Dipinto di Fernando Botero (pittore e scultore colombiano).
Dipinto di Fernando Botero (pittore e scultore colombiano).

 

 

Il numero di persone in soprappeso in Italia e nel mondo è in continuo aumento. Secondo alcune stime, più di un miliardo della popolazione mondiale è obesa o in sovrappeso. Oltre al fattore ambientale che rende dispo-nibile grandi quantità di alimenti, in particolare nei paesi industrializzati, possono favorire l'obesità alcuni fattori individuali come il comportamento compulsivo, seconda-rio ad alcune nevrosi d' ansia o/e la depressione. Può giocare un ruolo importante anche la genetica che è responsabile di alcune anomalie metaboliche le quali, in presenza di una elevata disponibilità di cibo, favoriscono l'insorgenza prima del soprappeso e poi dell' obesità.

 

QUALI SONO I PARAMETRI PER STABILIRE SE UN SOGGETTO  E'  IN SOPRAPPESO O OBESO?

L'indicatore più utilizzato nella valutazione clinica e nella classificazione del Sovrappeso e dell' Obe-sità è il BMI (o IMC=Indice di massa corporea), valore numerico ottenuto dal rapporto del peso e- spresso in Kg e l'altezza espressa in m al quadra- to. Ad es. in un individuo alto 175 cm e pesante 70 kg, il  BMI è il seguente: 

               70/(1,75)= 22,9 kg/m2.


<p style="display: none;"><cite><a href="http://www.my-personaltrainer.it/calcolo-bmi.html">Calcolo BMI</a></cite> da http://www.my-personaltrainer.it/calcolo-bmi.html</p>
Il BMI, nonostante sia un metodo di misurazione
del grasso totale più accurato rispetto al peso cor- poreo considerato da solo, presenta alcuni limiti, che comprendono:

.nei soggetti con grandi masse muscolari il gras-so corporeo totale viene sovrastimato dal BMI;
.nei soggetti che al contrario hanno subito una perdita delle masse muscolari, per es.nei soggetti anziani o nei soggetti rimasti allettati a lungo, la quantità di grasso corporeo viene sottostimata dal BMI;
.inoltre nei soggetti con statura <1,50 m o > 2,00 m, i valori di BMI rispettivamente appaiono molto elevati o molto bassi, mentre in realtà non sono né in sovrappeso e né in sottopeso.

 

A parte i suddetti  limiti, il peso ideale corrisponde a va-lori di BMI compresi tra 18,5 e 24,9,  mentre sono da rite-nersi in soprappeso i soggetti con BMI compreso tra 25 e 29,9.

Si parla di obesità quando si hanno valori di  BMI tra 30 e 39,9 e  per valori superiori a 40  si parla di obesità grave (vedi tabella sottostante).

L' Indice di massa corporea  (BMI o IMC ) nel soggwetto normale è tra 18,5 e 24,9.
L' Indice di massa corporea (BMI o IMC ) nel soggwetto normale è tra 18,5 e 24,9.
Yolanda, discussa scultura di Miriam Lenk (Germania) a Bodman-Ludwigshafen. Anche se assai criticata ci ricorda che l'obesità è una malattia a tutti gli effetti. In Italia inte-ressa oltre 4 milioni di soggetti e circa il 20% dei bambini in età scolare.
Yolanda, discussa scultura di Miriam Lenk (Germania) a Bodman-Ludwigshafen. Anche se assai criticata ci ricorda che l'obesità è una malattia a tutti gli effetti. In Italia inte-ressa oltre 4 milioni di soggetti e circa il 20% dei bambini in età scolare.

 

 

L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha re- centemente divulgato i dati sulla diffusione dell’obesità. Tra il  1980 e il 2008 la sua diffusione è  raddoppiata;  ad

oggi il 12% della popolazione è obesa. Questi dati dimo- strano che bisogna prendere provvedimenti urgenti per correggere lo stile di vita, ai fini di ridurre la diffusione dell' obesità e delle patologie ad essa correlate. In particolare è stato rilevato che il 17% dei giovani  so- no obesi, anche se la prevalenza è rimasta stabile tra il 2003-2004 e il 2009-2010.

Uno studio si è proposto l' obiettivo di fornire le più recenti stime nazionali dell'obesità infantile, analizzare le tendenze dell'obesità infantile tra il 2003 e il 2012 e di fornire dati dettagliati riguardo alla tendenza all'obesità tra gli adulti. Sono stati misurati il peso e l' altezza in 9.120 partecipanti al progetto di ricerca nazionale "National Health and Nutrition Examination Survey". Nei neonati e nei bambini da 0 a 2 anni le classificazioni sono state effettuate sulla base dei percentili esistenti per peso ed altezza secondo le tabelle del Centro di Prevenzione e Controllo delle Malattie.Nei bam- bini e negli adolescenti di età compresa tra 2-19 anni, l'obesità è stata definita come un indice di massa corporea (BMI) ≥ 95° percentile dei Centri di Prevenzione e Controllo delle Malattie relativa- mente ad età e sesso. Negli adulti, l'obesità è sta- ta definita come un BMI 30 (vedi capitolo sotto-stante). Le analisi delle tendenze di peso od altez- za o prevalenza dell'obesità sono state condotte in generale e separatamente per le varie età in 5 periodi:

  • 2003-2004,
  • 2005-2006,
  • 2007-2008,
  • 2009-2010, 
  • 2011-2012.

Nel complesso, non vi è stato alcun cambiamento significativo dal 2003-2004 al 2011-2012 rispetto a peso/altezza nei neonati e nei bambini e non ci sono stati cambiamenti significativi nella preva- lenza dell'obesità nei giovani o negli adulti negli stessi periodi. La prevalenza dell'obesità rimane alta ed è necessario proseguire con la monitoriz-zazione. American Medical Association, Published online February 25, 2014.

  

Un altro studio, pubblicato su "The Lancet" nel 2016,da una estrapolazione dei dati rilevati,ha stimato che il numero di adulti obesi nel 2014 è stato di 641 milioni di persone, 375 milioni donne e 266 milioni uomini, mentre nel 1975, il numero delle persone obese sarebbe stato di 105 milioni. Il Dottor Majid Ezzati dell’Imperial College di Lon- dra, che ha condotto lo studio, ha dichiarato che nello spazio temporale di 40 anni siamo passati da una società in cui le persone in sottopeso erano 2 volte maggiori rispetto a quelle obese, ad una società in cui le persone obese sono più numerose di quelle in sottopeso.

Questa è forse la più completa ricerca condotta finora sul tema obesità, in quanto è basata su dati medici provenienti da più di 1.600 studi, su circa 19 milioni di persone, di età >18 anni e che vivono in 186 paesi della terra. Questa esplosione dell'obesità è legata, secondo i ricercatori, ad una dieta troppo ricca di grassi, ma anche a predispo- sizioni genetiche.

In sintesi negli ultimi 40 anni (1975-2014), c'è stato un sorprendente aumento del numero di persone obese in tutto il mondo con un aumento da 105 milioni nel 1975 a 641 milioni nel 2014. La proporzione degli uomini obesi nel 2014, cor- retta per l’età, ha mostrato che è triplicata (da 3,2% al 10,8%) e la proporzione delle donne obe-se è  raddoppiata (da 6,4% al 14,9%) rispetto al 1975. Mentre nello stesso periodo, la proporzio-ne delle persone in sottopeso si è modificata solo moderatamente  e cioè di circa 1/3 negli uomini, passando dal 13,8% all'8,8% e dal 14,6% al 9,7% nelle donne.

Il fenomeno dell’ obesità è dunque in forte espan- sione in tutto il mondo e interessa il 13% della popolazione mondiale adulta (circa 650 milioni di persone).Gli esperti dicono che,se non si intervie- ne rapidamente,le persone obese nel 2025 po- trebbero essere 1/5 della popolazione mondiale. E' ovvio che queste cattive previsioni si realizze- ranno solamente se il ritmo attuale non rallenta la sua corsa. Lancet 2016; 387: 1377–96.

Nel 2014, rispetto al 1975,la proporzione,corretta per l’ età,degli  obesi di sesso maschile è triplicata (da 3,2% a 10,8%) e la proporzione delle donne obese è  raddoppiata (da 6,4 % a 14,9%) rispetto al 1975.
Nel 2014, rispetto al 1975,la proporzione,corretta per l’ età,degli obesi di sesso maschile è triplicata (da 3,2% a 10,8%) e la proporzione delle donne obese è raddoppiata (da 6,4 % a 14,9%) rispetto al 1975.

Aumento del peso e malattie del metabolismo.

L' aumento del peso, non solo obbliga il cuore a com- piere sforzi maggiori, ma si accompagna spesso a ma- lattie del metabolismo del glucosio (diabete mellito), del metabolismo dei grassi del sangue (ipercolesterolemia o\e ipertrigliceridemia) e dell'acido urico (iperuricemia) che risultano dannosi  per le arterie e per il cuore.

Una recente analisi post hoc, dello studio WOSCOPS, ha dimostrato, per la prima volta, che l'obesità di per sè stessa è associata ad un aumentato rischio di mortalità per malattia coronarica. In questo studio si sono verifi- cati, durante i 14,7 anni di follow-up, 1.027 eventi coro- narici non fatali e 214 eventi coronarici fatali. Il rischio di eventi non fatali è risultato simile in tutte le categorie di massa corporea. Il rischio di eventi coronarici fatali è au- mentato negli uomini con massa corporea tra 30 e 39,9 kg/m2. 

In sintesi secondo gli Autori che hanno effettuato lo studio, l’analisi suggerisce che gli uomini bianchi, con un aumento di massa corporea hanno un aumentato rischio di eventi coronarici fatali, che è indipendente dal rischio mediato dai fattori di rischio classici. Shepherd J, et al. "Prevention of Coronary Heart Disease with Pravastatin in Men with Hypercholesterolemia". The New England Journal of Medicine 1995,333 (20):1301- 1308.

 

Mortalità nei soggetti in sovrappeso e obesi. 

Una review ha analizzato tutti gli hazard ratios per tutte le cause di mortalità per i soggetti in sovrappeso (BMI tra 25 e 30), con obesità (BMI ≥30), con obesità di grado 1 (BMI tra 30 e 35), e con obesità di grado 2 e 3 (BMI ≥35) rispetto ai soggetti in normopeso (BMI tra 18.5 e <25). Gli hazard ratios sono risultati 0,94 (95% CI, 0,91-0,96) per i soggetti sovrappeso, 1,18 (95% CI, 1,12-1,25) per quelli obesi (tutti i gradi di obesità combinati), 0,95 (95% CI, 0,88-1,01) per il grado 1 di obesità e 1,29 (95% CI, 1,18-1,41) per i gradi 2 e 3 di obesità. Rispetto ai nor- mopeso, l’ obesità di grado 2 e 3 è associata con un si- gnificativo aumento della mortalità per tutte le cause. L’ obesità di grado 1, invece, non è risultata associata con una mortalità maggiore e i soggetti sovrappeso hanno avuto addirittura una significativa riduzione di tutte le cause di mortalità, suggerendo che un lieve sovrappeso può non essere un fattore negativo. JAMA 2013; 309 (1): 71- 82.  

 

CON QUALE MECCANISMO AUMENTA IL RISCHIO CARDIOVASCOLARE?

La relazione obesità e aumento del rischio di mor- talità è nota fin dai tempi di Ippocrate nel IV se- colo A.C.

Ippocrate nell'Aforisma 44 aveva osservato che: "Le persone molto grasse sono destinate a morire prima di quelle magre".

Shakespeare, con l'intuizione che hanno le gran- di menti, ad un individuo obeso aveva detto: "ri-duci il tuo peso corporeo, regola la tua gola, au-menterai la tua grazia e inoltre la tomba ti aspet-terà con una frequenza 3 volte inferiore". 

E’ possibile che sull'aumento del rischio di aterosclerosi coronarica giochino un ruolo importante non solo i fattori di rischio cardiovascolari classici ma anche alcuni fattori relativi all’obesità in sè stessa, come lo stato proinfiam- matorio sistemico che nell'obesità è assai frequente. Inoltre è possibile che  giochi un ruolo importante un’ alterazione strutturale del cuore a causa dell'obesità. In particolare queste alterazioni strutturali del cuore che si osservano nel soggetto obeso, potrebbero essere re- sponsabili di un più elevato rischio di aritmie, le quali in concomitanza di una ischemica miocardica, possono in- crementare il rischio di morte improvvisa. Logue J, et Al. Obesity is associated with fatal coronary heart disease independently of traditional risk factors and deprivation. Heart 2011.

 

Indice di massa corporea e della circonferenza vita e rischio di sviluppare diabete, alterata gli- cemia a digiuno, ipertensione e ipertrofia ventri-colare.

Uno studio comparso su Hypertension nel 2011, ha valutato l’impatto del peso corporeo e dell’obesità vi- scerale sullo sviluppo di alterazioni del metabolismo glu- cidico, sul rimodellamento cardiaco e sui valori pressori.

Lo studio ha arruolato 1.412 soggetti e li ha valutati per indice di massa corporea (peso (kg)/altezza (m) al qua- drato), circonferenza del giro vita, misurazione ambula-toriale della pressione arteriosa, misurazione a domicilio e misurazione con monitoraggio delle 24 ore della pres- sione arteriosa, glicemia a digiuno e massa ventricolare (mediante esame ecocardiografico).

I risultati hanno messo in evidenza che l’incidenza di dia- bete di nuova insorgenza, di alterata glicemia a digiuno, di ipertensione e ipertrofia ventricolare sinistra, è aumen- tata progressivamente dal quintile con indice di massa corporea più basso al quintile con indice di massa cor- porea più alto. Questi dati confermano che un aumento dell' indice di massa corporea e della circonferenza vita sono associati ad un aumento lineare del rischio di sviluppare diabete, alterata glicemia a digiuno, iperten- sione e ipertrofia ventricolare.Hypertension 2011;58 (6): 1029 -1035.

 

Obesità globale o addominale e calcificazioni delle arterie coronarie. 

Reis e colleghi hanno condotto uno studio per ve- rificare se la durata complessiva dell’ obesità glo- bale ed addominale risultava associata con la pre- senza e la progressione a 10 anni di calcificazio- ni delle arterie coronarie, fattore predittivo sub- clinico di malattia coronarica. E’ stata eseguita un’ analisi prospettica su 3.275 adulti di razza bianca e nera (età compresa tra i 18 ed i 30 anni al basale nel 1985-1986) che, inizialmente, non pre- sentavano obesità globale (indice di massa corpo- rea ≥30) o addominale (uomini: circonferenza vi- ta >102 cm;donne > 88 cm) partecipanti allo stu- dio multicentrico, di popolazione Coronary Artery Risk Development in Young Adults (CARDIA). I soggetti arruolati nello studio sono stati sottopo- sti a tomografia computerizzata per valutare la presenza di calcificazioni delle arterie coronarie durante le valutazioni eseguite al 15/esimo, 20/ esimo o 25/esimo anno di follow-up. La durata dell’obesità globale ed addominale è stata calco- lata utilizzando le misurazioni ripetute di BMI e WC rispettivamente eseguite dopo 2, 5, 7, 10, 15, 20, e 25 anni dal reclutamento. Durante il follow- up, il 40,4% ed il 41% dei soggetti ha sviluppato obesità globale ed addominale, rispettivamente. I tassi di calcificazioni delle arterie coronarie/1.000 persone/anno sono risultati superiori per coloro con più di 20 anni vs 0 anni di storia di obesità globale (16 vs 11,rispettivamente) ed addominale (16,7 vs 11). Inoltre, circa il 25,2% ed il 27,7%, rispettivamente, dei soggetti con più di 20 anni di obesità globale ed addominale presentavano pro- gressione di calcificazioni delle arterie coronarie vs il 20,2% ed il 19,5% di quelli senza storia di obesità. Dopo aggiustamento per BMI o WC e potenziali fattori confondenti, i valori di hazard ratio per calcificazioni delle arterie coronarie per ogni ulteriore anno di obesità globale o addomi- nale erano pari a 1,02 (IC 95%, 1,01-1,03) e 1,03 (95% CI, 1,02-1,05),rispettivamente. Infine, i valori di odds ratio per la progressione di calcifi-cazioni delle arterie coronarie erano rispettiva- mente pari a 1,04 (IC 95%, 1,01-1,06) e 1,04 (IC 95%, 1,01-1,07).

Gli autori dello studio hanno concluso che una maggior durata dell’obesità globale ed addomina- le è associato ad una coronaropatia subclinica e ad sua progressione attraverso la mezza età indi- pendente dalla quantità di tessuto adiposo.

Pertanto, prevenire o almeno ritardare l'insorgen- za dell'obesità in età adulta può ridurre il rischio successivo di sviluppare aterosclerosi coronarica. JAMA 2013; 310 (3): 280-288.

 

Obesità fattore di rischio importante e indipen- dente per l'incidenza di malattie cardiovascolari.

Alcuni ricercatori israeliani, coordinati da Twig G del Sheba Medical Center di Ramat, hanno voluto calcolare il rischio di cardiopatia ischemica tra giovani obesi senza fattori di rischio metabolici. Nel corso di un follow-up me-dio di 6,1 anni è stata valutata l’ incidenza di cardiopatia ischemica in 31.684 giovani (età media 31,2 ± 5,7 anni), appartenenti alla coorte MELANY (Metabolic, Lifestyle and Nutrition Assessment in Young Adults cohort). I partecipanti sono stati classificati in base al BMI e alla presenza di alterazioni metaboliche (in base alla Adult Treatment Panel III). L’ obesità metabolica- mente sana è stata definita come BMI ≥ 30 kg/m2 in pre- senza di valori pressori arteriosi nei limiti della norma, normale glicemia a digiuno, normale trigliceridemia e colestero-lemia HDL (n = 599; 1,9%). Durante il follow-up si sono verificati 198 nuovi casi di cardiopatia ischemica, di cui 6 casi si sono verificati in obesi metabolicamente sana. L' incidenza di cardiopatia ischemica tra magri, soggetti in sovrappeso ed obesi è stata di 0,23, 0,45 e 1,0 per 1.000 persone-anno, rispettivamente. In un modello multivaria-to aggiustato per i fattori di rischio per cardiopatia ischemica clinici e biochimici, un rischio di cardiopatia ischemica più elevato è stato osservato tra gli obesi metabolicamente sani (HR = 3,08; 95% CI = 1,10- 8,68, p=0,033),rispetto ai soggetti di peso normale. Eu J En-docrinol. 2015 Jun 3. pii: EJE-15-0284.

 

In sintesi l' obesità è un fattore di rischio importante e indipendente per l' incidenza di malattie cardiova-scolari. Una serie di studi ha dimostrato che la rela- zione fra l'indice di massa corporea e rischio di eventi coronarici è attribuibile ai fattori di rischio tradizionali. Ma è stato anche dimostrato che l'obe- sità di per sé è responsabile dell' aumentato rischio di malattia coronarica. Il rischio è direttamente pro- porzionale all'entità del peso, nel senso che anche i soggetti considerati in soprappeso non sono esenti dal rischio di andare incontro a cardiopatia ischemi-ca e ad insufficienza cardiaca.

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GRASSO ADDOMINALE E RISCHIO 

AHA, Pritchett & Hull, Atlanta, USA
AHA, Pritchett & Hull, Atlanta, USA

E'  stato dimostrato che il ri- schio di gravi conseguenze sullo stato di salute (diabete mellito, cardiopatia coronarica e una serie di altre malattie incluse alcune forme di can- cro) aumenta con l'aumentare del grasso corporeo localizza- to sull'addome. E' la cosiddet- ta obesità centrale che può essere determinata misuran- do la circonferenza del giro vita; in pratica questa misura può essere effettuata con un metro da sarta, con il paziente in posizione verticale, e ponendolo tra il mar- gine inferiore delle coste e il bordo inferiore della cresta iliaca. La seguente tabella mette in evidenza i livelli di ri- schio negli uomini e nelle donne a seconda delle misure del giro vita (la tabella ha il limite di non tenere con- to della diversità delle varie etnie, nel senso che i valori di normalità dovrebbero essere differenti se trattasi di Europei, Asiatici, Africani, etc):

-----------------------------------------------------------------------------LIVELLO DI RISCHIO          UOMINI           DONNE         

-----------------------------------------------------------------------------LIVELLO 1

(ZONA D' ALLERTA)           94  cm           80 cm

-----------------------------------------------------------------------------LIVELLO 2

(ZONA D' AZIONE)             102 cm           88 cm

-----------------------------------------------------------------------------L'obesità centrale, la resistenza all' insulina, la dislipide- mia aterogena (quest'ultima descrive la combinazione di un aumento di trigliceridi, di una bassa concentrazione di  colesterolo-HDL e di elevate concentrazioni di apoli-proteina B (ApoB), LDL piccole e dense), ipertensione e aumento di glicemia a digiuno, caratterizzano la Sindro- me Metabolica. 

In base alla definizione dell' International Diabetes Fede- ration, la diagnosi di Sindrome Metabolica, richiede che siano presenti:

  1. obesità centrale e inoltre
  2. almeno 2 dei seguenti 4 fattori:

.aumento dei trigliceridi 150mg/dl; 

.riduzione del colesterolo HDL (<40 mg negli uomini, < 50 mg nelle donne); 
.aumento della pressione arteriosa ≥ 130/85 mmHg;

.aumento della glicemia a digiuno (glicemia ≥ 100 mg/dl).     

  

   

QUALI RISCHI CORRONO I SOGGETTI CON SINDRO- ME METABOLICA?

 

I soggetti con sindrome metabolica presentano un rischio 2 volte maggiore di mortalità per tutte le cause, un rischio 3 volte maggiore di avere un evento cardiaco o cerebrale e un rischio 5 volte maggiore di sviluppa- re diabete di tipo 2.

Un recente studio ha valutato l’incidenza di diabete in una popolazione di giovani adulti obesi senza fattori di rischio metabolici. In pratica è stata valutata l’incidenza di diabete in un periodo di 6.1 anni in 33.939 giovani uomini (età media 30,9 ± 5,2 anni) stratificati in base al BMI e al numero di malattie metaboliche.L’obesità meta- bolicamente sana è stata definita come un BMI ≥ 30 kg/ m2 in presenza di normoglicemia, normale pres- sione arteriosa, normali livelli di trigliceridi e colesterolo HDL. Sono stati diagnosticati 734 nuovi casi di diabete. Il tasso di incidenza di diabete tra i partecipanti senza fattori di rischio metabolici è stato 1,15, 2,10, e 4,34 casi per 1.000 persone/anno nei soggetti magri, sovrappeso e obesi. In un modello multivariato per i vari fattori di rischio, un maggiore rischio di diabete è stato osservato tra i soggetti sovrappeso con obesità (hazard ratio [HR] 1,89 [95% CI 1,25-2,86]; p < 0,001) e obesi con (HR 3,88 [95% CI 1.94-7.77]; p < 0,001) rispetto a quelli nor- mopeso con obesità metabolicamente sana. Non si è osservata una relazione tra BMI e numero di anomalie metaboliche all’ arruolamento nel predire il rischio di diabete. Quindi, un profilo metabolico sano e l’ assenza di fattori di rischio per il diabete non proteggono i giovani adulti dall’incidenza di diabete associata con l’obesità e il sovrappeso.Gilad Twig, Arnon Afek, Estela Derazne, et Al Diabetes Risk Among Overweight and Obese Metabolically Healthy Young Adults. Diabetes Care 2014.

 

COSA BISOGNA FARE PER PERDERE PESO?

Per perdere peso bisogna introdurre con il cibo meno ca-lorie ed effettuare un' adeguata attività fisica, in altri ter-mini bisogna introitare meno calorie e spendere con l'e-sercizio fisico quanto più calorie possibile.

 

 

Fernando Botero. Monografia "Botero", dedicata ai suoi di-pinti dal 1959 al 2015.
Fernando Botero. Monografia "Botero", dedicata ai suoi di-pinti dal 1959 al 2015.

 

La tabella seguente mostra quante calorie vengono consumate in 20 minuti di alcune attività fisiche.

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CALORIE CONSUMATE DURANTE ALCUNE ATTIVITA FISICHE

 

ATTIVITA'           CALORIE CONSUMATE IN 20 MINUTI

 

-passeggiare (a passo lento)                             80 -140

-giardinaggio                                                    100 -180

-pulizie domestiche                                          100 -200

-bicicletta (8 Km/h)                                           120 -125

-ballare                                                               50 -100

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Per ridurre il grasso corporeo l'attività fisica non deve es- sere praticata saltuariamente ma per almeno 3-4 volte al-la settimana. Un corridore del peso di 80 kg, percorren-do 10 Km di corsa, perde circa 40 g di grasso*, ma questo  vantaggioso risultato diviene  inconsistente se la pratica sportiva non è reiterata nel tempo.

 

 

Gli  esperti suggeriscono che è meglio dimagrire lentamente;bisogna inoltre ricordare che,quando si prescrive una dieta dimagrante, l'apporto ca- lorico giornaliero non  deve essere mai al disotto dell' energia necessaria per il metabolismo ba- sale.

Dopo la menopausa,essere in sovrappeso per le donne rappresenta un fattore di rischio per diverse patologie come diabete,cancro,malattie cardiovascolari. E’ bene quindi avvi-cinarsi il più possibile al peso forma, a partire da quando si è ancora giovani.
Dopo la menopausa,essere in sovrappeso per le donne rappresenta un fattore di rischio per diverse patologie come diabete,cancro,malattie cardiovascolari. E’ bene quindi avvi-cinarsi il più possibile al peso forma, a partire da quando si è ancora giovani.

 

COME SI CALCOLA IL METABOLISMO BASA- LE?

 

Il metabolismo basale è stimato pari ad 1 Kcal/g di peso corporeo ideale per ora; il peso corporeo ideale (kg) = altezza in metri al quadrato  per  il  Body Mass Index (kg/metri al quadrato). 

Il Body Mass Index nella pratica viene considerato ugua- le a 20 se la corporatura è esile, a 22 se la corporatura  è normale  e a 25 se la corporatura è robusta; per le donne il valore viene stimato di circa 2 unità più basso rispetto al maschio per ogni tipo di costituzione fisica.  

Se si moltiplica  1 Kcal per il peso ideale per 24 (quante sono le ore di una giornata) si può stimare il metabolismo basale.

Oltre al metabolismo basale bisogna considerare il fab- bisogno energetico totale dell'individuo; esso varia in base alle attività svolte e si può calcolare in modo sem-plice con la seguente formula:

 

Fabbisogno energetico (Kcal) = peso ideale x coeffi-ciente moltiplicativo.

 

Il coefficiente moltiplicativo varia in base alla attività fisica svolta: esempio per un' attività di tipo sedentario esso è 26; in caso di un' attività pesante è 30.

 

Per effettuare un calcolo più preciso del fabbisogno e- nergetico di un determinato individuo, che tenga in consi-derazione l'età, il sesso e l'attività fisica (leggera, mode- rata e pesante)  sono state compilate alcune specifiche tabelle.

Esempio di calcolo semplice del fabbisogno ener- getico:

se immaginiamo un individuo alto 1,70 m, di corporatura normale e che svolge un'attività fisica leggera (quindi trattasi di soggetto sedentario), il suo peso ideale è 63 kg (1,7 x 1,70 (2.89) x 22 =63). Il suo metabolismo basale è quindi = 63 (peso ideale) x 24 e cioè 1500 Kcal circa; mentre il fabbisogno energetico totale è 1664 (peso ideale moltiplicato per 26).  

Pertanto la riduzione dell'introito calorico non deve es- sere mai inferiore 0al fabbisogno energetico totale; nella pratica se volessimo proporre una dieta ipocalorica,  potremmo prescrivere una dieta che riduca di almeno 500 Kcal l'introito calorico giornaliero: una tale riduzione calorica potrebbe far ridurre  il peso corporeo di circa 500 g per settimana e cioè circa di 2 kg al mese.

 

Con queste premesse una dieta di circa 2000 calorie, per un individuo con un fabbisogno energetico di 1664 calorie, potrebbe essere adatta per perdere i kg di peso che ha in più.

Una dieta equilibrata di circa 2.000 kcal, con un contenuto di colesterolo < 300 mg, viene presentata di seguito.

Composizione media giornaliera:

- Proteine: 18% delle Kcal totali;

- Lipidi: 28% delle Kcal totali;

- Glucidi: 54% delle Kcal totali;

- Fibre: 29 g;

- Colesterolo: 160 mg;

- Lipidi Insaturi/Saturi: 3.

 

Quale deve essere la distribuzione dei pasti nella giornata:

 

.Colazione

-150 g latte parzialmente scremato con caffè o orzo;

-n. 3 fette biscottate;

oppure:

-200 ml spremuta o di succo di frutta senza zucchero; un vasetto di yogurt magro;

-30 g pane tostato; 30 g biscotti secchi; 40 g cereali da colazione.

 

.Pranzo

-80 g pasta;

-2 cucchiaini di formaggio parmigiano;

-110 g carne;

-verdura a piacere;

-50 g pane, se integrale 60-70 g *;

-3 cucchiaini olio extravergine d’oliva;

-150 g frutta;

-100 ml vino:

oppure:

-70 g di riso, farro, orzo, o altri di cereali conditi con salsa di pomodoro o di verdura, ragù di carne o pesce senza olio nella cottura;

-verdura a piacere;

-50 g pane, se integrale 60-70 g*;

-3 cucchiaini olio extravergine d’oliva;

-150 g frutta;

-100 ml vino;

 

.Spuntino:

-150 g frutta;

oppure:

-20 g di crackers non salati; 200 ml succo di frutta o spremuta senza zucchero; un vasetto yogurt magro; tè senza zucchero con 2 fette biscottate o 2 biscotti secchi; 25 g pane* con pomodoro e basilico.

 

.Cena:

-1 piatto di minestrone con 30 g pasta;

-110 g carne;

-verdura a piacere;

- 70 g pane, se integrale 80-90 g*;

- 3 cucchiaini olio extravergine d’oliva;

-150 g frutta;

-100 ml vino;

oppure:

-passato di verdure con 30 g riso o brodo sgrassato di carne con 30 g pasta, riso, semolino;

-vedere le sostituzioni indicate a pranzo;

Indicazioni generali:

-i pesi riportati si riferiscono all’ alimento a crudo e privo degli scarti.

-Pranzo e cena si possono scambiare.

 

Nella scelta degli alimenti specifici è importante evitare:

-carni molto grasse come oca, anitra, selvaggina, carni conservate, insaccati;

-pesci molto grassi come l’anguilla, i crostacei e i molluschi;

-maionese e salse con formaggi;

-bibite contenenti zucchero, sciroppi di frutta;

-gelatina di frutta, cioccolato, dolci elaborati come pasticcini, budini, torte;

-frutta molto zuccherina come fichi, cachi, mandarini; rispettare la quantità consigliata per gli altri tipi di frutta;

-frutta secca, frutta candita o sciroppata o conservata in alcool;

-burro, strutto, lardo, pancetta;

-alimenti conservati sotto sale.

 

Condimenti:

-impiegare l'olio extravergine di oliva come condimento a crudo di verdura o pasta e per cucinare: è importante misurarne la quantità;

-l'uso di salse di pomodoro fresco e di altre verdure è consentito a volontà;

-nella preparazione della salsa di pomodoro, del ragù di carne o delle salse a base di pesce si consiglia di non utilizzare olio. Per il soffritto è preferibile aggiungere vino bianco o rosso, in quanto l’alcool evapora durante la cottura, latte, latte di soia o di riso. L’olio può essere aggiunto a fine cottura secondo le quantità indicate nello schema alimentare;

-erbe aromatiche, succo di limone, aceto, spezie in genere possono essere utilizzate a piacere secondo il proprio gusto;

-moderare il consumo di sale da cucina, dei dado, degli estratti di carne. Si consiglia di cucinare i cibi senza sale e di aggiungerlo a fine cottura in modica quantità.

 

Metodi di cottura consigliati:

-Carne: al vapore, al piatto, bollita, ai ferri, alla griglia, arrosto, con pomodoro fresco;

-Pesce: al vapore, al piatto, bollita, ai ferri, alla griglia, arrosto, con pomodoro fresco e “al cartoccio”;

-Verdure: bollite, al vapore, trifolate, al pomodoro, al forno;

-Uova: in camicia, alla coque, sode, in frittata cotta al forno oppure in padella con poco olio; è utile utilizzare un foglio di carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.

 

Ricordare che patate e legumi non sono verdura:

-patate: si possono consumare in sostituzione del pane in quantità doppia rispetto alla razione di pane;

-legumi: evitare di consumarli come contorno dei piatti di carne, di pesce, di formaggi; l’abbinamento ideale per i legumi è con i cereali, pane, pasta, riso, farro, orzo; esempio pasta e fagioli etc.

 

* .pane di tipo 0  =276 Calorie

 .pane di tipo 00 =290 Calorie

 .pane di tipo 1   =267 Calorie

 .pane integrale  =243 Calorie.

Il numero delle persone obese è impressionante; solo in Italia le persone in sovrappeso o obese sono quasi la metà del totale e le conseguenze, in termini di salute, sono allar-manti.
Il numero delle persone obese è impressionante; solo in Italia le persone in sovrappeso o obese sono quasi la metà del totale e le conseguenze, in termini di salute, sono allar-manti.

Raggiunto il peso forma, per mantenerlo, bi- sogna proporre una dieta con un contenuto di calorie da assumere quotidianamente che deve essere calcolata a seconda dell' età, del sesso e dell' attività fisica praticata. 

Per conservare il peso forma,bisogna mantenere un giusto comportamento alimentare e stimolare l’attività fisica di tipo aerobico in modo costante.
Per conservare il peso forma,bisogna mantenere un giusto comportamento alimentare e stimolare l’attività fisica di tipo aerobico in modo costante.

Una componente fondamentale per mantenere il peso forma è di evitare la sedentarietà. L'attività fisica deve comprendere almeno 10.000 passi al giorno, alla velocità più adatta all'età, alle condizioni cardiocircolatorie e respiratorie. 

Vi sono in commercio alcuni farmaci che hanno indica- zione per l'obesità, ma nessuno di loro ha dimostrato di far perdere grasso corporeo senza  effetti collaterali inde- siderati.

Nei casi di obesità di grado elevato sono stati proposti vari tipi di interventi chirurgici che in casi selezionati sem-brano un rimedio assai efficace.

Secondo le stime del Prof Luigi Marini di Roma sono as- sai numerosi i soggetti affetti da obesità grave (80% don- ne tra 25 e 45 anni), che richiedono di essere operati. Questo perché l’intervento viene ritenuto dal paziente un rimedio semplice per dimagrire, senza necessità di sot- toporsi a restrizioni alimentari, faticose diete e di frequen- tare con assiduità le palestre ginniche. Attualmente a fronte di questa richiesta soltanto 6.000 obesi all'anno vengono sottoposti a intervento chirurgico.

 

Quali sono gli interventi che più frequentemente ven- gono eseguiti?

 

Gli interventi possibili e validati a livello internazionale sono 4:

  • bendaggio gastrico,
  • sleeve gastrectomy,
  • bypass gastrico,
  • diversione biliopancreatica.

I primi 2 sono interventi più semplici e mentre gli altri 2 sono più complessi.

 

*Per un corridore la perdita del grasso corporeo si può calcolare con la seguente formula:

 

grammi di grasso perduti =

 

numero di km percorsi X peso corporeo

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Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Palestra.
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