QUALE LUOGO PREFERIRE

 

PER LE VACANZE 

 

Per la scelta del luogo dove trascorrere le proprie vacan ze, il cardiopatico deve seguire alcuni consigli pratici:

.per raggiungere il luogo delle vacanze non deve in-traprendere un viaggio troppo lungo e faticoso almeno prima che siano trascorsi 3 mesi dall'episodio infartuale;

.evitare in particolare le corse per raggiungere un tre-no, un metrò in partenza o autobus in movimento con la speranza che gli autisti fermino i mezzi vedendo in diffi-coltà il viaggiatore; ma anche se lo facessero, per lo sfor-zo improvviso, in particolare se le condizioni climatiche sono rigide o torride, si potrebbero verificare gravi danni all’apparato cardiovascolare (asma cardiaco, crisi angi-nosa, etc) ;

.se il cardiopatico si deve mettere alla guida dell' auto-mobile, deve evitare di guidare  per un periodo di tempo troppo lungo; in pratica bisogna evitare di fare tappe > 200-250 Km, anche quando non è alla guida dell'auto-mezzo. Inoltre se si dovesse restare in panne con la pro-pria autovettura, è prudente chiamare i soccorsi stradali, anche per la sostituzione di una ruota;

Se per raggiungere il luogo delle vacanze, se si sceglie l’automobile, evitate di percor-rere distanze > 200/250 Km per ogni tappa, a prescindere se si è o no alla guida dell' automezzo.
Se per raggiungere il luogo delle vacanze, se si sceglie l’automobile, evitate di percor-rere distanze > 200/250 Km per ogni tappa, a prescindere se si è o no alla guida dell' automezzo.

.per i viaggi aerei la maggior parte dei pazienti con ma-lattia cardiovascolare può tranquillamente volare. Un re-port della British Cardiovascular Society, redatto dal dot-tor David Smith della Royal Devon e Exeter NHS Foun-dation Trust ha dimostrato che l'ambiente della cabina raramente costituisce una minaccia per il paziente.
Come è noto,la pressione parziale di O2 all’interno di un aereo in volo è equiparabile a quella che si incontra in montagna ad una quota intorno ai 2000-2500 metri; questo perchè viene effettuata la pressurizzazione della cabina. La rapida esposi-zione a questi valori di pressione parziale di O2 che si ottiene dopo il decollo dell'aereo, induce moficazioni fisiologiche che comprendono una mo-desta ipossiemia che, purtuttavia consente una buona saturazione di ossigeno nel sangue arterio-so (saturazione O2 intorno al 90-93%). Le più im-portanti variazioni fisiologiche comprendono un aumento della stimolazione catecolaminica, un aumento della pressione arteriosa,soprattutto a li-vello del circolo polmonare ed una condizione di stress psichico, in grado di provocare un episodio ischemico del miocardio, in particolare nei pazien- ti con malattia coronarica non ben controllata.

Ciononostante,non vi sono evidenze che dimostri-no che queste modificazioni fisiopatologiche cor-relino realmente con un aumento dell'incidenza di episodi ischemici durante i viaggi aerei.In effetti è stato provato che l’esposizione ad altitudini mo-derate è associata a una riduzione della riserva coronarica, che  però può essere sintomatica solo durante esercizio fisico, mentre è asintomatica in condizioni di riposo.

Non è stato dimostrato se l’aumento del tono simpatico e la riduzione della pressione parziale di O2 siano in grado di indurre gravi aritmie, se si esclude un modesto incremento del numero di extrasistoli.

Le cose cambiano se trattasi di un paziente in condizioni di instabilità clinica; in questi casi è op-portuno rinviare i viaggi aerei di almeno 2 setti- mane se trattasi di un infarto del miocardio non complicato e di 2 settimane dopo l’avvenuta sta- bilizzazione clinica in caso di un infarto del mio-cardio complicato da shock o scompenso cardiaco.

A questo proposito le Società Scientifiche Statuni- tensi consigliano,prima di affrontare un viaggio aereo, di eseguire un test provocativo nei pazienti che siano stati sottoposti a trombolisi e che non siano stati sottoposti a coronarografia,per eviden-ziare eventuali condizioni di ischemia inducibile.

Un caso particolare è rappresentato dal paziente che  è stato sottoposto ad angioplastica coronarica con impianto di uno o più stent. La trombosi acu-ta dello stent rappresenta, infatti, la più grave tra le complicanze precoci dopo tali procedure e la sua incidenza è massima-nella prima settimana dopo la rivascorizzazione mediante angioplastica.

Poiché è stato dimostrato che la riduzione della pressione parziale di O2 altera l’equilibrio tra i processi protrombotici ed antitrombotici naturali dell’organismo, è consigliabile aspettare almeno 2 settimane prima di volare dopo essere stati sotto-posti ad angioplastica coronarica con impianto di stent ed anche più a lungo in caso di impianto di stent “medicati”. 

Dopo un intervento di bypass aorto-coronarico, bisogna attendere 3 settimane ed ancora di più se l’intervento è stato gravato da complicanze respi-ratorie.

Per i pazienti che assumono terapia con anticoa-gulanti come Coumadin e Sintron non esiste alcuna limitazione per quanto riguarda la scelta del luogo di va-canza. Si deve solo tenere ben presente che di solito i luoghi di vacanza si accompagnano a modificazioni delle abitudini alimentari, per cui è necessario variare poco il modo di mangiare o in alternativa effettuare più frequen-temente il controllo dell' INR.

Bisogna ricordare che in caso di bisogno il paziente deve preferire:

Come antipiretico: PARACETAMOLO;

Come antidolorifico: IBUPROFENE;

Come antibiotico: AMOXICILLINA.

Un discorso a parte va fatto per i pazienti portatori di pace-maker o di defibrillatori impiantabili. Questi disposi-tivi potrebbero essere vulnerabili all’azione delle interfe-renze elettromagnetiche e determinare un loro malfun-zionamento. In realtà l'intenso campo elettromagnetico creato dai metal detector presenti ai gate degli aeroporti, anche se rileva la presenza del dispositivo impiantabile, facendo scattare il sistema di allarme, nella pratica non determina un malfunzionamento del dispositivo; a tal pro-posito, uno studio del tedesco Clemens Jilek et coll. ha mostrato che il metal detector manuale non ha alterato il funzionamento dei pacemaker e dei defibrillatori impian-tabili in 388 pazienti esaminati. Pertanto è buona norma che il paziente si munisca della tessera identificativa del pacemaker/defibrillatore, da esibire al personale addetto alla sicurezza, ai fini di essere sottoposto ad un controllo di sicurezza in modo manuale

Il Pacemaker, dall'inglese "segna-ritmo", è un  apparecchio capace di stimolare elettrica-mente la contrazione del cuore quando questa non viene garantita in maniera normale dal tessuto di eccito-conduzione del cuore.
Il Pacemaker, dall'inglese "segna-ritmo", è un apparecchio capace di stimolare elettrica-mente la contrazione del cuore quando questa non viene garantita in maniera normale dal tessuto di eccito-conduzione del cuore.

Superato il controllo, i portatori di device impiantabili pos- sono intraprendere tranquillamente il viaggio aereo, se però si trovino in condizioni di stabilità clinica. In partico-lare secondo la British Cardiovascular Society, dopo una procedura di impianto di pacemaker senza complica-zioni il viaggio aereo può essere intrapreso dopo appena 2 giorni, mentre se vi è stato uno pneumotorace, l'attesa deve essere di almeno 2 settimane dopo la risoluzione.

Per i pazienti con defibrillatore impiantabile, se il defibril-latore ha erogato di recente uno shock elettrico, prima di partire, bisogna attendere la stabilizzazione delle con- dizioni cliniche.

A bordo dell’ aereo vi sono molte interferenze elettroma- gnetiche, ciononostante l’evoluzione tecnologica dei di-spositivi ha migliorato la protezione, per cui eventuali in- terferenze esterne rendono trascurabile il rischio di mal- funzionamenti.
Alcuni passeggeri si lamentano dell’aria troppo fredda  in aereo. Sono i piloti che  tengono bassa la temperatura ai fini di ridurre il numero di batteri nell'aria del vettore.
Alcuni passeggeri si lamentano dell’aria troppo fredda in aereo. Sono i piloti che tengono bassa la temperatura ai fini di ridurre il numero di batteri nell'aria del vettore.

Recenti segnalazioni hanno evidenziato il rischio che le radiazioni cosmiche (ionizzanti) possano sprogrammare i defibrillatori ripristinando le impostazioni di base della ca-sa produttrice.La quantità di radiazioni dovuta ai raggi co-

smici aumenta sensibilmente con l'aumento della quota e naturalmente è in relazione alla durata del viaggio. Sem-bra ovvio che il paziente debba essere informato circa questa rara possibilità, anche se  non sembra che siano state dimostrate interazioni con effetti clinicamente impor-tanti, sulla capacità del dispositivo di riconoscere e tratta-re eventuali aritmie maligne (defibrillatori)

Restrizioni al volo per i pazienti affetti da patologie cardiovascolari. Milis N.L.  and Boon N.A. Trend in Urology & Men's Health, 2014.
Restrizioni al volo per i pazienti affetti da patologie cardiovascolari. Milis N.L. and Boon N.A. Trend in Urology & Men's Health, 2014.

Smith D. et al. Fitness to fly for passengers with cardiovascular disease. Heart 2010; 96:1-16

.se si sceglie la montagna, si deve evitare di rag-giungere altezze > 2500 m;

.preferibilmente l'altezza non deve essere > 2000 m.

Lago di Dobbiaco,  piccolo lago alpino, situato in Val Pusteria nel comune di Dobbiaco a 160 da Bozano (1.176 m s.l.m.).
Lago di Dobbiaco, piccolo lago alpino, situato in Val Pusteria nel comune di Dobbiaco a 160 da Bozano (1.176 m s.l.m.).

Perchè queste precauzioni?

Premesso che tra 1500 e 2500 m l'altitudine è conside-rata moderata, mentre oltre 2500 m l'altitudine è conside-rata elevata; a questi livelli compare ipossia dei tessuti, a causa della ridotta disponibilità di ossigeno (O2) nell'aria inspirata; ad alti livelli di altitudine compare un aumento delle resistenze vascolari polmonari del 50-300%; inoltre compare una iperventilazione con alcalosi respiratoria; riduzione del volume plasmatico, per l'aumento della  perdita di liquidi per via cutanea, respiratoria ed urinaria e con conseguente aumento dell'ematocrito; la riduzione dell'attività parasimpatica per predominanza del sistema nervoso simpatico induce un aumento della frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo e della pressione arterio-sa;l'aumento dell'adrenalina circolante provoca glicoge-nolisi nei depositi muscolari, con aumento della glicemia a riposo e una precoce comparsa di acido lattico sotto sforzo.

 

In quali soggetti queste modificazioni possono avere riflessi negativi?

.nei pazienti con cardiopatia ischemica, i quali presen- teranno  una riduzione della soglia di ischemia;

.nei pazienti affetti da scompenso cardiaco, i quali per l' aumento dei valori della  pressione polmonare avranno una forte limitazione ad eseguire uno sforzo fisico;

.nei pazienti con aritmie sia atriali che ventricolari, le quali anche in soggetti senza una cardiopatia sottostante sono sostenute dall'aumento dell'attività del sistema sim-patico.

 

Da queste premesse sono conseguenti alcune racco-mandazioni pratiche, quali:

.salire in quota con gradualità per meglio acclimatarsi e ridurre l'effetto dell'alta quota;

.gli sciatori devono evitare di sciare a quote >1500 m, in particolare se non sono allenati;

.i livelli di attività fisica, rispetto a quelli eseguiti in pia-nura devono essere ridotti;

.il consumo di alcool deve essere ridotto, mentre assai importante è una adeguata idratazione;

.in ogni caso il cardiopatico che si accinge ad effettuare una gita in montagna deve fare sempre una adeguata valutazione cardiologica ed almeno un test da sforzo.

 

Esistono controindicazioni cardiovascolari assolute a rag-giungere anche le quote di 1500-2500 m; esse compren- dono:

-l'infarto miocardio recente,

-l'angina pectoris instabile,

-lo scompenso cardiaco congestizio,

-le gravi valvulopatie,

-le gravi aritmie ventricolari,

-le cardiopatie congenite cianogene o con ipertensio- ne polmonare,

-le arteriopatie periferiche sintomatiche,

-ipertensione arteriosa grave o non ben controllata;

.In montagna si devono evitare le scalate; l'in-tensità degli sforzi fisici deve essere in proporzio- ne all'altezza a cui ci si trova ed alle condizioni at-mosferiche;vale a dire che ad alte quote e in con-

dizioni atmosferiche sfavorevoli, lo sforzo deve essere assai meno intenso di quello praticato a li-vello del mare; diversi studi hanno dimostrato che, in articolare  a quote >3500 m, le capacità di esercizio aerobico si riducono, scende la paO2 ed incrementa la pressione arteriosa (soprattutto notturna) e la frequenza cardiaca.

In alcuni casi può comparire il mal di montagna, caratterizzato da un insieme di disturbi che insorgono quando il soggetto si viene a trovare in un ambiente con carenza di ossigeno (ipossia). In montagna mano a ma-no che si sale di quota diminuisce la pressione parziale di ossigeno nell'aria che viene inspirata e questa minore disponibilità di ossigeno diventa particolarmente evidente oltre i 3500 metri di altitudine vedi figura sottostante.

Classificazione dell'altitudine (Imray et al. 1S) (colonna a sinistra); alle varie altitudini la corrispondente pressione atmosferica e frazione in ossigeno inspirato simulate in un am-biente di laboratorio.
Classificazione dell'altitudine (Imray et al. 1S) (colonna a sinistra); alle varie altitudini la corrispondente pressione atmosferica e frazione in ossigeno inspirato simulate in un am-biente di laboratorio.

Risposta fisiologica all'ipossia. La fornitura di ossi-geno, nonostante una riduzione della pressione parziale dell' ossigeno inalato tra il 25% e il 60% (rispettivamente a 2500 m e 8000 m), è garantita da un aumento della ventilazione polmonare, da un aumento della portata cardiaca, per l'aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, cambiamenti nel tono vascolare, nonché un aumento della concentrazione di emoglobina e della pressione parziale dell'anidride carbonica arte-riosa.

L’organismo per adattarsi alle nuove condizioni e per reagire alla riduzione di ossigeno  adotta alcune adattamenti fisiopatoligici. Adapted from Bärtsch and Gibbs2 Physiologi-cal response to hypoxia.
L’organismo per adattarsi alle nuove condizioni e per reagire alla riduzione di ossigeno adotta alcune adattamenti fisiopatoligici. Adapted from Bärtsch and Gibbs2 Physiologi-cal response to hypoxia.

Per alcuni soggetti questo adattamento può risultare ina-deguato, per cui compiono alcuni sintomi che caratteriz-zano il cosiddetto mal di montagna: mal di testa, nausea, inappetenza, vertigini, spossatezza, insonnia.

 

Usualmente l'intensità della sintomatologia è correlata all’ altitudine che viene raggiunta, all’attività fisica svolta e, ovviamente anche alla sensibilità individuale.I sintomi di lieve entità tendono gradualmente a regredire fino a scomparire specie se si concede all'organismo un po’ di riposo per consentire di un adattamento al nuovo am-biente. 

 

.In montagna si devono evitare le scalate; l'in-tensità degli sforzi fisici deve essere in proporzio- ne all'altezza a cui ci si trova ed alle condizioni at-mosferiche;vale a dire che ad alte quote e in con-

dizioni atmosferiche sfavorevoli,lo sforzo deve es-sere assai meno intenso di quello praticato a li-vello del mare; diversi studi hanno dimostrato che, in particolare  a quote >3500 m, le capacità di esercizio aerobico si riducono, scende la paO2 ed incrementano la pressione arteriosa (soprattutto notturna) e la frequenza cardiaca.

 

Non è consigliabile per un cardiopatico raggiungere una vetta scalando,meglio utilizzare la funivia,però bisogna considerare la differenza di quota che si ha con la funivia in pochi minuti.
Non è consigliabile per un cardiopatico raggiungere una vetta scalando,meglio utilizzare la funivia,però bisogna considerare la differenza di quota che si ha con la funivia in pochi minuti.

.La comparsa di dolore al petto,di un respiro af-fannoso,di cardiopalmo, di sudorazione profusa,etc, de-

vono mettere in allarme il cardiopatico; una pericolosa  complicazione del mal di montagna anche se rara è l’edema polmonare acuto che provoca una grave insuf-ficienza respiratoria dovuta ad accumulo di liquido negli alveoli polmonari.L'individuo manifesta dispnea, tachi-cardia, tosse con espettorato schiumoso, cianosi, pro-strazione e necessita di un adeguato trattemnto medico.

Fiume Tacina,Parco Nazionale della Sila;la vetta più elevata è il Monte Volpintesta 1.730 m nella Sila Grande e  il Monte Gariglione 1.765 m  nella Sila Piccola.
Fiume Tacina,Parco Nazionale della Sila;la vetta più elevata è il Monte Volpintesta 1.730 m nella Sila Grande e il Monte Gariglione 1.765 m nella Sila Piccola.

.I pazienti portatori di pace-maker o di un defibrillatore impiantabile devono godersi la montagna con le lunghe passeggiate, effettuare le gite e i picnic in zone montane facili da raggiungere; pertanto devono  evitare le scalate ad alta quota.

Se è vero che il pace-maker è molto resistente, al con-trario i cateteri sono abbastanza fragili, per cui alcuni movimenti violenti potrebbero danneggiarli, come ad esempio quando si gioca a tennis, quando si esegue lo swing a golf o quando si pratica uno sport a rischio di cadute, etc.

.I pazienti,affetti da ipertensione arteriosa,malattia che come è noto è assai diffusa e che interessa il 15-25% della popolazione, possono frequentare la montagna fino a quote di 2000-2500 m, solo se la malattia è ben con-trollata dalla terapia in atto e solo se si è in un buon stato di compenso emodinamico.Bisogna ricordare che salen-do in quota la terapia antipertensiva può essere inade-guata, dal momento che la risposta dell’ organismo allo stress dell'alta quota, allo stress fisico ed emotivo e al freddo possono portare ad un incremento della pressione arteriosa.In questi casi, nei primi giorni di soggiorno in montagna bisogna limitare l’attività fisica, evitando gli sforzi in particolare nelle ore dopo i pasti o quando le condizioni climatiche non sono ottimali come quando la temperatura di abbassa o si alza di molto.
L'iperteso in montagna deve essere molto attento nell' adottare un corretto stile di vita, una alimentazione sana, evitando in particolare l’eccesso di sale e di alcolici. In alcuni casi l'iperteso durante il soggiorno in montagna deve ricorrere ad un adeguamento della terapia (aumen-tare il dosaggio della terapia antiipertensiva!); ma quali farmaci? I Sartani e gli Ace-inibitori perdono progressiva-mente la loro efficacia antiipertensiva sopra i 3.000 m. In tali condizione, invece, i β-bloccanti continuano ad agire bene sia sulla Pressione arteriosa che sulla Frequenza cardiaca. Ma non tutti i β-bloccanti possono essere utiliz-zati negli sforzi in alta quota e vi sono delle differenze fra le varie molecole: il Nebivololo, grazie all’estrema β-1 selettività ed alla vasodilatazione ossido-nitrico mediata, protegge meglio del Carvedilolo dall’incremento della PA notturna ed è meglio tollerato. Inoltre, non riduce, rispetto agli altri β-bloccanti, le capacità di esercizio e, in parti-colare, nei test da sforzo cardiorespiratori, non altera i parametri cardiaci e respiratori, peggiorati invece dal Carvedilolo.I farmaci da preferire,quindi, nella terapia del-
l’iperteso con comorbilità CV sopra i 3.500 m di altezza sembrerebbero essere il Nebivololo associato ai Ca-antagonisti diidropiridinici ed, eventualmente, all’acetazo-lamide. G. Parati Eur Heart J. 2018 May 1;39 (17):1546-1554 doi:10.1093/eurheartj/ehx 720.

 

 

In quali soggetti le modificazioni indotte dall'altitudine possono avere riflessi nega-tivi?

.nei pazienti con cardiopatia ischemica, i quali presen- teranno  una riduzione della soglia di ischemia;

.nei pazienti affetti da scompenso cardiaco, i quali per l' aumento dei valori della  pressione polmonare avranno una forte limitazione ad eseguire uno sforzo fisico;

.nei pazienti con aritmie sia atriali che ventricolari, le quali anche in soggetti senza una cardiopatia sottostante sono sostenute dall'aumento dell'attività del sistema sim-patico.

 

Da queste premesse sono conseguenti alcune racco-mandazioni pratiche, quali:

.salire in quota con gradualità per meglio acclimatarsi e ridurre l'effetto dell'alta quota;

.gli sciatori devono evitare di sciare a quote >1500 m, in particolare se non sono allenati;

.i livelli di attività fisica, rispetto a quelli eseguiti in pia-nura devono essere ridotti;

.il consumo di alcool deve essere ridotto, mentre assai importante è una adeguata idratazione;

.in ogni caso il cardiopatico che si accinge ad effettuare una gita in montagna deve fare sempre una adeguata valutazione cardiologica ed almeno un test da sforzo.

 

Esistono controindicazioni cardiovascolari assolute a raggiungere anche le quote di 1500-2500 m; esse comprendono:

-l'infarto miocardio recente,

-l'angina pectoris instabile,

-lo scompenso cardiaco congestizio,

-le gravi valvulopatie,

-le gravi aritmie ventricolari,

-le cardiopatie congenite cianogene o con ipertensio- ne polmonare,

-le arteriopatie periferiche sintomatiche,

-ipertensione arteriosa grave o non ben controllata.

..Se si sceglie il mare bisogna evitare:
.le lunghe esposizioni al sole, soprattutto nelle ore più calde;
.di nuotare al largo o sott'acqua;
Per i pazienti affetti da cardiopatie,il nuoto in acque aperte è consentito solo in condizio-ni di particolare sicurezza. Fotorafia Gennarino Borrello.
Per i pazienti affetti da cardiopatie,il nuoto in acque aperte è consentito solo in condizio-ni di particolare sicurezza. Fotorafia Gennarino Borrello.
.non immergersi in mare se la temperatura dell' acqua è < 20 gradi, eventualmente immergersi lentamente per fare acclimatare il corpo in modo graduale;
.i portatori di pace-maker possono andare al mare e possono distendersi al sole ma devono proteggere la zona dove è allocato il dispositivo, con un asciugamano. Il sole non provoca problemi al pace-maker, ma il calore che produce potrebbe surriscaldare la massa metallica, procurando delle ustioni. E' concesso tuffarsi in acqua e nuotare, ma devono essere vietate le immersioni in profondità elevate con utilizzo di bombole;
. se si sceglie il lago, il muoversi lento delle sue acque producono un effetto rilassante, per cui va bene per i pazienti affetti da ipertensione arteriosa,per i cardio- patici anche se sono in fase di scompenso emodina- mico e per i pazienti con broncopneumopatie croniche ostruttive, anche asmatiformi.Pertanto la vacanza al lago non è indicata per i pazienti affetti da stati depressivi, con fobie,con attacchi di panico o con disturbi della persona-lità.
 Una veduta del Parco della Sila.
Una veduta del Parco della Sila.

Al lago è salutare il praticare una attività fisica moderata,effettuando lunghe passeggiate per mi-gliorare la tonicità dei muscoli. L' attività deve es-sere incrementata in modo graduale, in particola-re se trattasi di un paziente sedentario.

Bisogna evitare gli sforzi pesanti in particolare dopo i pasti. Come nelle altre località di vacanze, per praticare l'attività fisica,bisogna evitare le ore più calde della giornata.

Per alcuni pazienti può essere vantaggioso andare in vacanza in campagna, dove la natura, il silenzio e la bel-lezza dei colori possono rendere più gradevole il sog-giorno. In questi luoghi lontani dallo stress, dai rumori e dallo smog delle città, oltre al benessere psicologico che nasce dal godimento della bellezza della na-tura, è possibile respirare aria pulita ed inoltre è pos-sibile praticare alcuni sport come le lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta. Alcune strutture sono organizzate per far visitare riserve naturali,parchi regionali e nazionali e aree protette.

Esempio di struttura agrituristica. Agriturismo"Basilea" dell'Avv Michelina Mazza Catan-zaro Lido.
Esempio di struttura agrituristica. Agriturismo"Basilea" dell'Avv Michelina Mazza Catan-zaro Lido.
L’Italia è assai ricca di queste strutture che sono assai indicate per le vacanze in particolare per i pazienti reduci da un episodio infartuale o da un intervento di cardio-chirurgia.
La campagna andrebbe evitata da chi soffre di bronco- pneumopatie croniche ed asmatiformi o allergie con pol-linosi, come le rinofaringiti e le congiuntiviti.
Attualmente la vacanza sta diventando un mo- mento importante da dedicare a se stessi e alla propria salute.Per soddisfare questa esigenza so-no si sono diffusi i cosiddetti centri benessere
Essi utilizzano alcuni metodi naturali per prender-si cura della persona e del proprio benessere.
In pratica si avvalgono di varie metodiche quali:

.Percorso Kneipp: il percorso che prevede getti d’ac-qua calda e fredda che aiutano a stimolare il flusso san-guigno, soprattutto a livello degli arti inferiori; di solito, si inizia con un getto di acqua calda per procedere con un'alternanza tra diverse temperature e con-cludere con un getto di acqua fredda; prevede an-che di camminare in 2 vasche parallele profonde circa 90 centimetri e riempite rispettivamente con acqua fredda a 20°C e con acqua calda a 32°C; in pratica l’alter-nanza di temperature alte e basse viene utilizza-ta per ottenere un buon rilassamento e una rige-nerazione dei tessuti;un massaggio linfodrenan-te,eseguito daun massoterapista,dopo la cammi-nata nelle vasche Kneipp, determina una ancora maggiore sensazione di leggerezza delle gambe; dopo il Percorso Kneipp si può fare il bagno turco o la sauna;

.Vasche idromassaggio: vasche dove viene sfrutta- ta la pressione esercitata da getti di aria calda e fredda al fine di stimolare la circolazione sanguigna; questo tipo di trattamento viene consigliato per le patologie osteo-arti-colari;

.Bagno turco:trattamento che si svolge in un ambien- te chiuso,in cui l’umidità relativa è molto alta e la tempe-ratura può variare dai 40 ai 60° C. Viene consigliata per effettuare una pulizia profonda della cute e per favorire la circolazione,dato che il principale effetto del calore è pro-prio la dilatazione dei vasi sanguigni;

.Sauna finlandese;le sue origini si perdono nella notte dei tempi; essa è associata ai riti puri- ficatori comuni a molti riti religiosi antichi;le sue virtù terapeutiche ed estetiche erano già cono-sciute ai tempi degli antichi Greci ma è soprat-tutto tra i popoli baltici, in particolare in Finlan-dia, che la sua pratica si è diffusa come fonte di benessere psico-fisico.

La temperatura della sauna può raggiungere  80°- 90° C, che si ottengono versando dell’ acqua su pietre laviche riscaldate; in alto all’ interno della cabina la temperatura è mag-giore. L’aria  è molto secca, l’umidità è solitamente è < 20%.
La temperatura della sauna può raggiungere 80°- 90° C, che si ottengono versando dell’ acqua su pietre laviche riscaldate; in alto all’ interno della cabina la temperatura è mag-giore. L’aria è molto secca, l’umidità è solitamente è < 20%.

La sauna in pratica è semplicemente un bagno di aria molto calda e secca che si effettua in un am-biente chiuso dove un'appropriata apparecchiatu-ra riscalda e deumidifica l'aria.

Con il sudore si eliminano tossine,acidi urici, grassi superflui e scorie metaboliche; il corpo ne risulta rinvigorito, i muscoli e il sistema nervoso rilassati e la cute assume un aspetto morbido e vellutato.

 

IL CARDIOPATICO PUO' FREQUENTARE I CENTRI BENESSERE?

Poichè durante una seduta di sauna la tempera-tura corporea aumenta di alcuni gradi e con essa la frequenza cardiaca,la quale può addirittura rad- doppiare rispetto alle condizioni basali,è ovvio che vi è un brusco aumento del consumo miocardico di O2, che può arrecare danni al cuore, a volte anche pericolosi per la vita. Pertanto per i pazienti reduci da un episodio infartuale recente o reduci da un recente intervento chirurgico,è sconsigliabi-le utilizzare questi trattamenti come la sauna, il bagno turco,l'idromassagggio e il percorso Kneipp. Anche i pazienti con insufficienza cardiaca devono essere scoraggiati a utilizzare i bagni di calore co-me la sauna, il bagno turco, etc.

 

Non devono accedere ai bagni di calore nem-meno:

.i pazienti ipertesi  (pressione troppo alta);

.i pazienti ipotesi (pressione troppo bassa);

.i pazienti che presentano uno stato febbrile o fenomeni infiammatori in atto; 

.i pazienti con varici venose.

Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Palestra.
Palestra.

 

Palestra
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