Vantaggi della

 

Riabilitazione

 

 

(Effects of cardiac rehabilitation)

 

La riabilitazione cardiologica è un insieme di eventi volti a migliorare le condizioni fisiche, psichiche e sociali dei pazienti reduci da un episodio infartuale, in modo tale da poter conservare o riprendere il proprio ruolo all' interno della famiglia e della società.

 

 

 

La riabilitazione ha come obiettivi:

 

.favorire la stabilità clinica del paziente;

 

.ridurre il rischio di successivi eventi cardiovascolari e le disabilità conseguenti alla cardiopatia;

 

.ridurre la mortalità, soprattutto il rischio di morte improvvisa nel primo anno dopo l'infarto miocardico;

 

.miglioramento di tolleranza allo sforzo fisico;

 

.miglioramento del profilo di rischio cardiovascolare;

 

.garantire al paziente un rientro, il più possibile breve, all'attività lavorativa;

 

.garantire al paziente una maggiore autonomia e una migliore qualità della vita.

 

Il programma riabilitativo si basa sui seguenti aspet-ti:

.valutazione globale del rischio cardiovascolare me- diante una corretta valutazione clinica e strumentale elet- trocardiogramma, prova da sforzo, ecodoppler cardiaco; ecodoppler dei tronchi sovra-aortici e carotidei elettro- cardiogramma dinamico secondo Holter, etc);

.identificazione di alcuni obiettivi da raggiungere quali:

 

-preparazione di un programma di trattamento persona-lizzato che preveda:

 

-miglioramento della qualità della vita del paziente;

 

-cambiamento dello stile di vita, da ottenere mediante programmi educazionali rivolti non solo al paziente ma anche ai familiari;

 

-insegnamento di una corretta pratica di una attività fisica regolare anche al di fuori del programma di riabilitazione.

Pritchett & Hull Associates , Inc. Atlanda.
Pritchett & Hull Associates , Inc. Atlanda.

A tal proposito un recente studio coordinato da Pack QR della Mayo Clinic, Rochester, USA ha ri- badito che la riabilitazione cardiaca deve essere raccomandata in tutti i pazienti dopo un evento coronarico acuto e dopo un intervento cardiochi- rurgico di bypass aorto-coronarico.

Secondo alcuni dati disponibili,  si stima che in Italia, dopo un infarto miocardico, vengono dimessi vivi circa 100.000 pazienti all' anno e di questi circa 12.000 vengono sottoposti ad angioplastica coronarica.

La cardiologia riabilitativa  è attualemente riconosciuta come il modello standard per il trattamento globale del paziente cardiopatico in fase post-acuta o cronica e in particolare,costituisce un modello efficace per la realiz- zazione di una prevenzione secondaria strutturata e a lungo termine.

 

Una recente metaanalisi su donne e uomini di tutte le età, reduci da un episodio infartuale del miocardico, rivascolarizzazione o angina, ha evidenziato che la riabilitazione cardiologica riduce:

-tutte le cause di mortalità del 27%;

-la morte cardiaca del 31%;

-un endpoint combinato di morte, reinfarto non fatale e rivascolarizzazione del 20%.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati di al-tre metaanalisi:

Risultati di alcune metanalisi sulla mortalità totale, mortalità cardiovascolare, morte im- provvisa e Re-IMA.
Risultati di alcune metanalisi sulla mortalità totale, mortalità cardiovascolare, morte im- provvisa e Re-IMA.

Appare dunque evidente che la riabilitazione cardiologica rappresenta un mezzo terapeutico di fondamentale im-portanza che consente di ottenere importanti adatta- menti biologici che si traducono in miglioramenti clinici e prognostici.

Lo studio ISYDE, una survey del 2001 sullo stato della cardiologia riabilitativa in Italia ha mostrato che la percentuale di pazienti inviati ai programmi riabilitativi in Italia è assai bassa. Tale studio ha stimato che i pazienti sottoposti a trattamento riabilitativo sono stati 61.809 nel 2001, di cui il 54.7% dopo intervento cardiochirurgico, il 26% dopo infarto miocardico acuto, e il 9.6% dopo scompenso cardiaco.

E’ dunque necessario che la classe medica si convinca della necessità di attuare un trattamento riabilitativo nella maggioranza dei casi di sindrome coronarica acuta, in  modo da  mettere in pratica le indicazioni delle linee guida su tale patologia.

 .PAZIENTI REDUCI DA UN EPISODIO INFARTUALE.

Nei pazienti reduci da un episodio infartuale, gli effetti favorevoli degli interventi di riabilitazione cardiologica omnicomprensiva, comprendono un:
-miglioramento della tolleranza allo sforzo, riduzi-one  dei sintomi anginosi e di scompenso cardia-co;

-aumento dell' autonomia funzionale con riduzione della dipendenza e disabilità;

-ritorno all'attività lavoro con maggiore frequenza;

-miglioramento della qualità di vita;

-miglioramento del profilo del rischio cardiovasco-lare.

Riguardo ai benefici sulla sopravvivenza, va-rie metanalisi hanno mostrato una riduzione della mortalità totale; una di esse ha mostrato una riduzione della mortalità totale del 31% e una riduzione della mortalità cardiovascolare del 26%. Gli effetti favorevoli sulla riduzione della mortalità riguardano soprattutto la morte improvvisa, in particolare nel primo anno dopo un infarto mio-carcardico.Tali risultati sono simili a quelli ottenu-ti con alcuni interventi farmacologici ritenuti indi-spensabili come gli antiaggreganti piastrinici, i ß-bloccanti, le statine.

Un'altra metanalisi più recente ha analizzato 34 Randomized Control Trials per un totale di 6.111 pazienti. I risultati hanno mostrato che i soggetti arruolati in un programma di riabilitazione car-diaca, hanno avuto un più basso rischio di re-IMA (OR 0,53, 95% CI 0,38-0,76), di mortalità cardio-vascolare (OR 0,64, 95% CI 0,46-0,88) e di mor-talità per tutte le cause (OR 0.74, 95% CI 0,58 - 0,95). L’esercizio ha avuto effetti favorevoli sui fattori di rischio cardiovascolari, incluso il fumo, la pressione arteriosa, il peso corporeo ed il profilo lipidico. American Heart Journal, 2011, 162, 4: 571-584.

E' stato osservato che anche i pazienti anziani possono avere vantaggi dalla riabilitazione car-diologica. 

Suaya Jose A. et Al. si sono proposti di valutare gli effetti della riabilitazione cardiologica in ter-mini di sopravvivenza in un' ampia coorte di pa-zienti anziani. Nello studio sono stati arruolati 601.099 americani beneficiari di Medicare, rico-verati in ospedale per patologie coronariche o per procedure di rivascolarizzazione miocardica. In questa popolazione mediante un follow-up da 1 a 5 anni è stata valutata l’ incidenza di mortalità sia in quelli sottoposti ad un ciclo di riabilitazione cardiologica che in quelli che non usufruivano di riabilitazione cardiologica. Dai risultati dello studio è emerso che il tasso di mortalità da 1 a 5 anni nel gruppo riabilitazione cardiologica era significativamente più basso (p < 0,001) rispetto al gruppo che non usufruiva di riabilitazione car-diologica. La riduzione della mortalità era estesa a tutti i sottogruppi demografici e clinici inclusi i pazienti con infarto acuto del miocardio, quelli trattati con procedure di rivascolarizzazione mio-cardica e quelli con insufficienza cardiaca con-gestizia. E' stato messo in evidenza che sugli ef-fetti favorevoli gioca un ruolo importante il numero di sedute a cui i pazienti erano sottoposti. Quando il numero di sedute di riabilitazione cardiologica era 25, il tasso di mortalità a 5 anni era ancora più basso (- 19%) rispetto ai pazienti che usufruivano di 24 sedute.

Dai dati di questo studio è emerso quindi che la riabilitazione cardiologica riduce i tassi di mor-talità anche nei pazienti coronaropatici anziani con una percentuale che va dal 34% al 21% rispetto a coloro che non usufruiscono di riabilitazione cardiologica. Questi dati sono stati confermati anche dopo un' analisi volta ad escludere i potenziali fattori confondenti. Jose A. Suaya, MD et Al. Cardiac Rehabilitation and Sur-vival in Older Coronary Patients. Am Coll Cardiol, 2009; 54: 25-33.

In conclusione la riabilitazione cardiologica, nei pazienti reduci da un episodio infartuale, basata sull' esercizio fisico regolare e continuativo, è associata ad una riduzione della mortalità e del reinfarto;inoltre i benefici si protraggono nel tem-po. La riabilitazione cardiologica rimane pertanto un approccio assai importante per il recupero psi-cofisico del paziente e per la prevenzione secon-daria. 

Infine bisogna ricordare che la riabilitazione cardiologica è un intervento caratterizzato da un favorevole rapporto costo-beneficio.

Nonostante siano noti i benefici dell' esercizio fisico, molti pazienti con malattia coronarica svol-gano poca attività fisica e le ragioni non sono del tutto note. In un recente studio sono stati ana-lizzati i pazienti partecipanti allo studio STA-BILITY, trial clinico di valutazione globale degli effetti di darapladib, un inibitore della lipoproteina fosfolipasi 2. Prima della randomizzazione, 15.486 (97, 8%) partecipanti provenienti da 39 paesi hanno completato un questionario sullo stile di vita. L'attività fisica totale è stata stimata da un self-report di ore che i pazienti dedicavano all' attività fisica durante la settimana; sono stati distinti 3 livelli di esercizio: lieve, moderato e intenso, corrispondenti approssimativamente a 2, 4, e 8 METS, rispettivamente. La regressione logistica multivariata ha valutato le variabili cliniche e demografiche per il gruppo inferiore e quello superiore di esercizio e per la diminuzione di attività fisica dopo la diagnosi di cardiopatia ischemica. I 5.280 soggetti meno attivi (34%) hanno riferito di svolgere meno di 24 MET/ora/ settimana. Un totale di 7.191 soggetti (46%) svolgeva meno esercizio fisico rispetto a prima della diagnosi di cardiopatia ischemica. La maggior parte dei partecipanti erano limitati da dispnea o da angina. Le variabili associate in modo indipendente sia con scarsa attività fisica e con la diminuizione dell'esercizio fisico dopo la diagnosi di cardiopatia ischemica, erano le con-dizioni di co-morbidità, uno stato di salute ge-nerale compromesso, un minor numero di anni di istruzione, la razza e il paese. Eur Heart J (2013) 34 (42): 3286-3293.

.PAZIENTI REDUCI DA UN INTERVENTO DI BYPASS AORTO-CORONARICO

Bypass aortocoronarico.
Bypass aortocoronarico.

Effetti sulla mortalità a lungo termine della Riabilitazione cardiaca nei pazienti sotto-posti ad un INTERVENTO DI BYPASS AORTO- CORONARICO.

 

In uno studio alcuni ricercatori hanno effettuato un'analisi basata sulla comunità di residenti di Olmsted County, Minnesota, che ha subito un in- tervento chirurgico di bypass aortocoronarico tra il 1996 e il 2007. In questa popolazione è sta- ta valutata l' associazione tra un trattamento ria- bilitativo cardiologico successivo ad intervento e la sopravvivenza a lungo termine.Sono stati iden- tificati 846 pazienti eleggibili (età media 66 ± 11 anni, 76% uomini e 96% bianchi non ispanici) che sono sopravvissuti almeno 6 mesi dopo l'inter- vento chirurgico; tra essi 582 (69%) hanno parte- cipato ad un programma di Riabilitazione car- diaca.Durante un periodo medio (± DS) di follow- up di 9,0 ± 3,7 anni, il tasso di mortalità per tutte le cause è stato del 28% (193 morti). Aggiustato per la propensione a frequentare la Riabilitazione cardiaca, la partecipazione ad un ciclo Riabilitativo cardiologico è stata associata con una riduzione del rischio relativo rischio di mortalità a 10 anni per qualsiasi causa del 46% (hazard ratio 0,54, intervallo di confidenza 95%, 0,40- 0,74, p <0,001) e una riduzione del rischio as- soluto a 10 anni del 12,7% (NNT= 8). Non c'è stata evidenza di un effetto differenziale di Riabili-tazione cardiaca sulla mortalità rispetto all'età (età ≥ 65 rispetto a < 65 anni), il sesso, il diabe-te o un precedente infarto miocardico. Circulation 2013, 6; 128 (6):590-7

.PAZIENTI REDUCI DA UN INTERVENTO DI ANGIOPLASTICA CORONARICA.

Anche dopo un intervento di angioplastica coronarica, la Riabilitazione Cardiologica favorisce la riduzione dei sintomi anginosi e l' aumento della capacità funzionale, ed inoltre ha un ruolo importante sulla prevenzione secondaria. Nella figura sottostante viene riportato l' esempio di un soggetto di sesso maschile con sintomi anginosi e con un esame coronarografico per una stenosi al 90% sulla discendente anteriore. Dopo 1 mese dalla rivascolarizzazione miocardica mediante an- gioplastica, nel paziente, sottoposto a ciclo riabi-litativo, si osserva la scomparsa del sottoslivella- mento del tratto S-T e del difetto di captazione del trac-ciante radioattivo all' esame scintigrafico.

L.R., maschio di 47 anni. Immagine scintigrafica ed ECGrafica prima (immagine a sin) e dopo (immagine a dx) angioplastica coronarica (da G. Borrello, Minerva Medica).
L.R., maschio di 47 anni. Immagine scintigrafica ed ECGrafica prima (immagine a sin) e dopo (immagine a dx) angioplastica coronarica (da G. Borrello, Minerva Medica).

La riabilitazione cardiologica oltre a contribuire a ridurre i sintomi ed ad aumentare la capacità funzionale, riduce i tassi  di mortalità: a queste conclusioni sono arri-vati alcuni studiosi del Dipartimento di Medicina di Rochester nel Minnesota. Essi si sono proposti l' obiettivo di valutare la relazione tra Riabilitazione Cardiologica e mortalità per tutte le cause, mortalità cardiaca, infarto del miocardio e riva-scolarizzazione miocardica. In un registro pro-spettico effettuato dal 1994 al 2008 hanno rac-colto 2.395 pazienti operati di angioplastica coro-narica; essi sono stati analizzati mediante varie tecniche statistiche, per un follow-up medio di 6,3 anni. I pazienti che si sottoponevano a Riabilita-zione Cardiologica e che erano il 40%, cioè 964 dei 2.395, avevano una significativa riduzione della mortalità per tutte le cause (p< 0,001). Inoltre mostravano la tendenza alla riduzione del-la mortalità per cause cardiache, mentre non si osservava alcun effetto su recidive di Infarto del miocardio o su intervento di rivascolarizzazione miocardica. La relazione tra partecipazione alla Riabilitazione Cardiologica e riduzione dei tassi di mortalità era simile per i pazienti di sesso ma-schile che femminile, per i pazienti anziani e gio-vani e per i pazienti che avevano subito un inter-vento coronarico percutaneo sia in elezione o non in elezione (AMERICAN HEART ASSOCIATION 2011).

 

Di recente alcuni ricercatori coordinati da Iliou MC del CRS investigators e del GERS (Groupe Exercice Réadaptation, Sport) della società francese di cardiolo- gia, hanno valutato la sicurezza dell’ esercizio fisico dopo stenting coronarico. I ricercatori hanno eseguito uno stu-dio prospettico di coorte su 3.132 pazienti con impianto di stent coronarico, reclutati in 44 centri di riabilitazione cardiologica. I  pazienti sono stati inclusi in un program-ma di riabilitazione cardiologica con sedute di allena-mento per 3-5 giorni a settimana. Gli episodi di sindrome coronarica acuta dopo stenting coronarico sono stati considerati correlati all’allenamento se si verificavano du-rante o entro un'ora dopo una prova da sforzo o una ses-sione di allenamento. Tutti gli episodi di sindrome co-ronarica acuta sono stati controllati angiograficamente. Sono stati valutati 3.132 pazienti di età compresa tra 56,5 ± 12,9 anni (84,7 % uomini), con almeno 1 stent (range 1-8) per paziente (5.016 stent impiantati (41,4% stent medicati). L’indicazione allo stent era la sindrome coronarica acuta (86,4%), l'angina pectoris (8,6%) e l' ischemia silente (5%). Il trattamento con doppia antiag-gregazione è stato utilizzato nel 97,2 % dei pazienti. Tasso globale di sindrome coronarica acuta dopo sten-ting coronarico era 2.9/1.000 pazienti, corrispondenti a 1,7 complicanze su 106 pazienti-ore di esercizio fisico.

Si sono verificate 4 trombosi dello stent correlate con l' esercizio (1.2/1000 pazienti, 0.8/106 pa-zienti-ore di esercizio):

.2 nel gruppo di riabilitazione tardivo (dopo un mese: 77° e 228° giorno). 
.2 nel gruppo di riabilitazione precoce (al 9° e 11° giorno dall’impianto).

 

In conclusione il precoce inserimento in un programma riabilitativo dei pazienti sottoposti a rivascolarizzazione miocardica mediante angioplastica è sicuro. Eur J Prev Cardiol. 2013.

.PAZIENTI AFFETTI DA INSUFFICIENZA CARDIACA.

 

Lo studio HF-ACTION, presentato al congresso annuale dell’ American College of Cardiology 58th Annual Scientific Session (ACC aprile 2009), ha dimostrato che i pazienti con scompenso cardiaco cronico, che entrano in un programma di training fisico, hanno significativi vantaggi. Lo studio ha arruolato alcune migliaia di pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico stabile e li ha ran-domizzati ad un programma di esercizi fisici o ad un programma "usual care" cioè senza esercizi fisici; i risultati hanno mostrato che per ogni ca-rico di lavoro effettuato, cioè per ogni MET/ora/ settimana, a 90 giorni si è avuta una riduzione del 5% del rischio di morte/ ospedalizzazione e di morte cardiovascolare/ospedalizzazione per moti-vi cardiovascolari (con una  p < 0,003 e p < 0,009 rispettivamente). Inoltre è stato osservato un significativo aumento del picco di VO2, della distanza percorsa al test dei 6 minuti e un miglioramento della qualità della vita misurata con il questionario Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire.

 

.PAZIENTI AFFETTI DA INSUFFICIENZA CARDIACA CON FRAZIONE DI EIEZIONE CONSERVATA.   

 

Premesso che circa la metà dei pazienti con scompenso cardiaco ha una frazione di eiezione conservata, di recente è comparso in letteratura uno studio pilota EX DHF (EXERCISE TRAINING IN DIASTOLIC HEART FAILURE).
Lo studio si è proposto l’ obiettivo di verificare se in gruppo di pazienti con scompenso cardiaco e frazione di eiezione conservata, un ciclo di alle-namento fisico strutturato potesse migliorare la massima capacità funzionale,la funzione diastolica ventricolare sinistra e la qualità di vita. Sono stati arruolati 64 pazienti di età 65 ± 7, di cui il 56% apparteneva al sesso femminile, affetti da scom-penso cardiaco con frazione di eiezione conser-vata; essi sono stati randomizzati in modo pro-spettico o a seguire un programma che com-prendesse oltre cure mediche standard un ciclo di esercizi fisici di durata/resistenza, oppure solo le cure standard. L’end point primario era la va-riazione del VO2 di picco dopo 3 mesi. Gli end points secondari includevano gli effetti sulla strut-tura cardiaca,sulla funzione diastolica e sulla qua-lità della vita.
RISULTATI
Il picco di VO2 è aumentato (da 16,1 ± 4,9 ml/ min/kg a 18,7± 5,4 ml/ min (kg) nel gruppo sot-toposto all’ allenamento fisico,mentre è rimasto invariato nel gruppo sottoposto a cure standard. Il maggiore beneficio è stato di 3,3 ml/min/kg. La valutazione del rapporto E/A ed il volume atriale sinistro si sono ridotti nel gruppo allenamento, mentre sono rimasti invariati nell’ altro gruppo. La qualità di vita valutata con il 36 Item Short Form healty Survey è migliorata nel gruppo alle- namento ed è rimasta invariata nell’altro. La ridu- zione dell’ E/A indotta dall’esercizio è stata asso- ciata con un aumento del 38% del picco di VO2 ed ad un aumento del 50% della qualità di vita.

In conclusione l’esercizio fisico migliora la ca- pacità funzionale e la qualità di vita nei pazienti con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione conservata.

Il beneficio è correlato con rimodellamento atriale ed ad un miglioramento della funzione diastolica ventricolare sinistra.J Am Coll Cardiol 2011; 58 (17): 1780-91.

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SINTESI SULLE EVIDENZE SCIENTIFICHE DEGLI EFFETTI DELLA RIABILITAZIONE CARDIOLOGICA.

 

I benefici della Riabilitazione Cardiologica com-prendono:

-miglioramento della tolleranza allo sforzo;

-riduzione dei sintomi cardiologici;

-maggiore grado di benessere psico-sociale e riduzione dello stress;

-miglioramento del profilo di rischio cardiovasco-lare e dello stile di vita;

-riduzione della mortalità.

Per quanto riguarda il miglioramento della tolle- ranza allo sforzo vi sono evidenze che il training fisico migliora la capacità funzionale in modo si-gnificativo in tutte le categorie di pazienti e cioè nei maschi, nelle femmine, negli anziani, nei pa-zienti con disfunzione ventricolare e con scom-penso cardiaco,senza provocare significative com-plicazioni cardiovascolari. Un programma di trai-ning fisico, prescritto e condotto in modo appro-priato, viene ormai diffusamente raccomandato come componente fondamentale dell’intervento riabilitativo, soprattutto nei pazienti con ridotta tolleranza allo sforzo. Per non perdere i benefici ottenuti l’adozione di una vita attiva deve essere continuata per tutta la vita (Evidenza scientifica di tipo A*).

 

MIGLIORAMENTO DEI SINTOMI.

Il training fisico riduce il sintomo angina nei pazienti affetti da cardiopatia ischemica ed i sintomi di scompenso cardiaco nei pazienti con disfunzione ventricolare. Le evidenze strumentali con ECG e tecniche nucleari sul miglioramento dell’ ischemia e dell' assetto perfusorio dopo riabilitazione, forniscono un supporto obbiettivo al miglioramento dei sintomi in questi pazienti. Inoltre, in pazienti con scompenso cardiaco cronico il training fisico consente, insieme al miglioramento della capacità funzionale, di ridurre i sintomi dispnea ed astenia, in modo addizionale rispetto a quanto è possibile ottenere con una adeguata ottimizzazione della terapia medica (Evidenza scientifica di tipo A).

 

MIGLIORAMENTO DEL PROFILO DEL RISCHIO CARDIOVASCOLARE.

Un programma riabilitativo omnicomprensivo, che includa oltre all’ esercizio fisico, anche un suppor-to psico-sociale ed educazionale oltre alla ottimiz-zazione della trattamento farmacologico prescrit-to, permette di controllare il profilo del metabo-lismo lipidico e glicidico, l’ipertensione, il sovrap- peso, la sedentarietà e l’abitudine al fumo.

Bisogna ribadire che il training fisico ha un ruolo certamente importante, ma da solo non sembra incidere in modo significativo sul profilo del ri-schio cardiovascolare (Evidenza scientifica di tipo B).

 

MIGLIORAMENTO DELLO STATO PSICO-SO-CIALE.

L’intervento riabilitativo favorisce il controllo dell' ansia e della depressione, attenua il pattern comportamentale di tipo A, favorisce un precoce ritorno al lavoro ed inoltre migliora le funzioni psico-sociali con evidente beneficio in termini di miglioramento della qualità della vita (Evidenza scientifica di tipo B).

 

RIDUZIONE DELLA MORTALITA'.

E' stato dimostrato un effetto favorevole anche sulla sopravvivenza, ma un tale effetto non può essere attribuito soltanto al training fisico perché in molti studi, che hanno mostrato effetti favore-voli, è stato utilizzato un intervento omnicom-prensivo. Una metanalisi ha mostrato una ridu-zione della mortalità totale del 31% e una ridu-zione della mortalità cardiovascolare del 26% a 3 anni di follow-up. Altre meta-analisi su studi con-trollati e randomizzati hanno confermato questi risultati.Tale riduzione si avvicina a quella ottenu-ta in pazienti infartuati con i β-bloccanti o in pa-zienti con disfunzione ventricolare con gli ACE-inibitori.

La riduzione della mortalità è pari al 26%, però riguarda studi randomizzati con interventi mul-tifattoriali, infatti la riduzione della mortalità è ri-sultata solo del 15% negli studi in cui l'intervento comprendeva solo l’esercizio fisico (Evidenza scientifica di tipo B).

 

SICUREZZA.

La sicurezza del training fisico è stata ben do-cumentata.Gli studi randomizzati che hanno coin-volto alcune migliaia di pazienti, hanno riportato un modesto aumento di morbilità (reinfarto) e di mortalità nei pazienti sottoposti a riabilitazione rispetto ai controlli:la frequenza di infarto e di complicazioni cardiovascolari durante il training fisico è risultata estremamente bassa (1 infarto del miocardio non fatale per 250.000 ore/paziente e 1 morte cardiaca per 790.000 ore/paziente), (Evidenza scientifica di tipo A).

 

*Seguendo il metodo diffusamente adottato nelle Linee Guida, le evidenze scientifiche che sup-portano le raccomandazioni vengono classi-ficate:

 

Evidenza di tipo A: evidenza supportata da studi controllati (randomizzati e non) ben dise-gnati e ben condotti, e con consistente signi-ficatività statistica dei risultati;

 

Evidenza di tipo B: evidenza scientifica sup-portata da studi osservazionali o da studi controllati ma con risultati di minore consistenza;

 

Evidenza di tipo C: non sono disponibili studi validi o i risultati non sono consistenti.Le rac- comandazioni nelle Linee Guida sono supportate da opinioni di esperti.

 

SICUREZZA DEI TRAINING FISICO.

 

La sicurezza del training fisico è stata ben docu-mentata. Gli studi randomizzati che hanno coin-volto alcune migliaia di pazienti, hanno riportato un modesto aumento di morbilità (reinfarto) e di mortalità nei pazienti sottoposti a riabilita-zione rispetto ai controlli: la frequenza di infarto e di complicazioni cardiovascolari durante il training fi-sico è risultata estremamente bassa (1 infarto del miocardio non fatale per 250.000 ore/paziente e 1 morte cardiaca per 790.000 ore/paziente), (Evidenza scientifica di tipo A).

 

*Seguendo il metodo diffusamente adottato nelle Linee Guida, le evidenze scientifiche che suppor-tano le raccomandazioni vengono classificate:

Evidenza di tipo A: evidenza supportata da studi controllati (randomizzati e non) ben dise-gnati e ben condotti, e con consistente signi-ficatività statistica dei risultati.

Evidenza di tipo B: evidenza scientifica sup-portata da studi osservazionali o da studi con-trollati ma con risultati di minore consistenza.

Evidenza di tipo C: non sono disponibili studi validi o i risultati non sono consistenti.

Le raccomandazioni nelle Linee Guida sono sup-portate da opinioni di esperti.

Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Palestra.
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