QUANDO E'

 

CONSENTITO

 

VIAGGIARE IN AEREO?

 

La pressione barometrica all' interno di un aereo durante il volo è pari a quella che c' è in alta montagna. I moderni vet- tori sono infatti tutti ottima- mente pressurizzati, per cui nella cabina di un aereo che viaggia alla usuale quota di crociera intorno ai 10.000-15.000 metri, la pressurizzazione corrisponde media-mente all’esposizione ad una quota  di circa 1.600-2600 metri. La tabella sottostante mostra che le variazioni di pressurizzazione tra i diversi aerei sono assai signifi-cative.

La pressurizzazione corrisponde all’ esposizione ad una quota di circa 2.000-2500 m con significative variazioni tra i diversi aerei.
La pressurizzazione corrisponde all’ esposizione ad una quota di circa 2.000-2500 m con significative variazioni tra i diversi aerei.

L'esposizione a tali valori pressori può indur-re:

.una riduzione della pressione parziale di  ossigeno nel sangue;
.un incremento dell' attivazione simpatica;
.un aumento della pressione arteriosa, in particolare di quella polmonare.

Inoltre il basso grado di umidità, che è intorno al 10%, può favorire la disidratazione. Nei pazienti affetti da in- sufficienza coronarica, tutte queste condizioni possono scatenare una crisi ischemia miocardica.

Il cardiopatico deve mettere in conto anche altri fattori come lo stress psico-fisico dovuto alle lunghe attese du- rante il check-in, al trasporto dei bagagli, all'ansia del ritardo del ricevimento o per la perdita dei bagagli ed inoltre al cambio del fuso orario, che comporta una mo- dificazione del ritmo circadiano sonno-veglia e che può alterare la regolarità con cui vengono assunti i farmaci. Dopo 2-3 settimane da un episodio infartuale acuto, il rischio di avere un evento durante il volo è basso:

 .se il paziente ha un' età < 65 anni;
.se è stato riperfuso con successo;
.se la Frazione di Eiezione è > 45%.

Il rischio incrementa:

.se vi sono segni di scompenso cardiaco;
.se sono presenti aritmie importanti;
.se la Frazione di Eiezione è < 40%.

 

In sintesi, se il soggetto presenta una cardiopatia stabile, se ad esempio è affetto da una angina stabile a soglia medio-alta, il rischio di eventi cardiovascolari durante il volo è assai contenuto.

 

Per quanto riguarda i pazienti affetti da insufficienza car-diaca, bisogna ricordare che essa è una sindrome ca-ratterizzata dalla compromissione della capacità inotro-pa del cuore che assai di frequente si presenta con una contemporanea compromissione di altri organi come i polmoni, i reni, i muscoli, la circolazione polmonare, il si-stema emopoietico e il sistema nervoso simpatico, le quali compromissioni necessitano di uno specifico adat-tamento all’altitudine, o che possono essere ulterior-mente compromesse in alta quota.  Perciò, i pazienti con scompenso cardiaco e malattie polmonari, compresa l’ipertensione polmonare sproporzionata dovuta allo scompenso cardiaco, anemia, insufficienza renale seve-ra, angina o cardiopatie primitive valvolari o pericardi-che, che vogliono viaggiare in aereo, dovrebbero essere valutati per quanto riguarda lo scompenso e anche per le specifiche co-morbilità di cui assai spesso sono affetti. Per esempio, in un paziente con scompenso cardiaco, in cui è presente una broncopmeumopatia cronica ostrut-tiva (BPCO), quest'ultimo fattore limita l’esposizione alla quota, per via della riduzione della Pressione di O2. Ne è una controprova l’osservazione che, tra i pazienti scompensati esposti a basse quote (sotto il livello del mare, come nel Mar Morto), quelli affetti da scompenso e BPCO (con desaturazione arteriosa da sforzo) miglio-rano la propria prestazione più dei pazienti scompensati senza BPCO.

 

In sintesi le escursioni in quota o viaggi aerei possono essere permessi ai pazienti con scompenso cardiaco cronico anche severo, purchè siano in fase di stabilità clinica, tenendo in debito conto però l’impatto di eventuali comorbidità. Il paziente dovrà essere informato del fatto che l’esposizione alla quota comporta una riduzione della propria performance fisica, che nei casi più avanzati è dell’ ordine del 10% per ogni 1.000 metri di dislivello.

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico è ne- cessario tenere presente che la terapia β-bloccante inter-ferisce con i meccanismi di adattamento alla quota. Que-sto effetto, però, appare quasi interamente mediato dal blocco dei recettori β2. Per questo motivo i β-bloccanti beta 1 selettivi, come il bisoprololo o il nebivololo, sem-brano preferibili rispetto ai β-bloccanti non selettivi.

 

Dopo un intervento di angioplastica coronarica è buona norma attendere un paio di settimane prima di volare; questo perché la riduzione della pressione parziale di ossigeno potrebbe alterare l'equilibrio dei processi pro- trombotici e antitrombotici che in ultima analisi potrebbe favorire il rischio di trombosi dello stent, condizione che occorre con una certa frequenza nella prima settimana.

 

Dopo un intervento cardiochirurgico, in assenza di com- plicanze severe, un viaggio aereo non comporta rischi.

 

I pazienti portatori di pace-maker o di defibrillatori im- piantabili non subiscono danni al loro funzionamento per l' interferenza elettromagnetica di bordo. Questi pazienti, quando devono subire il controllo per l' imbarco, devono avvisare il personale addetto per evitare di passare sotto il metal detectors.

Poiché il paziente durante il volo rimane per la maggior parte del tempo seduto senza compiere nessun eserci- zio, usualmente non ha problemi se si esclude il rischio di trombosi venosa profonda secondaria alla prolungata immobilità e alla esposizione all'aria ambientale a basso grado di umidità con rischio di fenomeni di disidrata-zione.

In particolare i pazienti reduci da episodi di flebiti o trom-bosi venose, quando la permanenza in posizione seduta è assai lunga (viaggi transcontinentali), per evitare di andare incontro a episodi di tromboembolia venosa, oltre all'uso preventivo di calze elastiche e di una eventuale profilassi con eparina o anticoagulanti, anche se seduti, devono fare esercizi di flesso-estensione delle gambe e cercare, quanto è possibile, di camminare nei corridoi dell' aereo.

I pazienti con affezioni venose,anche se seduti,  devono fare esercizi di flesso-estensione delle gambe e cercare, quanto è possibile, di camminare nei corridoi dell'aereo.
I pazienti con affezioni venose,anche se seduti, devono fare esercizi di flesso-estensione delle gambe e cercare, quanto è possibile, di camminare nei corridoi dell'aereo.

In sintesi la maggioranza dei pazienti, affetti da cardiopatie non gravi e in fase di stabilità clinica, può affrontare un viaggio aereo senza incorrere in un ecces-sivo rischio di eventi.

 

I pazienti con cardiopatia in fase di instabilità devono at-tendere che la malattia si stabilizzi prima che il cardiolo-go dia loro il consenso ad imbarcarsi.

Gli altri pazienti valvulopatici,portatori di Pace-Maker,fle-bopatici, arteriopatici, ipertesi, diabetici, possono viaggia- re ma devono ricordarsi di assumere con regolarità la terapia medica prescritta e di attenersi ai consigli del loro cardiologo. Ovviamente i pazienti che devono essere tra-sportati in condizioni di emergenza, devono essere ac-compagnati da un medico fornito di farmaci e di adegua-te attrezzature elettromedicali.

Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Palestra.
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