori del male; ora in Opere, Mondadori, Milano 1996.

-Ernst Hemingway, Per chi suona la campana, Mondadori,  Milano 1996.

-Antonio Tabucchi, La testa perduta di Damasceno Monteiro, Feltrinelli, Milano 1997.

-Niccolò Ammaniti, Branchie, Einaudi Stile Libero, 1997.

-Gabriele D’Annunzio,Il piacere,Mondadori, Milano 2002.

-Fabrizio Bianchi, Il Toscano nel bicchiere,Giunti Editore, 2003.

-Enrico Remmert e Luca Ragagni, Smokiana Edizioni Marsilio 2007.

-Danielle Charest  "Haro sur les fumeurs - Jusqu’où ira la prohibition ?", éditions Ramsay, 2008.

-Alejandro Zambra "Io fumavo benissimo" Il racconto 'Io fumavo benissimo' (25 pagine) è tratto dal volume 'I miei documenti' (Sellerio, 2015)

-Julio Ramon Ribeyro Solo para fumadores. La Nuova Frontiera, 2015.

-Baldo Peroni,  L'arte di fumare la pipa, Il Castello 2016.

-Roberto Lapia. Fumare benissimo.Viaggio tra letteratura e sigaretta, 2018.

 

La storia dell'arte pittorica al contrario della letteratura, ci ha dato, rispetto al tema del fumo di tabacco, immagini legate ad una lettura positiva e liberatoria. In pratica la fi- gura del fumatore nell'arte pittorica subisce un’operazio- zione di elevazione spirituale ed appare mitizzata, nobili- tata, ingigantita.

Pertanto i messaggi riguardanti il fumo di tabacco, veico-lati attraverso le opere pittoriche dei grandi artisti, hanno contribuito e contribuiscono ad influenzare il comporta-mento dei fruitori del fumo di tabacco in tutte le sue forme.

William Hogarth  (1697-1764)  National Portrait Gallery.
William Hogarth (1697-1764) National Portrait Gallery.

 

Sono dunque numerosi i Pittori nel corso della storia dell' arte che hanno immortalato nelle loro opere, perso- naggi che fumano e gli oggetti utilizzati per il fumo. Ovviamente non abbiamo la presenza del tabacco in o-pere pittoriche precedenti al XVI secolo, essendo il ta-bacco entrato in Europa dopo la scoperta dell'America. Ma anche dopo la sua importazione in Europa, il fumo di tabacco stentava ad essere rappresentato in opere d'arte di grande valore artistico. Le prime opere sul fumo di ta-bacco furono infatti di modesto valore artistico, in quanto non erano state commissionate da personaggi della no-biltà o del clero.

I primi dipinti provenivano da artisti dei Paesi Bassi, in un periodo in cui il commercio, le scienze e le arti olande-si godevano di un diffuso apprezzamento.

Questi artisti ebbero come capostipite:   

 

Frans Hals (1580–1666),pittore di Anversa molto proli-fico, che operò in Olanda, durante il suo cosiddetto periodo d'oro della pittura;egli riproduceva prefe-ribilmente i personaggi del popolo, che incontrava nella vita di tutti i giorni.Riguardo alle rappresenta-zioni di soggetti dediti al fumo di tabacco, sono assai no-te le opere di Adriaen Brouwer, di David e Abraham Teniers. 

 

Adriaen Brouwer (1605-1638), pittore fiammingo.Nel fa-moso quadro "Il Fumatore", viene rappresentato un sog-getto che fuma la pipa in un ambiente assai fumoso. Egli tiene ben stretti tra le braccia una lunga pipa bianca e un boccione di vino.Le immagini dei fumatori, risalenti a quel periodo, ritraggono assai di frequente poveri contadini in-tenti al loro lavoro,oppure ripresi all’interno delle loro mi-sere abitazioni o nei luoghi di svago,come locande e ta-verne, oppure durante le feste contadine, a volte mani-festamente ubriachi.

Adriaen Brouwer (1605/6-38), "Il Fumatore", Museé du Louvre, Parigi.
Adriaen Brouwer (1605/6-38), "Il Fumatore", Museé du Louvre, Parigi.

Teniers David (1582-1649) e suo fratello Abraham (1629-1670) mostrarono una forte predilezione per le rappresentazioni riguardanti il fumo di tabacco e compo-sero numerose opere, usualmente ambientate in luoghi degradati, con individui intenti a fumare la pipa. 

Abraham Teniers  (Anversa, 1629–1670), pittore fiammingo. L'opera dal titolo"Uomo che si accende la pipa in un'osteria", si trova a Palazzo Rosso, Genova.
Abraham Teniers (Anversa, 1629–1670), pittore fiammingo. L'opera dal titolo"Uomo che si accende la pipa in un'osteria", si trova a Palazzo Rosso, Genova.

Hendrik ter Brugghen (1588-1629) detto Terbrugghen, pittore olandese. Durante il lungo soggiorno in Italia che durò una decina di anni, rimase affascinato dalle opere dei pittori italiani, in particolare del Caravaggio. Quando ritornò ad Utrecht si mise a rappresentare soggetti popo-lani, bevitori ed in particolare musicisti, come ad esempio la Giovane donna con il liuto, Il flautista, Il concerto, Il fu-matore di pipa, etc. Sotto l'influenza di Caravaggio pro-dusse quadri  anche a sfondo religioso come "La Croci-fissione con la Vergine e San Giovanni", nei quali veniva utilizzato un uso  intenso  e drammatico di luci ed om-bre.In sintesi al contrario degli altri pittori fiamminghi, pro-dusse anche quadri tipici dei paesi di cultura cattolica dove i temi predominanti erano a sfondo religioso e mito-logico.

Hendrik ter Brugghen (1588-1629). "Il fumatore di pipa" (1623). Olio su tela, Utrecht, Central Museum.
Hendrik ter Brugghen (1588-1629). "Il fumatore di pipa" (1623). Olio su tela, Utrecht, Central Museum.

Nel quadro su esposto viene rappresentato un giovane soldato, con accanto la spada, che si ac-cende la pipa da una candela da illuminazione che egli ha tolto all'applique posta davanti a lui. In questo dipinto appare chiara l'influenza stilistica di Caravaggio,in quanto sullo sfondo scuro, due fasci di luce vengono proiettati sul viso e sugli a-biti del soldato.

 

Hogarth William (1697-1764), pittore inglese che com-pose le sue pitture come se fossero rappresentazioni teatrali; i suoi quadri sono quindi simili ad un palcosce-nico dove gli attori con i loro gesti e quindi anche mentre fumano la pipa, mimano i più comuni momenti della vita quotidiana:matrimoni, assemblee,vita politica,etc."L’ope-ra di convinzione” è un dipinto di William Hogarth, appartenente al ciclo di 4 tele intolato “La campa-gna elettorale”, realizzato nel 1754 con tecnica a olio; misura 101,5 x 127 cm ed è custodito nel Soane’s Museum a Londra. Il dipinto è conosciuto anche come “Sollecitazione di voti” e “La visita del candidato”. La scena è ambientata in una pic-cola piazza con una birreria e un'osteria. Sul fon-do è rappresentata un'altra osteria per i simpatiz-zanti del partito avverso. Sulla porta dell’ osteria in primo piano, la padrona sta contando le mone-te. Al centro, un agricoltore arrivato dalla campa-gna viene conteso dai gestori delle 2 osterie. A destra,sul banco della birreria,2 soggetti discuto-no, fumano una lunga pipa e bevono.

William Hogarth  (1697-1764)."La campagna elettorale" del 1754, olio su tela di 101,5 x 127. Soane's Museum Londra.
William Hogarth (1697-1764)."La campagna elettorale" del 1754, olio su tela di 101,5 x 127. Soane's Museum Londra.

Con il passare del tempo le opere sul fumo di tabacco non sono ambientate nelle osterie, luogo di svago e di allegria, ma nei caffè, luogo di di aggregazione, di rifles-sione, di condivisione dei tanti problemi della vita sociale; in altri termini vengono rappresentati personaggi che fre-quentano i salotti intellettuali. Quindi vengono rappresen-tate scene di dialogo e di scambi di opinione nei salotti buoni della città o nei caffè, dove le persone discutendo bevono e fumano.

Però nel corso del Seicento si afferma anche l’idea che lega il fumo alla caducità ed al trascorrere del tempo, tanto che la pipa entra come simbologia nelle nature morte, aventi come tema pittorico la vanitas, cioè come dire che tutto è vanità (vedi di Harmen Steenwijck, "Vanitas" del 1640, Steendelijk Museum "De Lakenhal”, Leiden). La vanitas, in pittura, è pertanto una natura mor- ta con elementi simbolici allusivi al tema della caducità delle cose terrene e della vita. Il nome vanitas deriva dal- la locuzione latina tratta dalla Bibbia Ebraica e Cristiana "vanitas vanitatum et omnia vanitas"(vanità delle va-nità, tutto è vanità). E' in pratica un monito alla caducità dell' esistenza umana.

Questo genere pittorico ebbe la sua massima espres-sione, soprattutto nei pittori dei paesi bassi ed è correlato al senso di precarietà della vita umana e che in seguito alla guerra dei trent'anni (1618-1648) e al dilagare delle epidemie di peste,  investì tutta l' Europa. In sintesi i te-schi, la candela spenta,il silenzio degli strumenti musica-li,la clessidra,l'orologio,la conchiglia,le pipe, etc divenne-ro simboli della caducità e della vanità delle cose umane.

Harmen Steenwijck (1612–1656), "Vanitas" del 1640, Stedelijk Museum  “De Laken-hal”,  Leiden, Olanda meridionale.
Harmen Steenwijck (1612–1656), "Vanitas" del 1640, Stedelijk Museum “De Laken-hal”, Leiden, Olanda meridionale.

Nei secoli seguenti sono numerose le opere che ritraggo- no personaggi nell’atto di fumare e che utilizzano una serie di preziosi ed eleganti accessori, in particolare la pi- pa. Degas, Manet, Renoir, van Gogh, Cezanne, Picas- so, Dalì, Botero, Guttuso, ovvero i più illustri rappresen- tanti della pittura dei secoli XIX, XX, XXI, hanno tutti di- pinto personaggi che fumano. Si riteneva che il fumo di tabacco avesse un potere magico e fascinoso, capace di alleviare le sofferenze umane: l’anima è come amma- liata dalla avviluppante «rete mobile e cilestrina» delle spiraliformi esalazioni del tabacco «in fiamme». 

Nel 1857 il poeta Charles Baudelaire compose un sonetto dedicato alla sua amata pipa e lo in-serì all’interno della famosa raccolta "I Fiori del Male".

Nel sonetto è come se la pipa parlasse in prima persona ed esponesse il sentimento dell’autore. 

 

La pipa

 

"Sono la pipa di uno scrittore:
con questa faccia
S’Abissina o Cafra, si vede
che il padrone è un gran fumatore!

Se lui è pieno di dolore,
fumo come la capanna
dove si cucina
per il contadino che ritorna.

Come gli allaccio e cullo l’anima
nella rete azzurra e mobile
che sale dalla mia bocca di fuoco!

E che dittamo potente effondo
per affascinargli il cuore e guarirgli
lo spirito dalle fatiche!"

 

Hilaire German Edgar Degas (Parigi 1834–1917) è sta- to un pittore e scultore francese. La maggior parte delle sue opere possono essere attribuite al movimento dell' Impressionismo, nato in Francia negli anni sessanta del diciannovesimo secolo in reazione alla pittura accade- mica dell' epoca. Nell'opera "L’assenzio", olio su tela del 1875-1876, esposta al Musée d’Orsay, Parigi, Degas di-mostra tutto il suo amore verso gli scorci della vita quo-tidiana del tempo. Con "L’assenzio" ci introduce all’ inter-no del Café Nouvelles-Athènes, uno dei ritrovi più fre-quentati dagli impressionisti.Nel locale arredato in modo grossolano, viene rappresentata una donna esile, seduta ad un tavolo, in uno stato di grave avvilimento, con da-vanti un bicchierino di assenzio. Accanto è seduto un personaggio, corpulento e dall’aspetto trasandato, che non sembra interessato alla donna e fuma la sua pipa con lo sguardo perso nel vuoto; egli visi-bilmente sbronzo, anche lui solitario, ha davanti il suo boccale di vino.

Edgar Degas (1834–1917), "L’assenzio" (1875-1876); olio su tela (cm.92x cm.68), Pari-gi, Musée d’Orsay.
Edgar Degas (1834–1917), "L’assenzio" (1875-1876); olio su tela (cm.92x cm.68), Pari-gi, Musée d’Orsay.

Eduard Manet (1832–1883) realizzò numerose ope-re che raffigurano interni di osterie o di caffè, oppure le strade o le stazioni di Parigi,con personaggi della vita so- ciale della Parigi dell'800; sono personaggi che bevono, fumano, ascoltano musica, leggono, etc. Sono assai noti i quadri che trattano delle varie attività della borghesia, come i balli in maschera o le corse campestri. Nel qua- dro intitolato "Un buon boccale di birra", viene rappre-sentato un vecchio signore che seduto in un bar con-suma un boccale di birra e fuma la pipa. In pratica per Monet, in molte occasioni, il fumo della la pipa e il consu-mo di birra erano la fonte di ispirazione.

 Edouard Manet (1832–1883) : "Un buon boccale di birra," 1873, Museo d’Arte di Filadel-fia, USA.
Edouard Manet (1832–1883) : "Un buon boccale di birra," 1873, Museo d’Arte di Filadel-fia, USA.

In un altro quadro, Monet per ringraziare il suo a-mico scrittore Stephane Mallarmé per un articolo, in cui il poeta aveva lodato la sua pittura, consi-randolo come il maggiore esponente degli impres-sionisti, dipinse un suo ritratto. Il poeta viene raf-figurato in una posa molto naturale, mentre infi-la la mano sinistra nella tasca della giacca e con la mano destra sfoglia le pagine di un libro, tenen- nendo tra le dita indice e medio un sigaro acceso.

Edouard Manet (1832–1883)  , "Ritratto di Mallarmé con Sigaro", 1876. L'opera è con-servata al Musée d'Orsay di Parigi.
Edouard Manet (1832–1883) , "Ritratto di Mallarmé con Sigaro", 1876. L'opera è con-servata al Musée d'Orsay di Parigi.

Un altra opera sul tema fumo di tabacco di Edou- ard Manet è la"Donna Indiana che fuma"del 1862, che è esposta al Museo d’arte dell’ Università di Princeton, USA.  

Edouard Manet: "Donna Indiana che fuma" , 1862, Museo d’arte dell’Università di Prin-ceton, USA.
Edouard Manet: "Donna Indiana che fuma" , 1862, Museo d’arte dell’Università di Prin-ceton, USA.

Vincent Van Gogh (1853-1890), pittore olandese, ebbe una vita assai tormentata a causa di una malattia psichiatrica.E' noto che egli fosse un gran- de fumatore di pipa, al punto che spesso preferiva fu-mare piuttosto che dipingere e non solo ma i quadri più belli sembra che siano proprio quelli dipinti mentre fuma-va.

Vincent van Gogh, "Autoritratto", 1886, Amsterdam, Van Gogh Museum.
Vincent van Gogh, "Autoritratto", 1886, Amsterdam, Van Gogh Museum.

Durante il suo soggiono a Parigi e cioè agli inizi del 1887 dipinse l'0pera "Donna al Café Le Tambourin" che è con-servata al Van Gogh Museum di Amsterdam. Si dice che la donna raffigurata nell'opera fosse la modella italiana Agostina Segatori, proprietaria del Cafè Tambourin di Pa-rigi, con cui Van Gogh ebbe una breve relazione sen-timentale, finita purtroppo in modo tumultuoso. La signo-ra nell' opera viene rappresentata seduta da sola al ta-volo di un bistrot, con una sigaretta tra le dita e un boccale di birra davanti, a dimostrazione dell'avviato per-corso di emancipazione della donna. Contestualmente  la donna appare pensosa, malinconica, con lo sguardo fisso nel vuoto; queste sono tutte espressioni tipiche di quelle donne, che arrivate nella capitale francese con l' idea di ottenere facili successi, si trovavano fatalmente immerse nella prostituzione, nel tabagismo  e nell' alcool.

Vincent Van Gogh "Donna al Café Le Tambourin" è un'opera del 1887. È conservata al Van Gogh Museum di Amsterdam.
Vincent Van Gogh "Donna al Café Le Tambourin" è un'opera del 1887. È conservata al Van Gogh Museum di Amsterdam.

L'amore per il fumo e per la pipa era sempre pre-sente: il dipinto "La sedia gialla", Van Gogh lo de-scrisse come "una sedia di legno, con il sedile im-pagliato,tutta gialla su un pavimento con piastrel-le rosse e con una pipa e una borsa di tabacco".

Vincent Van Gogh,1888. "La sedia" Tecnica olio su tela dimensioni 90,5×72,5 cm. Ubi-cazione Van Gogh Museum, Amsterdam.
Vincent Van Gogh,1888. "La sedia" Tecnica olio su tela dimensioni 90,5×72,5 cm. Ubi-cazione Van Gogh Museum, Amsterdam.

Purtroppo la grave malattia mentale  non gli consentiva lunghi periodi di benessere;in uno di questi periodi e pre-cisamente alcune settimane dopo essere stato ricoverato in ospedale, fu in grado di dipingere il suo famoso "Auto-ritratto con orecchio bendato e pipa" che lo ritrae in un atteggiamento insolitamente tranquillo e sereno.

La storia dell'orecchio tagliato è controversa; infatti alcuni dicono che Van Gogh in preda ad un episido allucinato-rio, si tagliò la metà dell'orecchio sinistro, lo incartò e lo consegnò ad una prostituta del bordello che era fre-quentato da Van Gogh e da Paul Gauguin.Altri storici co-me Hans Kaufmann e Rita Wildegans di Amburgo, so-stengono nel libro "L'orecchio di Van Gogh e il patto del silenzio" che fu Paul Gaughin a mutilare Van Gogh dopo un furibondo litigio.

Vincent Van Gogh: "Autoritratto con orecchio bendato e pipa", 1889,  Courtauld Gallery, Covent Garden, Londra, Gran Bretagna.
Vincent Van Gogh: "Autoritratto con orecchio bendato e pipa", 1889, Courtauld Gallery, Covent Garden, Londra, Gran Bretagna.

Al periodo, in cui prevaleva l’incanto del fumatore sereno e tranquillo, subentrava il periodo del disincanto, in cui i miti si infrangevano, in particolare quando la malattia lo ricollocava nella triste realtà di tutti i giorni. L'opera "Teschio con sigaretta accesa" fu eseguita da Van Gogh in uno di questi periodi, quando la salute era più fragile a causa non solo per i problemi di salute mentale ma anche di tanti altri problemi fisici come i problemi gastrici e odontoiatrici. L'opera mostra un teschio, che è il sim-bolo universale della morte e riflette le sue preoccu-pazioni circa il suo stato di salute e la consapevolezza dello scorrere del tempo e della fugacità della vita.

Vincent Van Gogh: "Teschio con sigaretta accesa", 1885, Rijksmuseum Museum, Am-sterdam.
Vincent Van Gogh: "Teschio con sigaretta accesa", 1885, Rijksmuseum Museum, Am-sterdam.

Paul Cézanne (1839-1906), pittore francese di ori- gine italiana è un altro famoso pittore che si è ci- mentato nelle rappresentazioni pittoriche dei fumatori. Tra il 1890 e il 1892 eseguì una decina di studi prepa- ratori sui fumatori. Si dice che uno di questi dipinti è stato venduto nel 2012 per circa 20 milioni di dollari. In queste opere compaiono figure singole, che usualmente sono di sesso maschile e che fumano la pipa, come nell' esem-pio dell'opera "Il fumatore" sottoesposta. Il soggetto vie-ne dipinto assorto mentre fuma la pipa appoggiando la sua testa sulla mano destra. Si tratta di un contadino, pro-babilmente di un lavoratore della tenuta Jas de Bouffan di proprietà della famiglia Cézanne, il quale accettò di posare per il pittore dietro un certo compenso. Lo stesso soggetto posò per il pittore per almeno altre 3 te-

le.

Paul Cézanne (1839-1906): "Il fumatore", 1890-1892 circa, olio su tela, Ermitage, San Pietroburgo, Russia. Fotografia di Gennarino Borrello.
Paul Cézanne (1839-1906): "Il fumatore", 1890-1892 circa, olio su tela, Ermitage, San Pietroburgo, Russia. Fotografia di Gennarino Borrello.

Nel 1896, Cézanne presentò le versioni dei giocatori di carte e furono immediatamente etichettate come veri ca-polavori. Nella figura sottostante  viene mostrata una di queste tele. "I giocatori di carte" è un dipinto a olio su tela (47x56 cm) realizzato da Paul Cézanne fra il 1890 e il 1895. Sul medesimo tema del gioco delle carte, Cé-zanne dipinse 5 differenti versioni. Nell'opera sono rap-presentati 2 uomini in un'osteria di paese che stanno gio-cando a carte. Uno dei due giocatori, Il giocatore di si-nistra indossa un cappello a cilindro e mentre è intento a osservare le sue carte, fuma la pipa. L'altro giocatore vestito in modo più informale ha un aspetto somatico tipico del perdente. La solitudine dei personaggi e il loro ostentato silenzio, fanno pensare più alla lotta di tutti i giorni che al gioco inteso come svago dopo l’attività lavorativa. In altri termini la partita che oppone i 2 giocatori potrebbe stare a significare la lotta che il pittore dovette ingaggiare contro suo padre per giungere al riconoscimento della sua pittura.

Paul Cézanne (1839-1906). "I giocatori di carte", Parigi, Museo d’Orsay, 1894.; Barnes Foundation, Philadelphia; Metropolitan Museum of Art, New York; Courtauld Institute of Art, Londra; collezione privata.
Paul Cézanne (1839-1906). "I giocatori di carte", Parigi, Museo d’Orsay, 1894.; Barnes Foundation, Philadelphia; Metropolitan Museum of Art, New York; Courtauld Institute of Art, Londra; collezione privata.

Sul tavolo di legno, al centro dell'opera campeggia una bottiglia di vino, tappata con un tappo si sughero. E' pro-babile che i personaggi raffigurati fossero conosciuti da Cézanne, o addirittura  che fossero al servizio del padre, in quanto era solito frequentare la casa di campagna del genitore, dove poteva osservare scene come questa.

Pablo Ruiz y Picasso (Málaga,1881-Mougins, 1973) è stato pittore, scultore, litografo e ceramista spagnolo di fama mondiale; egli viene considerato uno dei prota-gonisti più noti della pittura del XX secolo. Riguardo al fu-mo di tabacco Pablo Picasso non solo fumava, ma affer-mava che "Fumo e pittura sono tutt'uno". Già all'età di  20 anni, cioè nel 1901 dipinse l'opera “Donna con sigaretta”, che raffigura una donna sola, dallo sguardo triste e malinconico con una sigaretta ancora spenta in mano. La donna è raffigurata in un atteggiamento psi-cologico come se aspettasse qualcuno o qualcosa op-pure come se fosse ormai rassegnata. Quest' opera fu dipinta durante il cosiddetto periodo blu, periodo in cui Picasso si concentrò nella produzione di opere nelle quali a prevalere erano i toni del blu.

 

Pablo Picasso:  “Donna con sigaretta”, nel 1901.
Pablo Picasso: “Donna con sigaretta”, nel 1901.

In queste opere del periodo Blu, Picasso rinunciò dunque alla policromia per esprimere l'angoscia e la tristezza senza speranza di alcuni personaggi come i mendicanti, i girovaghi, cioè tutti gli emarginati della società.

Il periodo blu va dal 1901 al 1904 e si caratterizza, come su accennato, per l'utilizzo dei colori blu e turchese,colori freddi e impersonali e per la rappresentazione di soggetti appartenenti alle categorie più deboli della società.Picas-so attribuisce al blu una dimensione sacra. Il suo guarda-re in faccia la sofferenza, la miseria, e la morte è subli-mato dal blu. Colore nello stesso tempo bello e crudele.

 

Nel 1903 realizza il Ritratto di Benet Soler. Il soggetto ritratto è Benet Soler uno degli amici barcellonesi del pit-tore. L'atmosfera della tela è cupa e il protagonista pre-senta un'espressione assente e malinconica, mentre fu-ma una lunga pipa. Questa opera realizzata con olio su tela, misura cm 100 x 70.

Pablo Picasso(1881-1973)."Ritratto di Benet Soler".L'opera misura cm 100x70.È conser-vata al Museo dell'Ermitage di San Pietroburg, Russia. Fotografia di Gennarino Borrello.
Pablo Picasso(1881-1973)."Ritratto di Benet Soler".L'opera misura cm 100x70.È conser-vata al Museo dell'Ermitage di San Pietroburg, Russia. Fotografia di Gennarino Borrello.

Questo periodo rappresenta un momento di passaggio verso il periodo rosa, nel quale Picasso smise di usare il blu e adotta il colore rosa in tutte le sue sfumature dalle più tenue e alle più intense, così da aggiungere all' ele-ganza del disegno un' atmosfera ingenua,quasi infantile.

Nel 1905 Pablo Picasso dipinse "Il Ragazzo con la pipa". E' un olio su tela che fa parte di una collezione privata di un collezionista parigino. La tela ritrae un ragazzo, cono-sciuto come il Petit Louis e che frequentava lo studio del pittore, durante il suo soggiorno parigino.

Pablo Picasso, nel 1905 dipinse "Il Ragazzo con la pipa". Olio su tela, 99,7x81,3 cm. Collezione privata (Parigi).
Pablo Picasso, nel 1905 dipinse "Il Ragazzo con la pipa". Olio su tela, 99,7x81,3 cm. Collezione privata (Parigi).

Nell'opera ai toni grigi della pelle del ragazzo,che fanno pensare ad un soggetto malaticcio, fa contrasto, in modo evidente, il colore rosa della corona di rose e il colore az-zurro del vestito.

 

Dopo questi periodi pittorici, Picasso mette in discus- sione i concetti tradizionali dell’arte pittorica e passa al cubismo. Con il cubismo rinuncia alla rappresentazione figurativa classica e afferma un nuovo modo di percepire la realtà. Con questa nuova tecnica nel 1914, Picasso, a proposito di fumo di tabacco, dipinse "Il fumatore" che è un tipico esempio di “collage cubista”, cioè una pittura realizzata con zone dipinte e con un collage di pezzi di carta, di stoffa, etc. In quest'opera i colori sono abbinati e i toni dei colori sono bene intonati al tabacco e alla figura rappresentata, la quale in sintesi non appare come una figura umana. Anche  la pipa e il pacchetto di tabacco in questi dipinti sono rappresentati da forme geometriche. Nel 1968 Picasso dipinse il "Cavaliere con Pipa" con una tecnica che richiama ancora una volta quella cubista. Il "Cavaliere con pipa" è stato acquistato ad un'asta di Sotheby's per 30,9 milioni di dollari partendo da una base d'asta di 18 milioni.

Pablo Picasso "Cavaliere con pipa", 1968.
Pablo Picasso "Cavaliere con pipa", 1968.

La fase cubista di Picasso durò circa 10 anni e cioè fino al 1917, quando vi fu una totale inversione di tendenza del suo stile, in quanto abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Il suo ritorno all'arte figuratività classica precedette di alcuni anni un simile fenomeno che si diffuse in tutta Europa, dopo la metà del 1920, segnando così la fine di tutti i movimenti e le correnti di sperimentazione di forme innovative sia nell'ambito pittorico, che letterario e musicale, cioè arti-stico in genere.

 

Salvador Dalì (1904-1989), pittore del surreale e del mondo onirico, nato a Figueras (Spagna)  nel 1904, ap- pena adolescente espose alcuni dipinti presso il teatro municipale della sua cittadina, riscuotendo un significa- tivo apprezzamento dalla critica. Nel 1921 si iscrisse all' Accademia di belle arti di San Fernando a Madrid, dove fece amicizia con il regista Luis Buñuel e con il poeta Federico Garcìa Lorca. L'anno seguente soggiornò a Pa-rigi, dove incontrò Pablo Picasso. La sua prima opera pit-torica è intrisa di influenze futuriste, cubiste e soprattutto dell'opera di Giorgio De Chirico. Negli anni seguenti il suo sodalizio artistico e intellettuale con Garcia Lorca e Luis Buñuel produsse alcuni lavori scenografici teatrali e cinematografici, come i 2 celebri film "Un chien andalou" e "L'âge d'or".

Nell'opera pittorica sottostante, "autoritratto" del 1921, o-pera giovanile, se si considera che aveva appena 17 an-ni, comincia a delinearsi quella miscela proporzionata ed equilibrata di genialità e delirio, che caratterizza tutto il suo percorso artistico.  

Salvador Dali: Autoritratto, 1921 Fondazione salvador dali, Figueras, Spagna.
Salvador Dali: Autoritratto, 1921 Fondazione salvador dali, Figueras, Spagna.

Augusto Renoir nacque nel 1841, trasferitosi  con tutta la famiglia a Parigi inizialmente studiò pittura su porcel-lana, successivamente frequentò la scuola di Charles Gleyre, dove fece la conoscenza di Bazille, Sisley, Pissa-ro e Monet. Le sue opere sono uno specchio della vita bohemien di fine Ottocento, pervasa dalla gioia di vivere, dalla povertà e per l'amore per l’arte. Per “bohemien” si intende uno stile di vita anticonformista che fu adottato da molti pittori, scrittori e musicisti europei della fine dell' Ottocento e che vivevano nei quartieri poveri delle capitali europei, rifiutando i valori imposti dai loro con-temporanei. La passione per l’arte si affiancava con la promiscuità sessuale, con l’abuso di alcool e droghe. L’opera lirica "La bohème" di Giacomo Puccini ha reso popolare questo movimento artistico. 

Con Monet, che aveva conosciuto  nell'atelier del mae-stro Gleyre, stabilì un rapporto di fraterna amicizia. Que-sta amicizia fu di fondamentale importanza per la sua crescita umana e artistica. Spesso lavoravano assieme, seduti fianco a fianco per dipingere lo stesso soggetto, realizzando così opere quasi identiche ma che differiva-no per lo stile pittorico e per l'interpretazione.

Uno dei luoghi più amati da Renoir e da Monet era Ar-genteuil, ridente cittadina posta sulla riva destra della Senna. Presso questa località, legata alla poetica im-pressionista, Renoir si recò numerose volte e la tela "Monet che legge" risale proprio ad uno di questi sog-giorni. Con questo ritratto, Renoir ci mostra un momento di serenità, trascorso assieme a Monet, che ritrae mentre legge un giornale e fuma serenamente la sua pipa. Giovanna Rocchi così commenta questa opera: "Nono-stante l'apparente rapidità della pennellata, Renoir si sof-ferma a descrivere attentamente alcuni particolari, come la barba rossastra dell'amico e la pipa fumante, vivaciz-zando i colori scuri dei vestiti e dello sfondo con tocchi e filamenti di giallo e di rosso nella pipa e nel bracciolo del-la sedia.L'illuminazione dell'interno e della scena accen-tua il viso e la mano del personaggio ritratto, avvicinan-dolo drammaticamente all'osservatore, con una messa a fuoco molto ravvicinata".

"Monet che legge" Autore  Pierre-Auguste Renoir, 1868. Olio su tela, 61×50 cm. Musée Marmottan Monet, Parigi.
"Monet che legge" Autore Pierre-Auguste Renoir, 1868. Olio su tela, 61×50 cm. Musée Marmottan Monet, Parigi.

Nel 1883 cominciò a sviluppare uno stile più libero e più personale.Nel 1903 a causa dell'artrite, per ragioni clima-tiche si stabili' nel Sud della Francia. Ciononostante la malattia lo costrinse alla immobilità, per cui finì su una sedia a rotelle, che però non gli impedì di  continuare a dipingere mediante l'utilizzo di pennelli dai lunghi ma-nici. Renoir amava dipingere usando colori vivaci che danno al dipinto un senso di allegria. Cercava con le sue opere di diffondere la gioia di vivere, dipingendo in parti-colare frutti, giardini, fiori, donne, bambini,etcI personag-gi ritratti nelle sue opere risaltano sullo sfondo ma al tempo stesso sono fusi ad esso, in altri termini le ombre sono realizzate creando una tonalità soltanto più scura rispetto di quella del soggetto. Nell' "Uomo sulle scale" osserviamo una figura di un uomo elegante, che scende le scale mentre sereno e spensierato fuma una sigaretta e si lascia avvolgere nel fumo da essa prodotto.

Augusto Renoir (1841-1919) "Uomo sulle scale",Olio su tela.Museo Ermitage,San Pietro-burgo, Russia.  Fotografia di Gennarino Borrello.
Augusto Renoir (1841-1919) "Uomo sulle scale",Olio su tela.Museo Ermitage,San Pietro-burgo, Russia. Fotografia di Gennarino Borrello.

Lucian Freud, pittore tedesco naturalizzato inglese, ni- pote del famoso  psicoanalista austriaco Sigmund Freud, nacque nel 1922 a Berlino (Germania) e morì a Londra nel 2011E' ritenuto uno dei più grandi ritrattisti fi-gurativi della seconda seconda metà del secolo scorso. volti dei suoi personaggi sono ritratti con un realismo neo-espressionista. Nelle sue tele ritraeva, con un'attenzione quasi maniacale, i corpi nudi delle sue tan- te modelle. Riguardo alle rappresentazioni sul fumo, di- pinse"L'uomo in Fumo",in cui rappresenta un personag-gio che fuma la pipa.

Nel ritratto del 1950 dal titolo "Ragazzo che fu- ma", Lucian Freud raffigura un giovane che fuma una sigaretta.

Lucian Freud (1922-2011): " Ragazzo che fuma", 1950-1951.
Lucian Freud (1922-2011): " Ragazzo che fuma", 1950-1951.

Un altro esempio è l'uomo che fuma del 1987. Nell'opera è raffigurato un vecchio signore che fu- ma la pipa.  

Lucian Freud (1922-2011): "Ritratto di uomo che fuma", 1987, collezione privata.
Lucian Freud (1922-2011): "Ritratto di uomo che fuma", 1987, collezione privata.

Fernando Botero Angulo, nato a  Medellín nel 1932, è un noto pittore e scultore colombiano. A 16 anni già di- segna le illustrazioni per i supplementi del giornale più importante della sua città natale, "El Colombiano". Nel 1948 espose per la prima volta a Medellín e nel 1951 la prima "personale" a Bogotá. Secondo Botero l'arte deve dare all'uomo momenti di felicità, deve essere un rifugio di esistenza straordinaria, parallela a quella quotidiana. Caratteristica della sua pittura è l'insolita rotondità dei su-oi personaggi,che acquistano forme insolite, quasi irreali.

Poichè le rappresentazioni pittoriche sul fumo di tabacco sono presenti in ogni corrente pittorica  dall’Impressio- nismo fino ai giorni nostri, anche Botero ha ritratto sia soggetti maschili che femminili nell' atto di fumare. Alcuni esempi di opere che ritraggono fumatori di sesso fem- minile sono "La Colombiana" e "La Spagnola". L'opera "La Spagnola", sotto rappresentata, fu eseguita nel 1986 e mostra una giovane donna che fuma una sigaretta.

Fernando Botero (1932): "La spagnola", 1986.
Fernando Botero (1932): "La spagnola", 1986.

Un altro esempio di opera pittorica sul tema fumo tabacco, eseguito da Botero, è "L'uomo che fuma" del 1999.

Ferdinando Botero "L'uomo che fuma" del 1999.
Ferdinando Botero "L'uomo che fuma" del 1999.

Aldo Renato Guttuso (Bagheria 1911-Roma 1987), pit- tore italiano; è stato un protagonista della pittura neorea- lista italiana. Con un tratto deciso e con un forte cromati- smo descrisse personaggi segnati dalla fatica, ma che esprimevano una orgogliosa dignità.

Il motivo del fumo  di sigaretta ha accompagnato tutta la vita artistica di Renato Guttuso; a proposito sono assai noti gli autoritratti e la serie dei fumatori. L’atto di fuma- re, che Guttuso dipinge con colori accesi e forti, sembra che rappresenti per Lui una valvola di sfogo per con- trastare tutto lo stress della vita quotidiana.

"Autoritratto", 1975, olio su tela di Renato Guttuso (1911-1987).
"Autoritratto", 1975, olio su tela di Renato Guttuso (1911-1987).

 

Alejandro Pereyra, nato a San Isidro, Buenos Aires nel 1970, ha sviluppato negli ultimi anni la sua passione per la tecnica del papier collé, cioè la tecnica del collage che prevede l’accostamento di pezzi di carta ricavati da quo- tidiani, periodici o manifesti pubblicitari di tutto il mondo. In sintesi è un pittore che dipinge, adottando la tecnica dei cubisti, come Pablo Picasso, Georges Braque, Juan Gris e Mimmo Rotella, i quali utilizzavano pezzi di carta di varia provenienza e li incollavano con perizia sulla te- la. Pereira realizza i volti di personaggi noti come Marylin Monroe, Sofia Loren, Pasolini, Mastroianni, Che Gue- vara, Julio Cortázar, Totò, Massimo Troisi, Grucho Marx, unicamente mediante l'accostamento con sapiente accu- ratezza di pezzi di carta di giornale, carta da parati, etc, che venivano incollati sul disegno fatto a carboncino e/o a pastello. Nell'esempio dell'opera sottostante, realizza-ta con la tecnica del collage, viene rappresentato Grucho Marx, attore comico e scrittore statunitense, con il suo amato ed enorme sigaro che utilizzava, oltre che nella vita privata, quasi come strumento di scena.

Alejandro Pereira, pittore argentino. L'opera "Groucho Marx"  è esposta presso "L'osteria dei sassi " di Matera. Fotografia dell'architetto Pasquale Truglia.
Alejandro Pereira, pittore argentino. L'opera "Groucho Marx" è esposta presso "L'osteria dei sassi " di Matera. Fotografia dell'architetto Pasquale Truglia.

CONCLUSIONI 

 

L’arte pittorica comincia ad interessarsi al fumo di ta-bacco dopo la scoperta dell’America avvenuta nel 1492, quando iniziò, seppur tra alterne vicende, la sua inarre-stabile diffusione nella società europea. Le prime opere pittoriche che ritraggono i fumatori risalgono dunque alla fine del '500 e sono in gran parte provenienti nell’area dei Paesi Bassi come Hals, Brouwer, Teniers, Von Ostade, Jordaens, Bailly, Hendriks, Quinkhard, Van Gogh, etc. Le immagini dei fumatori risalenti a quel periodo ritraevano contadini intenti alle loro occupazioni quotidiane oppure durante le feste contadine, a volte visibilmente ubriachi. Il binomio fumo-miseria divenne il tema dominante in tutte le opere eseguite in quell'epoca. Al contrario a quei tempi nei paesi di cultura cattolica l'iconografia predo-minante era quella religiosa e mitologica. 

Nel corso del Seicento si affermò anche l’idea che lega il fumo alla caducità ed allo scorrere del tempo,tanto che la pipa inizia ad entrare come simbologia nelle nature mor-te aventi come tema pittorico la vanitas. Una delle ope-re re più celebri legate a questo tema, è la "Vani-tas" del 1640 del pitttore Stedelijk (1612-1656); nell' opera compaiono la candela spenta, il teschio, la conchiglia, etc oltre alle lunghe pipe bianche come sim-bolo della caducità delle cose umane.

Nel XIX, XX e XXI secolo il fumo di tabacco di-viene un'abitudine assai gradita anche dagli ar-tisti. Fumare, lo si legge nel sonetto del poeta e critico francese Charles Baudelaire (1821-1867) dedicato alla pipa, "ha il potere incantatorio e fascinoso di alleviare il dolore: l’anima è come ammaliata dalla avviluppante «rete mobile e cilestrina» delle spiraliformi esalazioni del tabacco «in fiamme».

Degas, Manet, Renoir, van Gogh, Cezanne, Picas- so, Freud, Dalì, Botero, Guttuso, Pereyra ed altri, cioè i più illustri rappresentanti della pittura dei secoli XIX, XX e XXI hanno tutti rappresentato i fumatori, con pipa, con sigaro e infine con la siga-retta.

 

Lungi dal credere di essere stato esaustivo, per u- na più approfondita conoscenza sull'argomento ri- mandiamo alla consultazione di pubblicazioni co- me ad esempio il testo "TABACCO E FUMO NEL- LA PITTURA" di Luigi SALERNO.

Fortunatamente la legislazione Europea e Italiana, riguardo al fumo di tabacco, han- no emanato leggi assai importanti che ri- guardano vari temi.

 

Riguardo alle case automobilistiche, esse sono state costrette ad evitare le scritte sulle vetture delle marche delle aziende leader nella produzione di tabacco.

Mentre con riferimento al cosiddetto product placement nei film, il Consiglio di Stato si è pronunciato più volte per sanzionarne la diffusione,riguardo alle competizioni spor-tive è dovuto intervenire il parlamento europeo,il quale ha finalmente vietato,a partire dal 31 luglio 2005,le spon-sorizzazioni di manifestazioni pubbliche, gare sportive, concerti a diffusione internazionale (direttiva 2003/33/-CE).Questa normativa ha consentito,a partire dal 2005, di impedire l’uso del marchio di prodotti del tabacco du-rante i Gran Premi di Formula 1 d’Italia e di San Marino e i Moto GP.

Anche nel cinema le cose sono cambiate. Da qualche anno Hollywood ha messo al bando il fumo di tabacco. In pratica i dati del Centers for disease control and pre- vention riguardo al periodo che va dal 2005 al 2010 han- no mostrato un fortissimo calo delle scene in cui si fuma e non solo nei film per famiglie; la presenza del fumo si è ridotta del 72% Addirittura 3 case cinematografiche e cioè la Time Warner, la Comcast e la Disney le hanno ridotte del 96%.

È di grande valore divulgativo, il testamento del grande attore americano Yul Brynner, lasciato al mondo intero dopo la sua morte avvenuta nel 1985. Solo pochi giorni dopo il suo decesso, fu divulgato un personale annuncio televisivo effettuato in USA e poi riprodotto anche in molti altri paesi del mondo, come un messaggio dall'oltre- tomba in esso Egli guardando direttamente nella fotoca- mera per 30 secondi, affermava: “Ora che non ci sono più, ti dico: Non fumare, fai ciò che vuoi, solo non fumare”.

Prima di abbandonare per sempre il suo pubblico,Yul Brynner, che fumava 80 sigarette al giorno, registrò una violenta invettiva contro il   fumo, causa del suo cancro,che andò  in onda per sua volontà postumo, come spot contro le compagnie di tabacco.
Prima di abbandonare per sempre il suo pubblico,Yul Brynner, che fumava 80 sigarette al giorno, registrò una violenta invettiva contro il fumo, causa del suo cancro,che andò in onda per sua volontà postumo, come spot contro le compagnie di tabacco.

 

Legislazione Italiana riguardo al fumo

 

di tabacco:

Prima di abbandonare per sempre il suo pubblico,Yul Brynner, che fumava 80 sigarette al giorno, registrò una violenta invettiva contro il fumo, causa del suo cancro,che andò in onda per sua volontà postumo, come spot contro le compagnie di tabacco.

 

Riguardo alla pubblicità:

-Legge n. 165 del 1962 - Divieto della propaganda pubblici- taria dei prodotti da fumo.

-Legge n. 52 del 22 febbraio 1983 - Aggiornamento delle san- zioni.

-D.M. n. 425/1991 - Divieto di pubblicità televisiva, diretta e indiretta.

-Decreto Lgs n. 581/1993 - Divieto di sponsorizzazione di programmi radiotelevisivi e offerte al pubblico.

-Decreto Lgs. n. 300/2004 - Regolamentazione pubblicità e sponsorizzazione a carattere transfontaliero.

 

Riguardo al fumo passivo:

-Legge n. 584 del 1975 - Divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico.

-Decreto Lgs n. 626/1994 - Limitazione dell’ esposizione del lavoratore.

-Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14/12/1995 - Divieto di fumo in determinati locali della pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici.

-Legge n. 3 del 2003 - Divieto di fumo a tutti i locali chiusi, ad eccezione dei locali riservati ai fumatori e degli ambiti stret- tamente privati.

-Decreto legge n. 104 del 2013 - Estensione del divieto di fumo all’ esterno delle scuole, purché di pertinenza delle stesse.

Riguardo alla composizione e etichettatura:

-Legge n. 428 del 1990 - Disposizioni tecniche per l’etichetta-tura.

-Legge n. 142 del 1992 - Disposizioni sul limite di contenuto in catrame delle sigarette.

-D.Lgs.n.184 del 2003-Nuove norme su etichettature e com- posizione sui prodotti del tabacco.

Riguardo alla vendita ai minori:

-Regio Decreto 2136 del 1934 - Divieto di vendita e sommi- nistrazione di tabacco ai minori di 16 anni.

-Decreto legge n. 158 del 2012 - Divieto di vendita dei prodotti del tabacco innalzato da 16 a 18 anni.

-decreto legge del 2 febbraio 2016, l’articolo 51 della legge numero 3 del 16 gennaio 2003 è stato modificato e non solo istituisce il divieto di fumare  nei luoghi pubblici chiusi, ma lo estende anche agli autoveicoli in sosta o in movimento quando si è in presenza di minorenni o di donne in stato di gravidanza.

Il divieto, che invece non si applica ai ciclomotori e ai moto-veicoli anche se con carrozzeria chiusa, prevede una san-zione pecuniaria che di norma è compresa tra 27,50 euro e 275 euro. Il valore della multa raddoppia nel caso in cui il mi-norenne a bordo abbia meno di 12 anni o se la donna è in “evidente stato di gravidanza”.

 

Riguardo alle sigarette elettroniche:

-Circolare del Ministero della Salute del 9 marzo 2010 sulle sigarette elettroniche.

 

Etichettatura delle sigarette elettroniche:

-Ordinanza del Ministero della Salute del 4 agosto 2011- Divieto di vendita di sigarette elettroniche contenenti nicotina ai minori di 16 anni.

-Ordinanza del Ministero della Salute del 2 aprile 2013- Divieto di vendita delle sigarette elettroniche con presenza di nicotina innalzato da 16 a 18 anni.

-Decreto legge n. 76 del 2013 - Le sigarette elettroniche sono equiparate ai prodotti del tabacco rispetto a tassazione, pubblicità, vendita nelle tabaccherie, tutela della salute dei non fumatori.

-Decreto legge n. 104 del 2013 - Divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle scuole ma è consentita la pubblicità con dei limiti al fine di tutelare i minorenni.

-Legge n. 128 del 2013 – Cancellazione del divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici. Il divieto rimane nelle scuole, comprendo le aree all’aperto di pertinenza degli istituti. 

 

Accendersi una sigaretta sul posto di lavoro potrebbe legittimarne il licenziamento, specie se mettono a repen-taglio la salute dei colleghi. E' quanto è stato evidenziato dalla sentenza numero 23862/2016 del 23 novembre 2016, con la quale la Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che si era opposto alla sentenza con la quale la Corte d' Appello di Ancona aveva confermato la legittimità del licenziamento disciplinare che gli era stato notificato per aver fumato in un ambiente di lavoro nel quale erano presenti materiali infiammabili.

 

 

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Come è arrivato il tabacco in Europa

 

E' ormai a tutti noto che, a scoprire e portare in Europa il tabacco, siano stati Cristoforo Colombo* e i suoi marinai. Ma probabilmente anche prima di Colombo era praticata l'abitudine al fumo, anche se non si sa cosa fumassero. 

Cristoforo Colombo ritratto del pittore Se-bastiano del Piombo (1485-1547), museo Me-tropolitan di NY.
Cristoforo Colombo ritratto del pittore Se-bastiano del Piombo (1485-1547), museo Me-tropolitan di NY.

Negli affreschi dell'antica Pompei sono raffigurati soggetti che fumano; inoltre sono state ritrovate rappresentazioni grafiche di pipe di varia foggia, in alcuni scavi archeolo-gici effettuati in Europa e in Asia.

 

Il Re di Spagna Ferdinando V e la regina Isabella sponsorizzarono l'impresa di Cristoforo Colombo.

 

Per preparare il viaggio attraverso l'Atlantico, Cristoforo  Colombo si avvalse del sostegno economico del Re di Spagna Ferdinando V e della regina Isabella, i quali  fu- rono i soli regnanti europei ad accettare di finanziare la sua spedizione.La fiducia che Colombo seppe ispirare in particolare nella regina, premiò la sua ostinazione. Fir-mato il contratto, Colombo raggiunse Palos de la Frontera in Spagna, dove fu messo in contatto con un marittimo esperto Martín Alonso Pinzón; a lui Colombo affidò l'incarico di arruolare gli equipaggi delle 3 ca- ravelle. Al comando della nave ammiraglia la "Santa Maria" di 150-200 tonnellate di stazza e con 39 uomini di equipaggio, si pose Cristoforo Colombo in persona, al comando della caravella, la "Pinta" si pose Martín Alonso Pinzón, mentre ad un suo fratello, Vicente Yáñez Pinzón venne affidato il comando della "Niňa".

Poco prima dell'alba di venerdì 3 agosto del 1492, Colombo ordinò ai suoi uomini di salpare. Le 3 navi trasportavano circa 90 uomini e nessun soldato. Ogni imbarcazione,aveva a bordo un me-dico-chirurgo.

La flotta si diresse verso le Canarie e dopo una sosta di quasi un mese alle Canarie, sotto la spinta dei venti alisei partì verso il mare ignoto ad occidente. Dai docu- menti di viaggio, sembra che i marinai, durante la navigazione, si lamentassero delle precarie condi- zioni igieniche. Il cibo comprendeva: 3 mestoli di vino rosso al mattino e 3 alla sera, cioè oltre un litro al giorno; gallette, in razione doppia la do- menica; martedì, giovedì e domenica si mangiava carne essiccata; lunedì, mercoledì, venerdì e sa- bato zuppa calda di ceci, fave, lenticchie, con olio, aceto, cipolle e molto aglio in funzione antiscor- buto; per cena formaggio, lardo, pesce salato, con rucola, senape e aglio; domenica venivano serviti uva passa, mandorle, fichi secchi e miele. 

Una replica della Santa María, nei pressi di Palos de la Frontera (Spagna); la Santa Ma- ria  era la più grande delle 3 navi utilizzate da Colombo nel suo primo viaggio attraverso l' Atlantico.
Una replica della Santa María, nei pressi di Palos de la Frontera (Spagna); la Santa Ma- ria era la più grande delle 3 navi utilizzate da Colombo nel suo primo viaggio attraverso l' Atlantico.

Dopo 79 giorni di navigazione e cioè il 12 otto- bre 1492 Cristoforo Colombo e suoi i marinai ap- prodarono nella piccola isola di San Salvador nelle Bahamas, nome imposto da Cristoforo Co- lombo e che i nativi chiamavano col nome di Guanahani. 

La rotta di Cristoforo Colombo: andata e ritorno.
La rotta di Cristoforo Colombo: andata e ritorno.

L'isola di San Salvador fu la prima terra americana ad essere toccata dalla spedizione di Colombo. Essa dista in linea d'aria dalla Florida, cioè dalle coste del Nord America, circa 320 miglia e circa 3.500 miglia dal luogo di partenza (Palos de la Frontera).

San Salvador nelle Bahamas.   Una croce bianca a ricordo dello sbarco di Cristoforo Co- lombo è stata eretta il giorno di Natale del 1956.
San Salvador nelle Bahamas. Una croce bianca a ricordo dello sbarco di Cristoforo Co- lombo è stata eretta il giorno di Natale del 1956.

A San Salvador per ricordare il punto,dove avven- ne lo sbarco di Cristoforo Colombo,nel 1956 è sta-ta eretta una croce bianca.

 Dióscoro Puebla, 1862.
Dióscoro Puebla, 1862.

Approdati sull' isola Colombo e la sua ciurma furono accolti con gentilezza dai nativi dell' isola. Nella sua relazione, sottolinea lo spirito pacifico dei suoi ospiti:"Gli abitanti mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e pau- rosi. Del resto, quando si vedono sicuri, de- posto ogni timore, sono molto semplici, di buona fede e generosi riguardo a tutto quel- lo che posseggono".

Gli indigeni offrirono a Cristoforo Colombo  le foglie secche di tabacco che emanavano u-na particolare fragranza.
Gli indigeni offrirono a Cristoforo Colombo le foglie secche di tabacco che emanavano u-na particolare fragranza.

Gli indigeni come omaggio offrirono a Cristoforo Colombo e ai suoi marinai, le foglie secche di tabacco che ema- navano un particolare aroma. Colombo osservò inoltre che gli indios sia maschi, che femmine  tenevano in mano una specie di involucro acceso ad una e-stremità, fatto di foglie di palma o di mais, dopo aver messo all'interno del tabacco e aspiravano il fumo dall’ estremità opposta.

Il tabacco era la pianta magica dei rituali sciamanici.
Il tabacco era la pianta magica dei rituali sciamanici.

Dalle popolazioni native, il tabacco era inizialmente fu-mato in pipe tagliate in una pietra speciale. 

Uno dei marinai, Rodrigo de Jerez prese l'abitudine a fumare il tabacco e tornato in Europa introdusse quest'usanza nella sua città natale Ayamonte in Spagna. Quando fumava, il fumo che lo circonda-va, spaventava gli astanti per cui l'inquisizione spa-gnola, ritenendo questa abitudine "peccaminosa e infer-nale",mise in prigione il marinaio per 7 anni, ma cionono- stante l'abitudine al fumo ormai aveva preso la strada del non ritorno. 

 

Rientro in Europa

 

Il 16 gennaio 1493 Colombo decise di ritornare in Europa; intanto la Santa Maria essendosi inca- gliata tra gli scogli non potè essere recuperata, per cui si dovette abbandonare il relitto. Per que- sto motivo fu costretto a lasciare a terra 39 uomini dell'equipaggio e  con i resti della "Santa Maria", fece costruire un forte,che fu chiamato "a Navidad" (Il Natale). Salì al comando della cara-vella "La Niña"e prese il largo  portando con sè 6 indios, alcuni animali esotici ed oggetti preziosi con l'intento di omaggiare i regnanti di Spagna. Mentre erano in navigazione verso l'Europa avvi-starono "La Pinta" al cui comando vi era Martin Alonzo Pinzón, il quale disse che aveva perso l'o-rientamento e che non aveva avuto nessuna in-tenzione di separarsi dalla flotta. In realtà Pinzón, avendo saputo dagli indigeni dell'esistenza di im-mense ricchezze nell'isola di Babeque, dopo alcu-ni tentativi fatti insieme a Colombo per trovare quest' isola, aveva deciso di proseguire le ricerche da solo e senza autorizzazione. Comunque ricom-posta la flottiglia, la navigazione fino al 12 feb-braio procedette tranquilla, quando furono inve-stiti da una terribile tempesta che durò 3 giorni; la tempesta lo costrinse ad attraccare alle Azzor-re, sull'isola di Santa Maria, che lasciò  il 24 feb-braio arrivando a Restelo, nei pressi di Lisbona il 4 marzo del 1493, dove fu accolto comunque con grandi onori.

"Cristoforo Colombo ricevuto dai Reali di Spagna"
"Cristoforo Colombo ricevuto dai Reali di Spagna"

Cristoforo Colombo era convinto di essere arrivato in Asia. Sembra assodato che Egli, fino alla morte, fosse convinto che l'arcipelago da lui raggiunto e parzialmente esplorato ed anche le coste del Centro e Sud America, costituissero la periferia di un grandissimo gruppo di iso-le seguendo le quali avrebbe raggiunto la Cina setten-trionale.

Le terre scoperte da Colombo non erano le Indie, ma un nuovo Continente che prese il nome da Amerigo Vespucci.
Le terre scoperte da Colombo non erano le Indie, ma un nuovo Continente che prese il nome da Amerigo Vespucci.

In seguito dal nuovo continente iniziarono ad arrivare metalli preziosi e alcuni ali-menti fino ad allora sconosciuti in Europa come: 

.mais

.cacao

.pomodori

.patate

.tabacco.

  

*Cristofoforo Colombo nato a Genova nel 1451, dece-duto a Valladolid (Spagna) nel 1506. Era il primogenito di 4 figli, 3 maschi e 1 femmina, di Domenico Colombo e di e Susanna Fontanarossa, prima gestori di una piccola azienda tessile e poi, in seguito al trasferimento da Ge-nova a Savona, di un'osteria.

Dopo aver accumulato una lunga esperienza navigando a lungo sia al Nord sia nei mari del Sud Atlantico, nel 1484 Colombo riuscì a presentare al re del Portogallo Joao II un progetto assai ardito: rag-giungere le Indie, paese ricco di spezie, navigan-do verso Occidente. Anche se il progetto fosse ac-compagnato da una dettagliata descrizione delle rotta che intendeva seguire, i consiglieri del Re si op-posero, dichiarando che Colombo aveva sbagliato le distanze per difetto.

Sempre ossessionato dal suo sogno, Colombo lasciò il Portogallo e raggiunse la Spagna per chiedere  la spon-sorizzazione di Ferdinando e Isabella di Spagna.

Presentò loro il suo progetto; la risposta  arrivò nel 1490, ma ancora una volta fu una delusione per Colombo, in quanto i consiglieri dei regnanti dichiararono che il piano era inattuabile.

La Spagna in quel momento aveva appena terminato la riconquista del proprio territorio, per cui c’erano numero-si giovani nobili che reclamavano l’assegnazione di nuo-ve terre per i servizi resi alla corona nella guerra contro i Mori (il 2 gennaio 1492 Ferdinando e Isabella e-spulsero dalla Penisola Iberica l'ultimo dei gover-nanti moreschi, Boabdil di Granada, unendo gran parte di quella che è la Spagna odierna sotto il loro potere. Questa occasione giocò un ruolo favore-vole per Colombo. Infatti verso la fine del 1491 Colombo ritornò a corte, spiegando ancora una volta il suo progetto; fu nominata una nuova commissione, che, sotto l'influenza di Luis da Santagel, questa volta diede parere favorevole all'impresa delle Indie. Il 17 aprile 1492, dopo 8 anni di logorante attesa, i Sovrani firmarono un documento, con il quale acconsentivano a tutte le richieste di Colombo. All'inizio di agosto 1492, la spedizione era pronta a salpare. Sul Rio Tinto, nel piccolo porto di Palos nella Spagna sud-occiden-tale, era ancorata per la partenza la più famosa flotta che avesse mai attraversato l'Oceano:

.la Santa Maria, la nave ammiraglia di Colombo, no-leggiata da Juan de las Casas che rimase a bordo della stessa come ufficiale (30 metri,150-200 tonnelate),

la Pinta di 60 tonnellate a vele quadre, al comando di Martin Alonso Pinzon,

la Nina di 55 tonnellate a vele latine al comando di Vicente Yanez  Pinzon, fratello di Martin Alonso.

Un esperto navigatore fiorentino Amerigo Ve-spucci (1454-1512) tra 1499 e 1502 compì un viaggio lungo le coste dell'America meridionale e si convinse del fatto che Cristoforo Colombo fosse approdato in un nuovo continente, fino ad allora ancora sconosciuto.

Statua di Amerigo Vespucci. opera di Gaetano Grazzini (1785-1858),  Uffizi Firenze.
Statua di Amerigo Vespucci. opera di Gaetano Grazzini (1785-1858), Uffizi Firenze.

Il suo grande merito, per il quale viene diffusamente ri-cordato è la consapevolezza, fondata su precisi calcoli geografici, che quella terra non fosse l'Asia, ma un conti-nente nuovo e sconosciuto. Il testo in cui Vespucci scris-se queste conclusioni, Mondus Novus, risale al 1502 e si diffuse in tutta Europa. A tali terre il cartografo tedesco Martin Waldseemüller (1470-1521/1522) nella sua pri-ma mappa del 1507, a queste terre diede  per primo il nome America, ispirandosi al nome latino dello scopri-tore, Americus: “from Amerigo the discoverer…as if it were the land of Americus or America”.  

 

COME SI E' DIFFUSA LA COLTIVAZIONE DEL TA- BACCO

 

Dopo le prime coltivazioni di tabacco effettuate in Europa, in particolare in Spagna e in Portogallo, la sua coltivazione si diffuse in tutto il mondo ad opera in particolare di alcuni missionari spagnoli e portoghesi; essi all'inizio definivano il tabacco "Erba santa" e gli attribuivano proprietà magiche e medicamento-se. Uno dei marinai di Colombo, Rodrigo de Jerez tornato in Europa prese l'abitudine a fumare il tabacco e introdusse quest' usanza nella sua città natale Ayamonte in Spagna. Ma quando fumava, il fumo che lo circondava, spaventava gli astanti per cui l'inquisizione spagnola, ritenendo questa abitudine "peccaminosa e infernale", mise in prigione il marinaio per 7 anni, ma ciononostante l'abitudine al fumo ormai aveva preso la strada del non ritorno. 

In Francia Jean Nicot,ambasciatore francese in Portogal-lo, portò nel 1560 il tabacco a Caterina de Medici, sposa di Enrico II di Francia, per curarle una ostinata cefalea di cui soffriva da molto tempo.

Jean Nicot, Signore di  Villemain (1530- 1600), diplomatico e accademico francese. Oltre che per aver dato il nome alla nicotina,è famoso anche per il suo "DIZIONARIO FRANCE-SE MODERNO ".
Jean Nicot, Signore di Villemain (1530- 1600), diplomatico e accademico francese. Oltre che per aver dato il nome alla nicotina,è famoso anche per il suo "DIZIONARIO FRANCE-SE MODERNO ".

Proprio in onore di Nicot, il botanico J. Dalechamps, nella sua Historia plantarum (1586) chiamò il tabacco herba Nicotiana e Carlo Linneo gli diede il nome scientifico di Nicotian tabacum. Jean Nicot, non solo è ricordato per la nicotina,ma in qualità di accademico di Francia, è dive-  nuto famoso per avere scritto il "Dizionario Francese Mo-derno". 

In Italia il cardinale Tornabuoni fu il primo a intro- durre la  coltivazione del tabacco, che veniva defi- nita "Erba di Tornabuoni" o "Erba di Santa Croce".

Fuori dall'Europa i missionari spagnoli e portoghe- si esportarono la coltivazione del tabacco prima nelle Filippine e nel Giappone e poi in Cina.

Piante di tabacco mature.
Piante di tabacco mature.

Nel Nord Europa l' introduzione del tabacco ebbe un' altra storia. Fu Sir Walter Raleighn (1552-1618), naviga-tore, corsaro e poeta inglese, favorito della regina Elisa-betta I, che nel 1585 scoprì la Virginia, battezzandola così in onore di Elisabetta, la regina vergine. A lui è stato attribuito il merito di aver portato nei paesi del Nord Eu-ropa le prime piante di tabacco e di patata. Da quel mo-mento in Inghilterra si sviluppò una enorme produzione di tabacco da fumo.

 

Percezione della pericolosità del fumo.

Ben presto venne percepita la pericolosità del fumo di tabacco per la salute umana, al punto che, alcuni espo- nenti della Chiesa, per scoraggiarne l' uso, applicarono addirittura la scomunica per i fumatori. Infatti il papa Ur-bano VIII nel 1630 applicò la scomunica per i fumatori ed in particolare  fu vietato l' uso di tabacco ai rappresen-tanti del clero. Uno dei primi avversatori del tabacco fu il Re d'Inghilterra Giacomo I (1566-1625) che denunciò questa "deplorevole abitudine, disgustosa per gli occhi, sgradevole per il naso, pericolosa per il cer- vello, disastrosa per i polmoni". A lui si deve il pri- mo decreto proibizionista contro il fumo di tabacco che però aveva anche motivazioni economiche, visto che gli importatori erano spagnoli. Fu varata quindi la prima tas-sa sul tabacco, che essendo assai onerosa, fece prospe-rare un florido mercato clandestino e di coltivatori abu-sivi. Per questo motivo il governo fu costretto ad abbas-sare la tassa che in pratica nessuno pagava, per fare sì che i coltivatori uscissero dalla clandestinità ed evitasse-ro l'evasione fiscale.

Anche se in diversi Stati compreso quello Papale, l'abi-tudine al fumo di tabacco fu combattuta da leggi e da editti restrittivi, ciononostante la diffusione del fumo di ta-bacco era ormai inarrestabile. In particolare, dopo la pri-ma guerra mondiale, il fumo di tabacco si diffuse ovun-que in modo esponenziale e, dopo la seconda guerra mondiale, l'abitudine al fumo si estese anche alle don-ne. Agli inizi della seconda metà del secolo scorso il fumo di tabacco  raggiunse la sua massima diffusione con un mercato assai fiorente che offriva centinaia di tipi di sigarette, dalle ligth alle strong, vari tipi di sigari dai cubani ai toscani, vari tipi di tabacchi per pipa (inglesi e olandesi), di pipe di varia foggia, a cui si aggiungevano accessori assai ricercati come bocchini in avorio, porta-sigarette in argento, accendini in metalli preziosi, come l'argento e oro (Cartier o Danhill).

Collezione di pipe di varia foggia di una delle tante fabbriche di oggetti per il fumo.
Collezione di pipe di varia foggia di una delle tante fabbriche di oggetti per il fumo.

In questi ultimi tempi  i fumatori di pipa sono aumentati in modo assai significativo. Anche se il fumo da pipa non si aspiri, esso è nocivo alla salute quanto il fumo di sigaretta. Alcuni ricerca-tori quali Aage Tverdal e Kjell Bjartveit (da Giulia Apra in Curiosità, Tabacco 6 febbraio 2017) han-no condotto uno studio su 17.000 fumatori di età compresa tra 20 e 50 anni. Nel corso di quasi 25 anni di follow-up sono giunti alla conclusione che la mortalità dei fumatori di pipa è il doppio di quella dei non fumatori, e cioè come se fossero fumatori di sigarette. Questo perchè nonostante il fumo di pipa non si aspiri, la nicotina assorbita è proporzionale alla quantità di tabacco fumato, ma inoltre il quantitativo di catrame è assai più alto (54 mg).Inoltre la pipa,a parità di condizioni,con-tiene un quantitativo maggiore anche di altre comp-

ponenti quali ossido nitrico,monossido di carbonio e nitrosammine, rispetto alla classica sigaretta. 

Tra i tabacchi  per pipa, esiste una grande varietà

e possibilità di miscelazione. I tabacchi da pipa che si trovano in commercio sono già miscelate in modo equilibrato, con aromi molto vari.Solita-mente il tabacco viene venduto in busta o in scatola.

Tabacco per pipa.Il taglio del trinciato medio-grande è consigliato perché brucia lenta-mente e quindi scalda meno.
Tabacco per pipa.Il taglio del trinciato medio-grande è consigliato perché brucia lenta-mente e quindi scalda meno.

Negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2015 il consumo di siga-rette si è ridotto del 39%, mentre il consumo di altri pro-dotti a base di tabacco è più che raddoppiato. A questo incremento il contributo principale lo hanno dato i sigari la cui diffusione è aumentata dell’85%.

Sebbene sia i sigari sia le sigarette siano composti da tabacco, ci sono notevoli differenze che riguardano le dimensioni e l’involucro.

I sigari sono molto più grandi  e sono rivestiti con tabacco mentre le sigarette sono rivestite da cartine speciali. La differenza principale sta nel fatto nel tipo di tabacco utilizzato: le sigarette contengono una miscela di diversi tipi di tabacco non fermentato,mentre i sigari sono composti quasi sempre da tabacco fermentato. La fer-mentazione delle foglie di tabacco è un processo che du-ra alcuni giorni. Avviene a temperatura e umidità control-lata e ha lo scopo principale di esaltare l’aroma del ta-bacco attraverso una serie di reazioni chimiche veicolate da enzimi presenti nella pianta. Questa caratteristica dei sigari fa sì che siano più dannosi delle sigarette. Infatti i sigari hanno:

.una più elevata concentrazione di sostanze cancero-gene: durante il processo di fermentazione del tabacco per sigari, vengono  prodotte alte concentrazioni di nitro-sammine, molecole potenzialmente cancerogene e che vengono rilasciati durante la combustione;

.una più alta quantità di catrame: per ogni grammo di tabacco fumato, c’è una più quantità di catrame nei sigari che nelle sigarette; 

.un più alto livello di tossine: il rivestimento dei sigari fatto di foglie di tabacco è meno poroso di quello delle si-garette, per cui la combustione del tabacco dei sigari è meno completa di quella delle sigarette ed ha più alte concentrazioni di tossine;

.le maggiori dimensioni del sigaro e la più lunga durata della fumata comportano generalmente una più alta espo-sizione alle sostanze tossiche. 

 

A ridurre in alcuni casi la dannosità del sigaro è che quasi tutti i fumatori di sigaro non  inalano il fumo, per cui  il sigaro è in genere associato a un minor rischio di tumori e malattie cardiache e polmonari rispetto al fumo di sigarette. Ciononostante il rischio è comunque più alto rispetto a quello dei non fumatori. Anche se non  inalino il fumo, però anche i fumatori di sigaro, espongono le lab-bra, la bocca, la lingua, la gola e il laringe al fumo e ai composti cancerogeni in esso contenuti. Inoltre, quando la saliva che contiene le sostanze contenute nel fumo viene deglutita,anche l’esofago è esposto alle sostanze cancerogene.

Esposizione di sigari in un museo Norvegese. Foto Gennarino Borrello.
Esposizione di sigari in un museo Norvegese. Foto Gennarino Borrello.

Anche se in diversi Stati compreso quello Papale, l'abi-tudine al fumo di tabacco fu combattuta da leggi e da editti restrittivi, ciononostante la diffusione del fumo di ta-bacco era ormai inarrestabile. In particolare, dopo la pri-ma guerra mondiale, il fumo di tabacco si diffuse ovun-que in modo esponenziale e, dopo la seconda guerra mondiale, l'abitudine al fumo si estese anche alle donne. Dopo questa ampia diffusione del fumo di tabacco, co-minciò a delinearsi una certa relazione tra fumo di ta-bacco ed alcune patologie. Già all'inizio del '900 vi erano state alcune segnalazioni che l'arteriopatia obliterante degli arti inferiori (Morbo di Burger), colpiva in parti-colare i soggetti di sesso maschile perché fumatori. Ma soltanto negli anni '60, fu dimostrata la pericolosità del fumo di tabacco e in particolare il merito spetta all' ame-ricano dottor Luther Terry, il quale presentò un detta-gliato Rapporto sull' argomento.

Rapporto Luther Terry.

Luther Terry, nel 1962, in qualità di Surgeon General of the Public Health Service, designato dal Presidente degli Stati Uniti J.F. Kennedy, dopo anni di ricerche cliniche, comunicò al Royal College of Physician che il fumo indu-ceva cancro e broncopmeumopatie e nel 1964 fu presen-tato il suo famoso Rapporto.

Luther Terry(1911-1985)dirigente medico del Ministero della Salute Americana,dopo an-ni di ricerche cliniche, comunicò al Royal College of Physician,  che il fumo induceva can-cro e broncopmeumopatie (1962).
Luther Terry(1911-1985)dirigente medico del Ministero della Salute Americana,dopo an-ni di ricerche cliniche, comunicò al Royal College of Physician, che il fumo induceva can-cro e broncopmeumopatie (1962).

Dopo la presentazione del Rapporto Terry del 1964, tutte le comunità cominciarono a rendersi conto della pericolo-sità del fumo di tabacco per la   salute umana e  dichiara-rono guerra al fumo. Dal 1965 la Federal Trade Commis-sion ha stabilito l'obbligo di segnalare, su ogni pacchetto di sigarette, la pericolosità del fumo di tabacco.

In particolare nei confronti del fumo di sigarette,  mutaro-no gli atteggiamenti sia dei Media, che  dei Governanti i quali si resero conto dell'incremento delle patologie ri-conducibili al consumo del tabacco; patologie che ave-vano un forte costo sociale ed economico. Per favorire la dissuasione dal fumo utilizzarono numerosi mezzi, come ad esempio l' emissione di  francobolli (vedi figura tratta da un lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista scien-tifica British Medical Journal del 1992).

British Medical Journal PUBISHING GROUP, 1992, vol 1, n 1.
British Medical Journal PUBISHING GROUP, 1992, vol 1, n 1.

Anche le multinazionali del tabacco, dopo le condanne giudiziarie, che hanno riconosciuto il nesso di causalità tra il fumo e il danno subito dai ricorrenti, ora promuovo-no campagne di informazione e di documentazione circa gli effetti negativi indotti dal fumo di sigarette.

Avvisi delle case produtrici di tabacco sui pacchetti di sigarette.
Avvisi delle case produtrici di tabacco sui pacchetti di sigarette.

 

Le sostanze nocive del fumo derivano non solo dal ta-bacco, ma anche dall'inalazione delle sostanze prodotte dalla combustione del tabacco e della carta da sigaretta; esse comprendono principalmente:

 

1.la nicotina*, è un alcaloide che si concentra in particolare nelle foglie della pianta del tabacco, di cui costituisce circa lo 0,3-5% del peso secco (la Nicotiana Tabacum è una pianta annuale origina- ria dell'America Centrale).

La nicotina è un alcaloide. Formula chimica: 3- 2- N-metil-pirolidinil piridina.
La nicotina è un alcaloide. Formula chimica: 3- 2- N-metil-pirolidinil piridina.

La biosintesi della nicotina avviene nelle radici della pianta, ma viene accumulata nelle foglie. Al-lo stato puro è una sostanza liquida, incolore, che all'aria imbrunisce; essa in parte è causa del ca-ratteristico odore del tabacco.

La nicotina è particolarmente concentrata nelle foglie,di cui costituisce lo 0,3-5% del pe-so secco.
La nicotina è particolarmente concentrata nelle foglie,di cui costituisce lo 0,3-5% del pe-so secco.

La nicotina oltre ad essere presente nella pianta del tabacco è anche presente, sia pure in quantità assai mi- nori, in altre solanacee, come pomodori, patate, melan-zane e peperoni. Il suo nome deriva da quello dell'amba-sciatore francese Jean Nicot, mentre il termine taba- cum si riferisce alla pipa usata dagli Indiani del Nord America per fumare le foglie. La concentrazione di nico-tina nel tabacco cambia in base alla varietà, alle tecniche colturali e all'andamento stagionale. In una normale siga-retta se ne trovano quantità variabili tra 1 e 2 mg. Gli ef-fetti della nicotina sono complessi e sono legati alle quantità assunte e si estendono a diversi organi ed ap-parati. Nel 1851, il chimico belga Jean Stas è stato il pri-mo a dimostrare l'uso del tabacco come veleno. La ni-cotina è in effetti un veleno assai potente ,al punto tale che, se la quantità contenuta in 2 o 3 sigarette, venisse iniettata per via endovenosa in un uomo,se ne provoche-rebbe la morte. Per la sua tossicità la nicotina è inclusa nella formulazione di alcuni insetticidi usati in agricol-tura. Alcune ricerche hanno provato che la riduzione del numero delle api,le quali sono responsabili dell' 80% del-le impollinazioni, è da mettersi in conto al diffuso impiego di "insetticidi nicotinoidi"**.

A proposito dell'azione venefica della nicotina, si dice che il conte belga Hippolyte Visart de Bocarmé, al fine di acquisirne i suoi beni, avvelenò il fratellastro con un e- stratto di foglie di tabacco.

 

La nicotina è una sostanza considerata stupefacente, in quanto provoca assuefazione nell'uomo.

 

2. il monossido di carbonio e alcuni idrocarburi po- liciclici aromaticiprovenienti dalla combustione sia del-

la carta che del tabacco; 
3.  alcune sostanze irritanti (acetaldeide, acroleina);  
4.  alcune sostanze ossidanti.

Quando si fuma una sigaretta, la nicotina viene eliminata in gran parte nell'aria espirata e solo una esigua quantità, arrivata ai polmoni,viene as-sorbita: per ogni sigaretta fumata, viene assor-bita da 1\15 a 1\20 circa della quantità di nicotina presente nel fumo inspirato (1-2 mg).

Prima degli anni '50  si fumavano sigarette senza filtro. A quel tempo, anche c'era una crescente percezione che il fumo di tabacco fosse nocivo alla salute, ma non c'erano per prove certe. Le aziende produttrici di sigarette ave-vano speso enormi somme in campagne pubblicitarie per  cercare di convincere tutti che le sigarette non fos-sero nocive.

Nel caso di sigarette senza filtro il cilindro di tabacco e la cartina sono gli unici compo-nenti della sigaretta.
Nel caso di sigarette senza filtro il cilindro di tabacco e la cartina sono gli unici compo-nenti della sigaretta.

 

Tutto è cambiato negli anni '50 con le conoscenze degli studi che hanno dimostrato una relazione tra fumo e cancro ai polmoni. Una risposta a quegli studi medici è stata la commercializzazione in massa della sigaretta col filtro. L'idea era quella di schermare catrame e nicotina per rendere la sigaretta meno dannosa. Al punto che negli anni '60, le sigarette col filtro dominavano il mer-cato. Il filtro solitamente è fabbricato con acetato di cellulosa, una sostanza sintetica di consistenza fibrosa, che ferma meccanicamente una piccola quantità di composti dannosi. 

In sintesi lo scopo del filtro nelle sigarette è di ridurre le quantità di nicotina e di catrame inalate. 

In Italia dopo la seconda metà degli anni '60 le sigarette cominciarono ad essere dotate di filtro e attualmente le sigarette con filtro che sono in vendita, si avvicinano al 100%.
In Italia dopo la seconda metà degli anni '60 le sigarette cominciarono ad essere dotate di filtro e attualmente le sigarette con filtro che sono in vendita, si avvicinano al 100%.

La sigaretta è il mezzo più immediato per ottenere a pieno gli effetti della nicotina, dal momento che essa vie-ne prontamente assorbita attraverso la mucosa del tratto gastrointestinale e respiratorio. Da qui, passa nel sangue e nel giro di pochi secondi raggiunge il cervello, dove e-spleta la sua azione, dapprima stimolante ed euforizzan-te, poi rilassante ed ansiolitica. Per queste proprietà, la nicotina viene assunta sia per alleviare la fatica, sia per beneficiare della sua azione tranquillizzante. La nicotina viene metabolizzata abbastanza rapidamente. In sintesi, quando si fuma una sigaretta, è la nicotina che conferi-sce aroma e sapore al fumo, ma contestualmente essa è l'agente che più di ogni altro, porta il fumatore alla dipen-denza e all'assuefazione. La nicotina, alle dosi assunte con il  fumo, si lega ad alcuni recettori del sistema ner-voso, scatenando il rilascio di un trasmettitore chimico, la dopamina, che gioca l'importante ruolo di “messaggero” del piacere. A fronte di questa piacevole sensazione, il fumo è ormai diffusamente riconosciuto, come responsa-bile di numerose patologie.

Dati epidemiologici hanno messo in evidenza che il sog- getto che fuma, rispetto a un soggetto "che non fuma", ha il doppio di probabilità di avere danni all'apparato car- diovascolare (danni a livello del cuore, delle arterie cere- brali, della circolazione arteriosa periferica, etc).

 

*Il merito di aver isolato la nicotina viene attribuito a numerosi scienziati, i quali  raggiunsero in modo indipen- dente questo risultato. Il primo è stato il medico italiano Gaspare Cerioli nel 1807, seguito nel 1809 dal chimico e farmacista francese Louis Nicolas Vauquelin  e nel 1828 da due studiosi tedeschi il chimico Karl Ludwig Reimann e il medico Wilhelm Heinrich Posselt. Questi ultimi due furono i primi a dimostrarne gli effetti tossici sugli animali. Il chimico tedesco Adolf Pinner nel 1843 definì per la pri-ma volta la formula chimica della nicotina, ma la sua pri-ma sintesi risale al 1904 ad opera del chimico Amé Jules Pictet (Ginevra 1857- Ginevra 1937).

 

**Attualmente, la nicotina è un pesticida consen-tito per l’agricoltura biologica perché deriva da una fonte botanica. Il solfato di nicotina venduto per essere utilizzato come pesticida, però è eti-chettato come“PERICOLOSO”, ad indicare che è altamente tossico. Nel 2008, l’EPA ha ricevuto una richiesta di annullare la registrazione del pe-sticida nicotina dall’ultima registrazione negli Stati Uniti. La richiesta è stata concessa e dopo il 1° gennaio 2014, questo pesticida non è disponibile per la vendita. La direzione generale della Com-missione europea per la salute e la sicurezza alimentare (DG Sante) ha scelto di trascurare l' evidente risultato che il solfato di nicotina è tos-sico per le api e ha autorizzato l'uso dell' inset-ticida a luglio 2015 per altri 10 anni.

 

CON QUALI MECCANISMI IL FUMO DI TABACCO ESERCITA I SUOI EFFETTI NEGATIVI?

 

E' stato dimostrato che il fumo  induce una disfunzione del tessuto endoteliale. E' noto ormai da alcuni decenni che il tessuto endoteliale è considerato un organo che svolge una serie di azioni biologiche; in particolare eser- cita un controllo su:

  • processi emocoagulativi;
  • tono vascolare;
  • adesione e proliferazione cellulare. 
Il fumo induce disfunzione endoteliale.
Il fumo induce disfunzione endoteliale.

Normalmente il monossido di azoto (NO) prodotto dalle cellule endoteliali in parte diffonde nel compartimento ematico circolante, riducendo l'aggregabilità delle pia- strine e l' adesività dei leucociti alle pareti dei vasi san-guigni e in parte raggiunge la sottostante muscolatura li-scia vascolare, dove favorisce il rilasciamento vasale. Si comprende così perchè il fumo per la sua azione sulla disfunzione endoteliale, determina effetti proaggregan-ti, proinfiammatori, ipertensivogeni.

In sintesi il fumo rappresenta un fattore di rischio impor- tante per lo sviluppo e la progressione delle lesioni aterosclerotiche e inoltre è capace di favorire l' insorgen- za di episodi vascolari acuti, in particolare di tipo trombo-tico.

Premesso che nei pazienti reduci da un episodio ische-mico del  miocardio la terapia antiaggregante piastrinica è un presidio fondamentale per la prevenzione secon-daria. Detto questo, è stato osservato che nella popola-zione dei fumatori, che non sono affetti da malattia car-diovascolare, anche una bassa dose di aspirina è suffi-ciente ad inibire l’ aumento dell’ aggregazione piastri-nica, mentre nei pazienti fumatori con malattia cardio-vascolare, le basse dosi di aspirina non sono sufficienti, ma bisogna ricorrere o al clopidogrel o a dosi più alte di aspirina. A queste conclusioni sono giunti lo studioso LI Wei-ju ed i suoi colleghi, i quali in una review hanno valutato l'effetto dell' aspirina sull'aggregazione pia-strinica in un gruppo di soggetti fumatori con e senza malattia coronarica. Sono stati inclusi tutti gli studi ri-guardanti l' effetto del fumo di tabacco sull'attività delle piastrine e sull'efficacia antiaggregante dell'aspirina in in-dividui sani ed in pazienti con malattia coronarica, pub-blicati fino al 15 marzo 2009. Dall’analisi dei dati è stato evidenziato che il fumo di tabacco determinava un au-mento dell' aggregazione piastrinica che poteva essere inibita da aspirina a basse dosi nella popolazione sana, mentre, nei pazienti con malattia coronarica l'aggre-gazione piastrinica indotta dal fumo era maggiore tanto da rendere necessaria per inibirla o della doppia antig-gregazione (clopidogrel+aspirina) o un aumento del dosaggio dell'aspirina per inibirla. I risultati di questa re-view sottolineano l’importanza per i pazienti con malattia coronarica di smettere di fumare e sottolineano la ne-cessità, per il paziente che continua a fumare, di assu-mere dosi maggiori di aspirina rispetto al normale o di assumere un inibitore del recettore adenosina difosfato assieme all’aspirina per inibire efficacemente l'aumento dell'aggregabilità delle piastrine (Clin Med J 2011;124 (10): 1569-1572).

Come prodotto della combustione si forma monossido di carbonio (CO), che si lega in modo preferenziale all'emo-globina, formando carbossiemoglobina; in questo status, l'emoglobina non è più disponibile per il trasporto di os-sigeno ai tessuti; gli organi che maggiormente soffrono per la ridotta ossigenazione sono il cervello, i muscoli e il cuore; ad esempio i pazienti, che presentano una o più stenosi coronariche, quando fumano, per l' inadeguatez-za dell'ossigenazione miocardica, possono avvertire una riduzione della soglia dell'angina (cioè possono accusare una crisi anginosa ad una soglia più bassa, cioè per una fatica assai più bassa).

Nel fumo sono presenti circa 4.000 composti chimici; di essi più di 250 sono tossici e cancerogeni.

La loro presenza è causa di numerose patologie. In particolare nei fumatori rispetto ai non fumatori è più alta l' incidenza di malattie dell' apparato respiratorio: faringo-tonsilliti, laringiti, bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), manifestazioni asmatiche per un aumento dell' attività bronchiale,enfisema polmonare,malattie dell'inter-stizio polmonare, insufficienza respiratoria, tumori polmo-nari,etc.Nel mondo ogni anno muoiono oltre 5 milioni di individui per le conseguenze del consumo attivo e pas-sivo del fumo di tabacco;oltre 650'000 individui muoiono per malattie "fumo-dipendenti" nella Unione Europea. 

Il fumo ha ripercussioni non solo sulla morbilità e morta- lità ma anche sulla spesa sanitaria la quale per le pato-logie fumo-correlate ammonta a oltre 6 miliardi di euro all'anno che è pari al 6,7% della spesa complessiva del Servizio Sanitario Nazionale Italiano.

L' incremento del rischio è in correlazione diretta con il numero di sigarette fumate e con la durata dell'abitudine. Il 26% dei fumatori fuma da 20 a 24 sigarette al giorno.

Rispetto ad altre nazioni occidentali la percentuale di fu-matori in Italia è assai elevata, essendo pari al 25% della popolazione, mentre negli Usa e in altri Paesi del Nord Europa i fumatori sono intorno al 20% e addirittura in Svezia sono il 19%.

 

QUANTI SONO I FUMATORI IN ITALIA?

In Italia i fumatori in termini assoluti sono circa 13 milioni (7 milioni di uomini e 6 milioni di donne). La prevalenza maggiore di fumatori si registra nella fascia di età che va dai 25 ai 44 anni (dati dell' Istituto superiore di Sanità, Istituto Mario Negri in collaborazione con la Doxa).

Per tentare di scoraggiare l'abitudine al fumo e per tu-telare la salute anche dei non fumatori (il fumo passivo aumenta il rischio d'infarto miocardico acuto del 25%- 31%), il legislatore italiano il 10 gennaio 2005 ha ema- nato una legge con la quale è fatto divieto di fumare nei luoghi pubblici con multe per i trasgressori. Dopo i re- centi divieti di fumare in luoghi pubblici e nei posti di la- voro, istituiti in molti Stati,la letteratura medica ha stimato l'effetto complessivo di tali divieti di fumare sul rischio d'infarto miocardico acuto nella popolazione generale. Una metanalisi su 11 studi in 10 luoghi diversi, ha mo- strato che l'incidenza d' infarto miocardico acuto prima e dopo il divieto di fumare in luoghi pubblici e nei posti di lavoro ha ridotto l' incidenza d'infarto miocardiaco acuto del 17% (Meyers D. et Al.J Am Coll Cardiol,2009;54: 1249-1255).

Secondo alcuni epidemiologi, la legge sul divieto del fumo nei luoghi pubblici non ha però portato ad una riduzione assai significativa del numero dei fumatori. La battaglia volta a scoraggiare l' abitudine al fumo è pertanto ancora lunga.

A tal proposito il noto farmacologo Silvio Garattini ha ri-badito che è di estrema urgenza l'adozione di misure drastiche per dissuadere i fumatori dall'abitudine del fumo. In occasione della Giornata mondiale contro il fumo di sigaretta, nel 2014  osservava che "Nel mondo il fumo è la prima causa di morte evi-tabile. Uccide quasi 6 milioni di persone ogni an-no, di cui oltre 600 muoiono per il fumo passivo. Sono quindi necessarie misure di intervento nell’ ambito della diffusione del tabacco, tra le quali le più immediate sono l’aumento del prezzo del pac-chetto di sigarette e l’estensione dei divieti’". Inoltre aggiunse: "Mi dispiace sottolineare che da un’indagine Doxa emerge l’aumento del 2% rispetto all’anno scorso del numero delle don-ne milanesi che fumano’".

Secondo alcune indagini, le donne fumano in media 11,4 sigarette al giorno. Al contempo però cercano di adottare sempre di più uno stile di vita salutare; infatti il 94% di-chiara di praticare almeno 1/2 ora di attività fisica al giorno e il 96% osserva un’alimentazione sana e equi-librata. Inoltre il 78% delle fumatrici effettua un controllo di prevenzione dei tumori almeno una volta all’anno. Garattini conclude:"Da una parte emerge quindi una grande attenzione al benessere fisico, dall’altra la sigaretta rappresenta ancora un vizio irrinuncia-bile con conseguenze ormai note: il continuo au-mento di morti che si registra per tumori al pol-mone e per tutte le patologie fumo-correlate".

Silvio Garattini è nato a Bergamo il 12/11/1928.Perito Chimico e Dottore in Medicina.Li-bero Docente in Chemioterapia e Farmacologia.
Silvio Garattini è nato a Bergamo il 12/11/1928.Perito Chimico e Dottore in Medicina.Li-bero Docente in Chemioterapia e Farmacologia.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Palestra.
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