ATEROSCLEROSI

DELLE ARTERIE CORONARIE

Coronary Artery Disease (Atherosclerosis)

 

La malattia coronarica è la conseguenza del restringi- mento di una o più arterie coronarie per la presenza di placche aterosclerotiche dell' intima* con effetto steno-sante.

Un accumulo denso di lipidi extracellulari occupa una estesa area dell' intima e prende il nome di core lipidico. Nella placca "stabile", il cappuccio fibroso è spesso, cosicché la placca continua a crescere fino a ridurre sempre di più il lume.
Un accumulo denso di lipidi extracellulari occupa una estesa area dell' intima e prende il nome di core lipidico. Nella placca "stabile", il cappuccio fibroso è spesso, cosicché la placca continua a crescere fino a ridurre sempre di più il lume.

Il processo aterosclerotico inizia con l' accumulo di cole- sterolo-LDL nell' intima con conseguente danno endo- teliale, che favorisce l' infiammazione, la quale è respon-sabile dell' espressione di molecole di adesione sulla membrana cellulare e della secrezione di sostanze biologicamente attive e chemiotattiche come citochine, fattori di crescita e radicali liberi; queste sostanze favoriscono il richiamo e la successiva infiltrazione di leucociti (globuli bianchi), con trasformazione dei mono- citi in macrofagi; ricordiamo come l' ossido nitrico (NO) prodotto dalle cellule endoteliali, oltre alle proprietà va- sodilatatrici, ha anche proprietà antinfiammatorie locali, limitando l' espressione delle molecole di adesione; per questo motivo è considerato un fattore protettivo nei con- fronti dell'aterosclerosi.

Il primo stadio del processo aterosclerotico risiede nell' adesione dei monociti circolanti alle superficie endoteliali e nella successiva migrazione fra le cellule endoteliali fino a raggiungere l'intima. Nell'intima le cellule fagoci- tarie o fagociti dopo avere adsorbito il colesterolo LDL, diventano "Foam Cells" (cellule schiumose), appunto per il loro alterato contenuto in lipidi. Il materiale lipidico nella forma fenotipizzata di "Foam Cells" può così infil-trarsi all' interno dell'endotelio vasale. L'ossidazione delle proteine LDL gioca un ruolo di primo piano nei processi iniziali di formazione dell' ateroma. E' noto che l' ossidazione delle LDL è favorita dai ra- dicali liberi formatisi in seguito alla presenza dei fattori di rischio cardiovascolare come il fumo di tabacco (ridotta attività della glutatione perossi-dasi), l'ipertensione arteriosa (per aumento della produzione di Angiotensina II), il diabete mellito (prodotti di glicosilazione avanzata presenti nei diabetici), alterazioni genetiche e l' iperomocistei-nemia. 

Quando il materiale lipidico si accumula,all'inizio forma la cosiddetta placca piana (fatty streaks),che poi a mano a mano che cresce assume l'aspetto della placca rileva- ta. Accumulandosi il materiale lipidico, la placca diviene sempre più grande e contestualmente il lume dei vasi sanguigni, interessati a tale processo, si restringe. La secrezione di citochine infiammatorie e di alcuni fattori di crescita favoriscono la proliferazione e la migrazione verso l'intima delle fibrocellule muscolari lisce dello stra- to medio, promuovendo la progressione verso la placca fibrolipidica.

La placca rilevata è dunque costituita da un cappuccio fibroso e da una poltiglia ateromasica (core lipidico, vedi fig. soprastante e figura schematica sottostante).

L’esposizione ai fattori di rischio cardiologici induce una disfunzione endoteliale che fa- vorisce l' ingresso di LDL nella parete vasale. L'azione infiammatoria che ne consegue,  promuove la vulnerabilità di placca e l'attività trombogenica locale.
L’esposizione ai fattori di rischio cardiologici induce una disfunzione endoteliale che fa- vorisce l' ingresso di LDL nella parete vasale. L'azione infiammatoria che ne consegue, promuove la vulnerabilità di placca e l'attività trombogenica locale.

Dal punto di vista istologico nel core lipidico sono presenti cristalli di colesterina e cellule schiumose rigonfie di lipidi di origine macrofagica. Il core li- pidico è separato dal lume vasale da una capsula fibrosa ricca di collagene. 

Il nucleo lipidico è separato dal lume vasale da una capsula fibrosa.  Modificato da Mary Sheppard e Michael J Davies. Patologia cardiovascolare pratica, 1999. Pharma Project Group srl Saronno.
Il nucleo lipidico è separato dal lume vasale da una capsula fibrosa. Modificato da Mary Sheppard e Michael J Davies. Patologia cardiovascolare pratica, 1999. Pharma Project Group srl Saronno.

LA PLACCA SI PUO’ COMPLICARE.

L’aterosclerosi sarebbe una malattia meno grave se si potessero prevenire la rottura della placca e la trombosi ad essa conseguente. Per questa ragione lo studio dell' aterosclerosi è volto alla conoscenza della fisiopatologia dell’evento coronarico acuto; in altri termini la ricerca  è interessata allo studio dei meccanismi che sono coinvolti per rendere una placca "stabile" in una placca "vulnerabi- le" o instabile. In effetti,è assai importante capire perchè una placca aterosclerotica, oltre ad arrecare difficoltà al flusso, si complica  con la presenza di fissurazioni del cappuccio fibroso o di emorragie nel fondo della placca stessa, da cui prendono origine i fenomeni trombotici che possono rendere acutamente occlusiva la placca steno-sante*.

Aterotrombosi è il termine che riconosce come l’aterosclerosi e la trombosi acuta sono integralmente correlati alla realizzazione di eventi vascolari.
Aterotrombosi è il termine che riconosce come l’aterosclerosi e la trombosi acuta sono integralmente correlati alla realizzazione di eventi vascolari.

Le placche vulnerabili, cioè le placche più a rischio di in- stabilizzarsi e condurre alla trombosi sono quelle con un core lipidico maggiore e un minor spessore del cappuc- cio fibroso. Il rischio di rottura di una placca non è corre- lata alle sue dimensioni o all’entità della stenosi prodotta, bensì alla composizione cellulare e al rapporto fra core e cappuccio fibroso.

A: gli ateromi con cappuccio sottile vanno incontro a rottura; B: i cappucci sottili sono infiammati con infliltrazione monocito-macrofagica;C: Ingrandimento del riquadro ros- so; l'area racchiusa nel riquadro scuro è stata colorata per i macrofagi in D.
A: gli ateromi con cappuccio sottile vanno incontro a rottura; B: i cappucci sottili sono infiammati con infliltrazione monocito-macrofagica;C: Ingrandimento del riquadro ros- so; l'area racchiusa nel riquadro scuro è stata colorata per i macrofagi in D.

 

Esistono molteplici e complessi fattori che hanno la responsabilità dell' instabilizzazione della placca ateromatosa; tra essi 2 fattori sembrano di parti-colare importanza:

.l' infiammazione della placca;

.la presenza di un'abbondante componente lipidi- ca.

 

Questi 2 fattori renderebbero la placca meno resistente all'urto della corrente sanguigna. In particolare le cellule infiammatorie e soprattutto i macrofagi producono alcuni enzimi idrolitici (metalloproteasi), capaci di lisare il colla- gene della cappuccio fibroso, per cui diviene meno resi- stente allo stress della corrente sanguigna. La progressi- va morte dei macrofagi ricchi di lipidi contribuisce alla for- mazione del nucleo necrotico.

Inoltre le placche più a rischio di instabilizzazione e di condurre alla trombosi sono quelle con un core con ab- bondante componente lipidica e minor spessore del cap- puccio fibroso; è stato ipotizzato che uno spessore del cappuccio fibroso <65 µm è predittivo di vulnerabili- tà della placca. 

In conclusione il rischio di rottura di una placca non è correlata alle sue dimensioni o all’entità della stenosi pro- dotta, bensì all'infiammazione, alla composizione cellu- lare della placca e al rapporto fra core e cappuccio fi- broso.

 

PERCHE’ AVVENGONO I FENOMENI TROMBOTICI?

La principale complicanza della placca è la trombosi, la quale è responsabile delle manifestazioni cliniche dell' ischemia miocardica: angina, infarto del miocardio e mor- te improvvisa. La trombosi si può sviluppare in seguito all'insulto dell'intima, cioè alla perdita di tessuto endo- teliale ed erosione degli spazi immediatamente al di so- pra della placca. E' possibile che sia responsabile un aumento della  flogosi del tessuto sottoendoteliale dove sono presenti numerosi macrofagi e cellule muscolari lisce. Nella figura sottostante sono visibile 2 piccoli trom- bi aderenti alla superficie  endoluminale. La maggior par- te di questi trombi provenienti dall'erosione endoteliale sono di piccole dimensioni, ma quando sono di dimen- sioni più ampie possono embolizzare e occludere i rami arteriosi a valle. Se il danno dell'intima è assai profondo o se vi è una rottura della cappuccio fibroso, il core lipidico si apre nel lume vasale, per cui diffondono nel cir- colo ematico numerosi fattori tissutali dotati di proprietà trombogeniche.

Modificato da Mary Sheppard e Michael J Davies. Patologia cardiovascolare pratica, 1999. Pharma Project Group srl Saronno.
Modificato da Mary Sheppard e Michael J Davies. Patologia cardiovascolare pratica, 1999. Pharma Project Group srl Saronno.

Questo meccanismo trombogenico una volta innescato, non si ferma subito, per cui è possibile che sulla placca si formi un trombo, il quale finisce per ostruire ulterior-  mente il lume del vaso. Se il flusso sanguigno si ferma completamente, può comparire una grave sofferenza ischemica del tessuto a valle dell'occlusione e portare all' infarto del miocardio.

Infarto acuto del miocardio(IMA).Nell'IMA STEMI (con sopraslivellamento del tratto ST,il sopraslivellamento del ST è l'alterazione ECG che permette di identificare un IMA STEMI nella fase acuta e di attivare tutte le procedure di riperfusione necessarie.
Infarto acuto del miocardio(IMA).Nell'IMA STEMI (con sopraslivellamento del tratto ST,il sopraslivellamento del ST è l'alterazione ECG che permette di identificare un IMA STEMI nella fase acuta e di attivare tutte le procedure di riperfusione necessarie.

Quando vi è un'occlusione trombotica delle coronarie, se non si interviene rapidamente (al massimo entro 3 ore) con farmaci trombolitici (che dissolvono il trombo) o con angioplastica (dilatazione meccanica della stenosi), le cellule dell'area ischemica muoiono.Per quest ragione  si dice che il tempo è miocardio, nel senso che bisogna raggiungere più rapidamente possibile un reparto ospe-daliero adeguatamente attrezzato. 

 

MA COME SI FA?
In caso di sospetto infarto del miocardio, piuttosto che raggiungere l’ospedale con i propri mezzi, può essere utile chiamare un’ambulanza, che può favorire un più rapido accesso nel Dipartimento Emergenza e Accetta-zione dell' ospedale.

Alcuni studi hanno confermato la fattibilità, l' elevata efficacia e il basso rischio della trombolisi preospedaliera effettuata da personale addestrato, nel contesto di un mo- dello assistenziale integrato tra  UTIC e sistema di emergenza 118.
Alcuni studi hanno confermato la fattibilità, l' elevata efficacia e il basso rischio della trombolisi preospedaliera effettuata da personale addestrato, nel contesto di un mo- dello assistenziale integrato tra UTIC e sistema di emergenza 118.

 

I pazienti durante il trasporto in ambulanza, possono es- sere sottoposti ad un elettrocardiogramma e possono ri- cevere le prime cure in tempi assai più brevi. Uno studio che ha arruolato 360 pazienti dal 2008 al 2010, con so- spetto infarto del miocardio, ha mostrato che i pazienti che non hanno utilizzato un'ambulanza per accedere all’ ospedale, anche dopo gli aggiustamenti per fattori demo- grafici, per i tradizionali fattori di rischio cardiovascolari, per la gravità della malattia e per l’importanza delle modificazioni elettrocardiografiche, non avendo eseguito un ECG pre-ospedaliero, hanno allungato il tempo totale per raggiungere il Dipartimento Emergenza e Accet-tazione del 62%, prima di essere inviati ad un laboratorio di emodinamica. In conclusione i pazienti che sono arrivati in ospedale per un possibile infarto del miocardio e che non hanno eseguito un ECG pre-ospedaliero han- no allungato significativamente i tempi Door to Balloon. (60°Scientific Session dell'American College of Cardiolo- gy, New Orleans, 2011). 

 

ESISTE UNA ATEROSCLEROSI A LIVELLO PRE-

CLINICO E UNA ATEROSCLEROSI A LIVELLO CLINICO. 

 

Nella fase pre-clinica, i fenomeni che danno origine alla placca aterosclerotica (foam cells,cellule schiumose,strie lipidiche,etc) possono svolgersi nell'arco di molti anni (anche 2-3 decenni) senza provocare sintomi clinici di rilievo.

Nella fase clinica, le placche creano una o più stenosi delle coronarie (restringimenti del lume vasale) che pro- vocano una difficoltà al passaggio del sangue; a questo punto la malattia diviene sintomatica (ad esempio com- pare angina pectoris da sforzo). Quanto più serrate sono le stenosi, tanto più piccolo è lo sforzo fisico, o lo stress psichico,etc,capaci di determinare l'insorgenza del tipico dolore anginoso (dolore al petto, spesso irradiato alla spalla, al braccio, al collo, alla mascella, etc).

 

*L'intima o tonaca intima è lo strato più interno dei vasi sanguigni ed è costituita da uno strato di cellule endoteliali (endotelio) che sono in contatto diretto con il sangue circolante e da un sottile strato di membrana basale.

                                                                                                                         Anatomia dell'arteria.
Anatomia dell'arteria.

Lo  strato più esterno dell'arteria è conosciuto co- me tonaca o tunica esterna o avventizia ed è composto da tessuto connettivo, cioè da fibre col- lagene ed elastiche orientate secondo l'asse del vaso. Al disotto si trova la tonaca media, che è  più spessa, ha un orientamento circolare ed è composta da cellule muscolari lisce e da tessuto elastico. La cavità interna dell' arteria, nella quale scorre il sangue, è detta lume.

 

QUALI ESAMI SONO NECESSARI PER VALU- TARE LE CONDIZIONI DELL'ALBERO CORO- NARICO ?

 

In Italia ogni anno:

.160.000 persone sono colpite da un attacco cardiaco;

 

Se all'ECG compare un sopraslivellamento di ST,  l'evento è denominato STEMI (ST elevation myocardial infarction). Se l'occlusione coronarica è parziale o transitoria, compare un sottoslivellamento di ST; l'evento è definito NSTEMI (non-ST elevation IMA).
Se all'ECG compare un sopraslivellamento di ST, l'evento è denominato STEMI (ST elevation myocardial infarction). Se l'occlusione coronarica è parziale o transitoria, compare un sottoslivellamento di ST; l'evento è definito NSTEMI (non-ST elevation IMA).

.50.000 persone sono colpite da un arresto car- diaco, responsabile della morte improvvisa.

 

Assai di frequente la morte improvvisa è dovuta ad un attacco cardiaco e compare in coincidenza alla com- parsa di alcuni sintomi pericolosi che comprendono:

 

1.dolore al torace: senso di oppressione, di peso, di co- strizione retrosternale che va e viene o che si protrae nel tempo per alcuni minuti;

Soggetto con Angina pectoris: sesso maschile,obesità, in marcia  in salita dopo aver mangiato, in una giornata fredda. Da Frank H.  Netter M.D. (1906–1991), medico e il- lustratore scientifico (USA).
Soggetto con Angina pectoris: sesso maschile,obesità, in marcia in salita dopo aver mangiato, in una giornata fredda. Da Frank H. Netter M.D. (1906–1991), medico e il- lustratore scientifico (USA).

 

Assai di frequente la morte improvvisa è dovuta ad un attacco cardiaco e compare in coincidenza alla comparsa di alcuni sintomi pericolosi che comprendono:

Zone in cui il dolore coronarico si irradia con mag- giore frequenza.
Zone in cui il dolore coronarico si irradia con mag- giore frequenza.

1.dolore al torace: senso di oppressio- ne, di peso, di co- strizione retrosterna- le che va e viene o che si protrae nel tempo per alcuni mi-nuti;

2.dolore che si ir- radia alle braccia, alle spalle, al dor- so,al collo alla mandibola e allo stomaco;

3.affanno che prece- de il dolore o si ac- compagna ad esso;

4.segni generali co- me: malessere gene-rale, nausea, sudo-razione fredda, senso di mancamento.

 

Se il dolore toracico dura oltre 10 minuti è ne- cessario, senza perdere tempo, ricorrere alle cure di uno ospedale specializzato telefonando al 118. Il Pronto Soccorso, accoglie in base alla priorità cli- nica del caso.

Viene eseguita  una valutazione secondo il metodo organizzativo del TRIAGE che prevede, in base alle necessità di tempestività delle cure per ciascun ca- so, l’ assegnazione di un codice colore:

.Codice rosso: emergenza-priorità assoluta, ingres- so immediato;
.Codice verde: urgenza differibile;


.Codice bianco : prestazione differibile.

 

COME E’ POSSIBILE CALCOLARE IL RISCHIO DI ANDARE INCONTRO ALLA MALATTIA CO- RONARICA?

 

Il calcolo del rischio cardiovascolare viene realiz- zato considerando i fattori di rischio cardiova-scolari indipendenti come età, sesso, ipercoleste-rolemia, ipertensione arteriosa, tabagismo e dia- bete; esiste inoltre una serie di altri fattori di ri- schio che vengono definiti minori ma che hanno un ruolo importante nella definizione del rischio cardiovascolare globale.

 

Alcuni anni fa l'American College of Cardio- logy e l' American Heart Association hanno diviso questi fattori in:

 

FATTORI CONDIZIONANTI: obesità,obesità ad-

dominale, sedentarietà, storia familiare di cardio- patia in età giovanile, fattori psicosociali;

 

FATTORI PREDISPONENTI: elevati valori di tri- gliceridi, dimensioni ridotte di LDL,elevati valori di omocisteina e di lipoproteina(a),presenza di fatto- ri protombotici come fibrinogenemia elevata e di fattori infiammatori come la proteina C reattiva.

 

I primi inducono un aumento del rischio di eventi, mentre i secondi inducono un peggioramento dell' impatto dei fattori di rischio indipendenti.Per ottenere la stima del rischio assoluto in un de- terminato soggetto si utilizzano le cosiddette "CARTE DEL RISCHIO". Le carte del rischio pro- poste in letteratura sono numerose. Una carta del rischio che rappresenta la popolazione italiana è quella ricavata dallo studio GISSI-Prevenzione; essa è importante perché si fonda su informazioni e dati provenienti dalla popolazione italiana.

 

Nella pratica si procede nel seguente modo:

.si cerca la tabella corrispondente al sesso;

.si identifica la casella di convergenza a se- conda dell' età e della presenza di ischemia, LVD o\e di altri fattori di rischio come: diabete mellito, frequenza cardiaca, fumo di sigarette, HDL-cole-sterolo, fibrinogeno, numero di leucociti, presenza di claudicatio intermittens;

.in base al colore della casella si determina il rischio cardiovascolare assoluto dell' individuo nei successivi 10 anni.

 

Vengono considerati ad alto rischio coloro che a 10 anni presentano una probabilità di un evento coronarico superiore al 20%

 

Come deve essere gestito il paziente ad alto rischio?

 

A seconda del livello di rischio l'intervento potrà avvalersi solo delle modificazioni dello stile di vita, oppure, oltre che delle modificazioni dello stile di vita, anche dell'aggiunta di mezzi farmaco-logici.

 

Per la valutazione del rischio si potrà effettuare l' integrazione dei fattori ambientali con i fattori genetici al fine di creare uno score del rischio cardiovascolare che potremmo definire globale. La conoscenza delle varianti genetiche, associati alla conoscenza dei fattori di rischio tradizionali, consentirà una migliore stratificazione del rischio. A quel punto la stratificazione del rischio sarà personalizzata, per cui anche la terapia potrà essere modulata a seconda delle caratteristiche biologiche del soggetto e finalmente avremo la medicina personalizzata.

 

Nell'ambito della ricerca sulla predisposizione genetica della cardiopatia ischemica, negli ultimi anni sono stati effettuati numerosi tentativi per identificare l' esistenza di varianti genetiche associate al rischio di cardiopatia ischemica. Ancora siamo ben lontani dall'avere risultati definitivi sugli studi che porteranno all' indi- viduazione di marcatori, per una valutazione glo- bale del rischio.

Per definizione, sono ad alto rischio tutti i soggetti che hanno già sofferto di un evento coronarico o cerebro- vascolare acuto, ma oltre ad essi vi sono numerosi soggetti che, pur senza aver mai presentato manife- stazioni cliniche cardiovascolari, sono da considerare ad alto rischio, come ad esempio:

.Individui con più fattori di rischio che, valutati con la carta italiana del rischio cardiovascolare del Progetto CUORE, hanno una probabilità di malattia cardiovasco- lare ≥ 20% a 10 anni.

.Individui affetti da diabete mellito di tipo 2, o da diabete mellito di tipo 1 con micro-albuminuria.

.Individui con valori molto elevati di un singolo fattore di rischio:colesterolemia totale ≥320 mg/dl, colesterole- mia LDL≥240 mg/dl,pressione arteriosa ≥180/110 mmHg.

.Tutti i soggetti che presentano manifestazioni preclini- che di malattia, come un’ipertrofia ventricolare sinistra, all’ ECG o all’ecocardiografia,un aumento dello spessore medio-intimale carotideo (>1,3 mm), all’ eco-Doppler vascolare.

.Individui con sindrome metabolica o storia familiare di malattia cardiovascolare particolarmente precoce e seve- ra.

ALCUNE  REGOLE  PER  MANTENERE  IL CUORE  SANO.
ALCUNE REGOLE PER MANTENERE IL CUORE SANO.

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BREVE STORIA DELL'AMBULANZA E DEL PRONTO SOCCORSO 

 

 

*Il termine ambulanza deriva dal latino ambulare e fu coniato nel 1400, da Isabella di Spagna, la quale, avendo istituito delle formazioni sanitarie mobili, che viaggiavano al seguito dell’esercito e che costituivano una sorta di ospeda- le da campo, diede loro il nome di "ambulancias".

L'idea però del primo soccorso deve essere attribuita a Ambroise Parè (1510-1590), chirurgo del re di Francia Enrico II e della regina Caterina de'Medici; a lui va il merito di aver proposto la legatura dei vasi in seguito alle amputa-zioni e ad organizzare il soccorsi dei feriti durante la batta-glia. A quell'epoca i militari avevano metodi assai strani per curarsi; ad esempio per curare le ferite causate da armi da fuoco, bevessero una miscela di acqua e polvere da sparo. Ambroise Paré, rendendosi conto che tali metodi erano inutili e dannosi,ebbe il merito di sperimentare nuove tecni- che terapeutiche, tra le quali una prima forma di anestesia e come abbiamo ricordato la legatura dei vasi arteriosi sugli arti amputati.

 

Ambulanza in epoca napoleonica

In epoca napoleonica il termine ambulanza, fu ripreso e utilizzato per indicare un mezzo finalizzato al soccorso ed al trasporto dei feriti; la paternità del moderno concetto di ambulanza è attribuita al barone Dominique Jean Larrey (1766-1842), chirurgo capo della Grande Armée di Napo-leone Bonaparte.

 I soldati feriti venivano raccolti sulle nuovissime “ambulanze volanti” inventate allo sco- po di curarli rapidamnete e farli tornare prima possibile al fronte.
I soldati feriti venivano raccolti sulle nuovissime “ambulanze volanti” inventate allo sco- po di curarli rapidamnete e farli tornare prima possibile al fronte.

Jean Larrey, dopo le sue prime esperienze acquisite sul campo di battaglia, nel 1792, progettò la cosiddet-ta "ambulanza volante”, convinto assertore dell’impor-tanza di un rapido trasporto del ferito in un ospedale o in altro luogo attrezzato per un immediato trattamento. L’ am-bulanza volante fu chiamata così in quanto veniva schierata come l'artiglieria volante. In definitiva era il primo mezzo di trasporto dei feriti,che aveva caratteristiche di costruzione che comprendevano un sistema di ammortizzatori e che garantivano buone condizioni igieniche mediante il ricambio dell'aria.Egli aveva progettato dei carri  per trasporto esclu-sivo dei feriti e questo perchè aveva capito che, senza at-tendere la fine della battaglia, un pronto recupero dei sodati feriti, avrebbe salvato la vita di molti di essi. E' interessante sapere che i metodi di soccorso e le modalità di trasporto proposti da Larrey sono ancora validi. Il sistema di soccorso dei francesi fu completato da Pierre-François Percy, collega di Larrey, che per accelerare il trattamento dei feriti creò l'ambulanza mobile, cioè un carro detto wurstl, trainato da 4 cavalli e che doveva trasportare 8 chirurghi e 8 aiutanti con ma-teriale sanitario. Assai interessante è la il comportamento che si fece strada, che prevedeva che tutti i feriti, da ambo le parti, dovessero ricevere tutti  assistenza. Vennero inoltre creati corpi di barellieri ed infermieri assegnati alle "ambu-lanze volanti". Il sistema fu messo appunto e presentato a Napoleone ed al suo Stato Maggiore a Udine nel 1797, cioè al termine della Campagna d'Italia.

 

La medicina militare

In Italia, nel 1831, con la creazione dei Corpi di Sanità re- golari del Regno di Sardegna (Corpo di sanità militare), il termine ambulanza indicava sia le formazioni militari che i carri per il trasporto dei feriti. I carri ambulanza, sempre più grandi e pesanti spesso però si dimostravano ingom-branti e poco maneggevoli sulle strade dissestate e nei sentieri; ad esempio l'ambulanza britannica del Dottor Smith, utilizzata in patria per la popolazione civile, risultò del tutto inadeguata in campo di battaglia, durante la guer-ra di Crimea (1854-1856). Durante questo conflitto molte nazioni belligeranti svilupparono autonomamente alcuni si-stemi di soccorso più idonei. Mentre  i francesi dovettero soltanto perfezionare le loro ambulanze volanti, l'Inghilter-ra per sviluppare un valido sistema di soccorso, si avvalse delle collaborazione dell’infermiera Florence Nightingale (1823-1910), la quale per quanto riguardava il trattamento dei feriti, ebbe il merito di avere intuito che "un trasporto soddisfacente degli ammalati e dei feriti fosse il primo re-quisito per salvare loro la vita". La Nightingale ottenne il famoso soprannome de "la signora con la lanterna", per via di un articolo comparso su Times che lodava la sua attività e il suo coraggio, specialmente la sua abnegazione per il difficile lavoro che era portata a compiere: "When all the medical officers have retired for the night she may be observed alone, with a little lamp in her hand, making her solitary rounds".

Nella Russia Imperiale (1721-1917) fu il chirurgo Nikolay Ivanovich Pirogov ad essere considerato il fondatore della medicina militare, in quanto fu il primo ad utilizzare l'etere come anestetico in un'operazione chirurgica sul campo di battaglia. Inoltre  inventò diversi tipi di interventi chirurgici e sviluppò una propria tecnica di utilizzo del gesso per il trattamento delle fratture delle ossa.  Nikolay Ivanovich Pirogov è uno dei più noti medici nella storia della medici-na russa ed è considerato il primo ad istituire un servizio di soccorso ed assistenza simile a quello proposto dall'infer-miera Nightingale. Florence Nightingaledurante la guer-ra di secessione americana (1861-1865), fu consultata an-che dal governo di Washington.

Monumento londinese di Florence Nightingale, detta "la signora con la lanterna".   È   la  fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna, in quanto fu la prima ad utilizzare la statistica. Propose un' organizzazione degli ospedali da campo.
Monumento londinese di Florence Nightingale, detta "la signora con la lanterna". È la fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna, in quanto fu la prima ad utilizzare la statistica. Propose un' organizzazione degli ospedali da campo.

Florence Nightingaledurante la guerra di secessione americana (1861-1865), fu consultata anche dal governo di Washington. In quella occasione furono sviluppati vari prog-getti per la costruzione di carri portaferiti, specialmente per l’esercito nordista, per il quale il Dottor Jonathan Letter-man aveva la direzione dell'organizzazione dei soccorsi.

Alla fine della guerra di secessione negli Stati Uniti si forma-rono dei sistemi organizzati di soccorso in ambito civile; per esempio a Cincinnati nello stato dell' Ohio, nel 1865 era at-tivo un efficiente servizio di ambulanze.

 

Le lettighe a ruote

A partire dal 1864, la Prussia durante la guerra con la Dani-marca, utilizzò le lettighe a ruote, le quali  leggere e ma-neggevoli erano in grado di essere manovrate anche da un solo soccorritore. Trattavasi di una normale barella, sulla quale veniva adagiato il ferito e che, posizionata su una struttura a ruote, veniva trainata da un uomo o da un ca-vallo. La maggior parte delle lettighe aveva 2 ruote su un unico asse con la barella che poteva scivolare sulla struttura portante ed essere assicurata. Altri modelli prevedevano altre 2 ruote più piccole poste centralmente, una davanti e l' altra dietro lungo l'asse centrale, per prevenire il ribalta-mento della lettiga. In ambito militare però si preferì conti-nuare ad usare i grandi carri, riservando le lettighe con una barella in ambito civile.

 

In Italia durante la terza guerra d'indipendenza (1866), si cominciarono a diffondere i carri ambulanza, grazie alla pro- gettazione del medico Agostino Bertani e agli allestimen- ti del carrozziere torinese Alessandro Locati. La sua am- bulanza all'epoca veniva così definita: “è un veicolo mon- tato su 4 ruote e 7 molle. Riesce ad essere utilizzabile su qualsiasi strada e ha una notevole capienza perché può por- tare 5 feriti distesi su appositi lettini e altri 3 seduti davanti”.Questa ambulanza riscosse un grande successo al-le mostre di Philadelphia e all'Esposizione Universale di Pa-rigi del 1867.

 

Le nuove Associazioni

In Europa nacque nel 1882 la St. Andrews Ambulance Asso- ciation che operava in Scozia e nel 1887 nacque la St. John Ambulance Brigade; il nome del marchio e il logo erano di proprietà del venerabile ordine dell'ospedale di San Giovan- ni di Gerusalemme con un Ufficio internazionale situato a Londra. Questa associazione divenne ben presto un pilastro per il soccorso extraospedaliero del Regno Unito e in tutti i paesi del Commonwealth britannico.

 

Nel 1881 a Vienna il teatro "Ringtheater" prese fuoco, causando la morte di centinaia di vittime e di feriti; questo episodio mise a nudo la mancanza di soccorsi. In seguito a questo incidente e sotto la forte pressione del barone di Mundy, nacque l' Associazione Volontaria di Soccorso di Vienna.

Anche Trieste a quell' epoca era completamente disorganizzata nel campo del soccorso sanitario. Il primo servizio medico continuato fu iniziato nel 1883 per merito del dott. Davide D’Osmo, promotore del Servizio Medico Notturno Permanente, che nel 1886 si trasformò nella più importante Poliambulanza, in seguito all’ ultima epidemia di colera della città.

 

 

In quegli anni, in Germania, Esmark, chirurgo di Kiel, fondò l'Associazione dei Samaritani.

 

Nel 1889 H.L. Bischoffsheim fondò a Londra l'Hospital Association Street Ambulance Service. Dalle stazioni di po- lizia i policemen di servizio provvedevano al soccorso per tutta la città con 62 nuove lettighe a ruote. Queste lettighe, progettate dallo stesso Bischoffsheim, prevedevano la posi- zione semiseduta del trasportato.

 

Come nel resto d' Europa, anche in Italia, la seconda metà dell'800 vide fiorire numerose associazioni di volon-tariato, sia laiche che religiose, nate dal desiderio popolare di assicurare un soccorso garantito in ambito civile. Nac-quero Enti come la Croce Bianca, la Croce Verde e numerose altre associazioni sostenute dalla elargizioni dei cittadini e successivamente divennero, assieme alle Miseri-cordie, un' insostituibile pilastro del soccorso extraospeda-liero italiano.

 

In considerazione degli obiettivi che avevano in comune, nacque la necessità di riunirsi e al I° Congresso Nazionale, tenutosi a La Spezia nel 1892, parteciparono 50 sodalizi. Per i carri ambulanza prevalse la tendenza di progettare carri più leggeri, per il trasporto di un solo infortunato in barella. Spesso lo spazio all’interno del mezzo consentiva la presenza, accanto all’infortunato, di un solo soccorritore, ma l’obiettivo prevalente era quello di raggiungere più velo-cemente possibile l'ospedale, dove le possibilità assistenziali erano maggiori. In alcune città si adottarono allestimenti di barelle su biciclette o tandem per formare le ciclo-lettighe, che si diffusero e rimasero in uso fin dopo la seconda guer- ra mondiale. Queste ambulanze avevano strutture e proget- tazioni diverse per consentire un utilizzo adatto a seconda delle zone d'intervento. In alcune grandi città europee ed extraeuropee, si realizzarono addirittura allestimenti di ba- relle sui tram.

 

Prima guerra mondiale

Nel giugno 1915, quando l'Italia entrò in guerra, la struttura sanitaria dell'esercito italiano, disponeva di 24.000 posti letto al fronte e di più di 100.000 posti letto dislocate nelle retrovie e nel resto del paese, un migliaio di medici, in gran parte in servizio effettivo;ciononostante questa formazione si rivelò del tutto insufficiente alle necessità, tanto da richiedere, con urgenza, ulteriori sforzi economici e orga- nizzativi per il potenziamento, soprattutto riguardo al tra- sporto dei feriti e dei malati verso le retrovie. Fu creata per questo un'imponente rete di ospedali e di convalescen- ziari, utilizzando le strutture sanitarie civili ed inoltre me- diante la loro requisizione, furono utilizzate caserme, scuo- le, collegi, alberghi, seminari, etc.

 

Alla fine del conflitto, al fronte c'erano 96 sezioni sanità, 234 ospedali da 50 letti, 167 da 100 letti, 46 da 200 letti, 9 ambulanze chirurgiche e 17 radiologiche, 38 sezioni di disinfezione; nel paese, in totale, i posti letto erano quasi quintuplicati rispetto a prima della guerra, avvicinandosi a circa mezzo milione. Le ambulanze chirurgiche svolsero un ruolo fondamentale, in quanto erano veri e propri reparti di chirurgia “volante”, che seguivano la linea del fronte ed erano gestite spesso da esperti chirurghi e dai loro assi- stenti. Tra questi chirurghi viene ricordato Bartolo Nigri- soli, di Ravenna (1858-1948), il quale per l’enorme espe-rienza accumulata con l'ambulanza chirurgica prima nella guerra italo-turca, in Montenegro e poi nella Prima Guerra Mondiale, ottenne, nel 1919, la cattedra di Clinica Chirur-gica Generale presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Bologna.

 

Seconda guerra mondiale

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, vide un rapido sviluppo dell' industria automobioistica e di conseguenza anche delle ambulanze divennero motorizzate. Pur conser-vando la logica militare di avere mezzi per il trasporto di più feriti, le parti in guerra diedero un grosso impulso al trat- tamento precoce dei feriti. La Croce Rossa impose la sua autorità nel campo del diritto internazionale con il trat- tamento anche dei prigionieri di guerra e al termine del conflitto si occupò anche del soccorso in ambito civile.

 

Come e quando si svilupparono i sistemi di segna-lazione delle ambulanze

 

Negli Stati Uniti erano diffuse le sirene per segnalare il passaggio delle ambulanze, mentre in quasi tutta Europa ed in Italia le ambulanze venivano segnalate con la croce che si illuminava sul tetto della vettura. Dal 1959, in Italia è ini-ziato a comparire per legge il lampeggiante blu.

In quegli anni le ambulanze venivano costruite su telai di automobili, le dimensioni esterne erano ridotte e lo spazio interno consentiva solo ad un soccorritore di sedere a fianco dell' infermo: la filosofia era sempre la stessa, raggiungere prima possibile l'ospedale.

 

Nel 1966 il Consiglio Nazionale di Ricerca dell' Accademia Nazionale delle Scienze statunitense pubblicò uno sconcer- tante rapporto sulle morti evitabili causate dalla carenza di strutture extraospedaliere e dei dipartimenti d'urgenza. Il governo federale ne prese atto e diede incarico al Diparti-mento dei Trasporti di riordinare il soccorso territoriale. Già nel 1968 venne istituito il numero 911 quale numero unico per le chiamate d'emergenza. I vigili del fuoco divennero parte integrante dei sistemi di soccorso unendo così molto spesso le peculiarità tecniche a quelle sanitarie. La nor- mativa conosciuta come KKK (1974) riordinò tutte le am-bulanze degli USA, che vennero suddivise in 3 tipi, a secon-da della struttura di costruzione. La Star of Life fu utilizzata quale simbolo degli EMS (Emergency Medical Service) e più tardi divenne simbolo internazionale dell' emergenza. I mezzi diventarono negli anni sempre più dei centri mobili di rianimazione mentre si iniziavano a praticare sul posto ma-novre di stabilizzazione e terapia precoce. Nel 1981 Rick Kendrick, volontario californiano, ideò Il dispositivo di estricazione, noto con il termine inglese Kendrick Extri-cation Device e la relativa abbreviazione (KED); esso è un dispositivo di primo soccorso che viene impiegato per l'estrazione di un traumatizzato da un veicolo. Il KED viene sempre utilizzato dopo l'applicazione del collare cervicale per mantenere l'immobilizzazione e l' asse testa-collo-tronco.Tale accorgimento permette di ridur- re i rischi di danni secondari a tali regioni durante l' estrazione del corpo dal veicolo. Il KED avvolge la testa, il collo e il tronco in una posizione semirigida, consentendo l' immobilizzazione della spina dorsale.

 

In Italia negli anni '60, rifacendosi alla produzione dei vei- coli a motore di quegli anni, i furgoni costituivano la base per la maggioranza delle ambulanze. In particolare il FIAT 1100 T era forse il veicolo più diffuso, in alternativa vi era l’ Alfa Romeo con il noto "ROMEO" che era molto utilizzato dall'esercito e dagli enti pubblici in genere. Gli interni erano semplici ed essenziali; le ambulanze allestite sul telaio delle automobili, avevano all'interno poco spazio ma erano più veloci e quindi assai adatte per i viaggi lunghi. La fabbrica automobilistica FIAT, produsse dal 1967 al 1983 la Fiat 238 che era un furgone di piccole dimensioni e che venne utiliz- zato come ambulanza con ottimi risultati per quasi un ven- tennio. In alternative a questi furgoni vi erano alcuni mo-delli prodotti dalla casa tedesca Volkswagen come il Transporter e la T6 oppure il  F12 prodotto dalla casa auto-mobilistica Alfa Romeo.

 

Misericordia, nome di numerose confraternite e arci- confraternite cattoliche.

 

In ambito civile già nel 13° secolo,l'Arciconfraternita del-la Misericordia di Firenze, per la cura ed il soccorso agli ammalati, costituì la prima istituzione di soccorso organiz-zato di ispirazione cristiana. Essendo considerata come ope-ra caritatevole, era il personale religioso ad occuparsi dei malati che si trovavano nei lazzeretti e negli ospedali dell' epoca. Per i servizi di soccorso la Misericordia utilizzò un personale laico e volontario. L'espletamento del servizio prevedeva l'anonimato del soccorritore, il quale indossava un cappuccio o buffa. Il primo attrezzo adibito al trasporto degli malati fu la zana, una specie di gerla nella quale si poneva l'infortunato e veniva poi trasportata a spalla. Negli anni successivi fu utilizzato il cataletto a mano che poteva essere usato fino a 3 miglia dalla città di Firenze, ma ben presto, si diffusero altre Misericordie che svolgevano il ser- vizio di soccorso in altre città della Toscana.

Barella, lettiga per il trasporto di malati o feriti.  Museo Misericordia di Siena. Foto Gen- narino Borrello.
Barella, lettiga per il trasporto di malati o feriti. Museo Misericordia di Siena. Foto Gen- narino Borrello.

Il sistema del cataletto fino al 1700, è stato il più diffuso mezzo per il trasporto degli ammalati in tutto il mondo.

Barella, lettiga per il trasporto di malati o feriti. Museo Misericordia di Siena. Foto Gen- narino Borrello.
Barella, lettiga per il trasporto di malati o feriti. Museo Misericordia di Siena. Foto Gen- narino Borrello.

In pratica era composto da 2 semplici pertiche, da sollevare a braccia. L'ammalato veniva adagiato disteso dentro una sorta di cassone, oppure semiseduto su una portantina.

Barella per il trasporto di malato  semiseduto.Museo Complesso Santa Maria della Scala di Siena. Foto Gennarino Borrello.
Barella per il trasporto di malato semiseduto.Museo Complesso Santa Maria della Scala di Siena. Foto Gennarino Borrello.

L’Arciconfraternita della Misericordia di Siena nel 2000, ha festeggiato 750 di vita dell'Associazioine, sempre al servizio e a disposizione delle necessità del popolo sene-se. L’Arciconfraternita non ha fini di lucro e persegue esclu-sivamente finalità di solidarietà sociale; in particolare, ha per scopo l’esercizio delle opere di misericordia corporali e spirituali, nonché di beneficenza, che considera nel loro complesso come le fondamenta morali da trasmettere alle generazioni future, fra le quali:

 

•Assistenza e sussidiarietà agli infermi poveri della città e le loro famiglie e i bisognosi, sia italiani che stranieri;

 

•Assistenza e solidarietà nei confronti dei minori e degli anziani, degli ammalati e dei portatori di handicap, e comunque dei soggetti che, versando in situazione di disagio psicofisico o economico, rientrano nelle cosiddette «categorie deboli»;

 

•Assistenza ai carcerati;

 

•Promozione e sostegno, anche attraverso forme di tutela, assistenza ed informazione di attività dirette ad alleviare particolari stati di disagio morale e materiale delle persone, nonché allo scopo di prevenire e/o di fronteggiare i fenome- ni dell'usura o del sovraindebitamento;

 

•Trasporto e sepoltura, nel proprio o in altri Cimiteri, dei defunti, compresi coloro che, per qualunque motivo, vengo- no tumulati senza il rito cattolico;

 

•Trasporto sanitario, sia di emergenza che ordinario e tra- sporti sociali;

 

•Trasporto degli organi;

 

•Promozione della donazione del sangue e dei suoi derivati, nonché del midollo osseo;

 

•Protezione Civile, in ambito sia nazionale che internaziona- le e comunque intervento nelle pubbliche calamità o nelle emergenze.

 

Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze(ANPAS)

Nell’Italia centrale i cattolici si riconoscono nelle Miseri-cordie, confraternite laicali di origine medioevale; accanto a queste, spesso in concorrenza con loro, nascono associa- zioni di matrice culturale diversa:mazziniana, socialista,etc. Sono Associazioni di volontariato, libere e laiche, che hanno una grande molteplicità di nomi:Croce Verde, Croce Bian- ca, Croce D'Oro, Società di Salvamento, Fratellanza Militare, Fratellanza Popolare.

Tra queste l’Associazione Nazionale Pubbliche Assi- stenze  (ANPAS) che è un'organizzazione di volontariato senza fini di lucro, diffusa su tutto il territorio italiano ed ha lo scopo di servire chiunque esprima un bisogno, senza por- re condizioni all'aiuto prestato e dimostrandosi aperte a chiunque voglia prendervi parte.Ad essa aderiscono 867 as- sociazioni. L'origine di queste associazioni si colloca negli anni dopo l'Unità d'Italia.All’inizio esse sorgono come inizia- tive localizzate in diverse località della penisola senza un collegamento tra di  loro. Ai fini  di coordinare tra di loro questi gruppi di volontariato,nel 1892 alla Spezia si è tenuto il 1° Congresso, a cui parteciparono 29 Associazioni, quasi tutte provenienti dalla Toscana e dalla Liguria. È proprio la Toscana, la regione che ha visto il maggiore sviluppo di questo tipo di associazione. Il loro campo di attività era non solo il trasporto di malati e di feriti, ma fornivano anche servizi di tipo ambulatoriale, provvedevano al trasporto dei defunti, organizzavano gruppi di pompieri volontari. Con il nuovo secolo sorse la necessità di darsi una struttura orga- nizzativa più stabile.Nel 1903 nacque l'Unione Regionale To- scana e nel 1904 a Spoleto nacque la Federazione Na- zionale delle Pubbliche Assistenze, che nel 1911 fu rico- nosciuta dallo Stato Italiano come Ente Morale. Durante la prima guerra mondiale le Associazioni aderenti alla Federa-zione erano salite a 150, ma con l’attività bellica, la crescita segnò una battuta d’arresto. Alla fine della guerra il numero delle Associazioni tornò a crescere e al Congresso di Fiume del 1924  le Associazioni federate erano 218. Con l’avvento del regime fascista si perseguì una politica volta a portare tutte le attività comprese quelle del volontariato sotto il diretto controllo del regime. Fu appunto il fascismo a bloc-care la crescita del movimento con il Regio Decreto n. 84 del 12 febbraio 1930. Vittorio Emanuele III sciolse infatti tutte le assosociazioni prive di riconoscimento giuridico e trasferì le competenze relative al soccorso alla Croce Rossa Italiana. Con la caduta del Fascismo, le Pubbliche Assistenze ripresero la loro attività e al Congresso di Milano del 1946 al movimento parteciparono 64 associazioni.

Attualmente sono stati approvati sia le nuove linee guida per gli operatori addetti al trasporto sanitario e soccorso con ambulanza (TSSA), finalizzate a favorire la formazione dei volontari impegnati in quest'attività, sia il regolamento del "Progetto manovre salvavita in età adulta e pediatrica", volto a favorire la diffusione della cultura della rianimazione cardiopolmonare e della defibrillazione, nonché le manovre di disostruzione delle vie aeree in età pediatrica. 

 

Nell’ambulanza vi sono: defibrillatore, ossigeno, aspiratore, barella, sistema di ventila-zione manuale.Se ci sono infermiere e/o medico: monitor cardiaco, respiratore, farmaci e necessario per infusione endov. kit per la gestione avanzata delle aeree.
Nell’ambulanza vi sono: defibrillatore, ossigeno, aspiratore, barella, sistema di ventila-zione manuale.Se ci sono infermiere e/o medico: monitor cardiaco, respiratore, farmaci e necessario per infusione endov. kit per la gestione avanzata delle aeree.

Gli Operatori della Croce Rossa Italiana assicurano anche il pronto soccorso soccorso, la movimentazione ed il trasporto dell’infortunato sulle piste da sci e/o su terreni innevati mediante l’ausilio di sci, mezzi di trasporto dotati di peculiari attrezzature o attraverso l’im-piego degli impianti di risalita e di arroccamento.

Esempio di vecchio Motoveicolo leggero da neve "Pozza Alpenscooter" della Croce Rossa Italiana.
Esempio di vecchio Motoveicolo leggero da neve "Pozza Alpenscooter" della Croce Rossa Italiana.

Un grande impulso alla loro crescita avvenne alla fine degli anni '70, quando vennero superati anche i confini regionali, che fino ad allora le vedevano concentrate solo nelle regioni del Centro-Nord. Nel 1987 al Congresso Nazionale di Lerici, venne elaborato un nuovo statuto nazionale che, modificava la denominazione stessa della Federazione. Nacque così l' Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (A.N.P.A.S.), a cui aderiscono alcune centinaia di migliaia di iscritti. Allora l' Associazione comprendeva oltre 850 associazioni con 90.000 volontari attivi, 500.000 soci e 7.000 mezzi, divisi tra ambulanze, protezione civile e servizi sociali.

 

L'attività principale delle Pubbliche Assistenze è quel- la del primo soccorso e del trasporto socio-sanitario programmato o di emergenza.

 

l'Associazione Nazionale Pubbliche Assistenza (ANPAS), in convenzione con le ASL e gli Enti locali, collaborava al funzionamento di servizi di pubblica utilità come:

.Servizio 118 - Emergenza Sanitaria;

.Servizi di ambulanza per trasporto ordinario e programmato;

.Servizi di trasporto socio-sanitario con mezzi diversi dalle ambulanze;

.Guardia medica;

.Servizi ambulatoriali;

.Donazione del sangue;

.Centri diurni per anziani e diversamente abili;

.Protezione civile;

.Onoranze funebri;

.Solidarietà e adozioni internazionali;

.Salvaguardia, difesa e soccorso agli animali;

.Formazione e inserimento lavorativo per cittadini social- mente svantaggiati.

 

Un esempio di Società di Pubblica Assistenza molto attiva, è quella che Andrea Ballerini fondò nel 1865 a Pietrasanta. Questa Associazione nel 1897 prese il nome di Croce Verde. Ciò avvenne in occasione del pronunciamento unanime del consiglio comunale a favore del conferimento del titolo di ente morale alla Associazione di carità. Sin dai primi anni di attività alcuni soci si dedicarono al trasporto  degli infermi con una barella a spalla, poi sostituita con una portantina a cinghie, dal 1880, da un volantino a due ruote.

Modello di ambulanza del 1920. Mostra tenutasi  nel Municipio di Pietrasanta dal 16 al 30 Maggio 2015, a cura della Croce Verde.
Modello di ambulanza del 1920. Mostra tenutasi nel Municipio di Pietrasanta dal 16 al 30 Maggio 2015, a cura della Croce Verde.

Risale al 1920 la prima autoambulanza a motore della O.M*. In origine, come è stato detto, il termine ambulanza stava ad indicare una formazione militare, composta da personale sanitario, che costituiva solitamente un ospedale da campo al seguito dell'esercito di appar-tenenza.

 

*O.M.=Officine Meccaniche,azienda italiana specializzata nella produzione di veicoli, particolarmente di autocarri.

 

Oggi le Pubbliche Assistenze operano nell'ambito dell'emer- genza sanitaria 118, del trasporto sanitario e sociale, della donazione del sangue, della protezione civile e antin-cendio, delle adozioni e della solidarietà internazionali, della formazione,del servizio civile,della mutualità e dell'aggrega- zione sociale, della promozione della solidarietà, della salva- guardia, difesa e soccorso animale.

 

Storia del 118

Il primo nucleo 118 è nato a Bologna, il 1º giugno 1990 in occasione del campionato mondiale di calcio.

Contemporaneamente il 118 fu attivato a Udine e in tutta la sua provincia. Le prime regioni ad attivare il servizio sono state la Regione Friuli Venezia Giulia e l'Emilia-Romagna.

Sulla base delle innovazioni introdotte a Bologna, con il De-creto del Presidente della Repubblica n. 467600 del 27 marzo 1992 (Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di e- mergenza) furono costituite le centrali operative 118 anche in altre città.

Il numero svolge il compito di unico referente nazionale per le emergenze sanitarie di ogni tipo. La gestione e l'organiz- zazione del servizio possono essere di competenza regio- nale (in forma di agenzia regionale autonoma),provinciale oppure deputati alle singole Aziende Sanitarie Locali.

Il 118 è un numero unico nazionale, attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, gratuito su tutto il territorio nazionale sia da te- lefoni fissi che mobili.

In Lombardia dal 2012 è attivo il  numero unico di emer- genza 112 (NUE), un solo numero telefonico che fa confluire tutte le telefonate effettuate ai numeri di emergenza 112, 113, 115 e 118.

Il compito istituzionale del NUE, definito "centralino laico" perché si avvale del lavoro di operatori non specializzati, è quello di identificare il chiamante e la località per la quale si richiede l'intervento d'emergenza e inoltrare la richiesta alla centrale operativa di secondo livello competente cioè emer- genza sanitaria, carabinieri, polizia e vigili del fuoco.

 

 

Definizioni delle ambulanze:

 

Tipo A: con carrozzeria definita"autoambulanza di soccor-so", attrezzate per il trasporto di malati o infortunati e per il servizio di pronto soccorso, dotate  di specifiche attrezzatu- re di assistenza;

 

Tipo B: con carrozzeria definita "autoambulanza di traspor- to", attrezzate essenzialmente per il trasporto di infortuna- ti, con eventuale dotazione di semplici attrezzature di assi- stenza.

Le ambulanze di soccorso si suddividono e in base all' equi- paggio in:

-MSB (Mezzo di Soccorso di Base)hanno  solamente soccor- ritori;

-MSAB (Mezzo di Soccorso Avanzato)hanno anche un infer-miere; 

-MSA (Mezzo di Soccorso Avanzato) hanno un medico.

Moderna ambulanza.
Moderna ambulanza.

In ogni ambulanza sono presenti: una sirena bitonale e una sirena fischio, un faro esterno manovrabile dall'interno che consente la visibilità nella zona circostante, un telefono cel- lulare  e naturalmente una radio che permettono di mante- nere i contatti con la centrale operativa.

 

DOTAZIONE:

Bombole di O2, mascherine, occhialini, mascherine di ven- turi, mascherine semplici,  Ambu con mascherine di ventu- ri, Ambu con reservoir;Cannula di guedel, Saturimetro;Tubi per aspirazione, tubi di varie misure per intubazione oro tracheale, filtro, tubo Mount, ventilatore; sfigmomanometro e fonendoscopio, cardiolina; collare cervicale, Ked (Kendrick Extrication Device); barella cucchiaio, barella spinale, mate-rassino a  decompressione, telo barella, sedia portantina.

Negli ultimi cento anni siamo passati dal carro lettiga a sistemi con innovazioni radicali, sia nelle tecniche di primo soccorso (massaggio cardiaco), sia nell’utilizzo della tecno-logia e della comunicazione.

Oggi il pronto intervento si avvale anche degli elicotteri; il primo elisoccorso è stato introdotto dall’esercito americano durante la guerra in Vietnam, mentre attualmente sono ampiamente diffusi, al punto che solo nella regione Lazio in un anno con l' eliambulanza vengono effettuati circa 2.300 interventi.

Interno di una eliambulanza.
Interno di una eliambulanza.

Siamo abituati a vedere i Defibrillatori Esterni Automatici (DAE) nei luoghi pubblici, ma purtroppo essi non sono pre- senti in ogni luogo. Per questo motivo uno studente di de- sign industriale presso la TU Delft University in Olanda, Alec Mormot, ha sviluppato un drone con un defibrillatore che può raggiungere rapidamente il luogo dove deve essere utilizzato. Il Defibrillatore è costruito all’interno del drone, le cui eliche pieghevoli lo rendono maneggevole per avvicinar- lo alla vittima, grazie anche ad una maniglia che facilita il trasporto dal luogo dell'atterraggio.

Gli elettrodi scivolano fuori dal naso del drone e tutto è eti- chettato in modo che chiunque può usarlo.

L’altra componente interessante è che il drone ha una foto- camera, un microfono e un altoparlante, quindi un infer- miere da lontano può aiutare a navigare il drone e quindi assicurarsi il corretto utilizzo del Defibrillatore Esterno Auto- matico.

Con batterie più potenti questi droni potrebbero trasportare anche altre attrezzature che sono presenti in ambulanza.

L' operatore sanitario da lontano può aiutare a navigare il drone e quindi assicurarsi il corretto utilizzo del Defibrillatore Esterno Automatico.
L' operatore sanitario da lontano può aiutare a navigare il drone e quindi assicurarsi il corretto utilizzo del Defibrillatore Esterno Automatico.

L’altra componente interessante è che il drone ha una foto- camera, un microfono e un altoparlante, quindi un infermie- re da lontano può aiutare a navigare il drone e quindi as- sicurarsi il corretto utilizzo del Defibrillatore Esterno Auto- matico.

 

Con batterie più potenti questi droni potrebbero trasportare anche altre attrezzature elettromedicali presenti in ambu-lanza.

Il soccorritore occasionale,formato attraverso appositi corsi BLSD  o PBLSD non aven- do a disposizione un DEA,  pigiando un tasto sul suo cellulare se lo vedrà giungere in pochi minuti dal cielo con il drone.
Il soccorritore occasionale,formato attraverso appositi corsi BLSD o PBLSD non aven- do a disposizione un DEA, pigiando un tasto sul suo cellulare se lo vedrà giungere in pochi minuti dal cielo con il drone.

Questo sistema potrebbe salvare un gran numero di pa- zienti con arresto cardiaco. Come è noto solo l'8% dei pa-zienti con arresto cardiaco, riesce a sopravvivere e questo per la lentezza dei soccorsi immediati. La morte cerebrale sopravviene infatti dopo 4-6 minuti di inattività cardiaca. Il drone di Momont, seguito da una centrale operativa, po-trebbe raggiungere il luogo dove necessita,per essere utiliz-zato, in meno di 2 minuti.

 

CONCLUSIONI

Negli ultimi 100 anni  abbiamo assistito a innovazioni radicali, sia per l'utilizzo delle tecniche di primo soc- corso (massaggio cardiaco), che per l’utilizzo delle in- novazioni tecnologiche e della comunicazione.

 

Da quanto detto, emerge che l'evoluzione del soc- corso, in particolare è stato condizionato, da 4 fattori:

 

1. l' evoluzione delle conoscenze medico-chirurgiche;

 

2. lo sviluppo nel campo dell'organizzazione;

 

3. lo sviluppo dei mezzi di comunicazione;

 

4. le innovazioni tecnologiche delle attrezzature.

 

Ognuno di questi fattori nel tempo ha prevalso e con- dizionato gli altri fattori, ma è  solo mediante il coin- volgimento di essi che è stato ottenuto e si continue- rà ad  ottenere un sistema di pronto soccorso sempre efficiente.

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INDICE ANALITICO

 

Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Palestra.
Palestra.

 

Palestra
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