INFUSI DI ERBE

 

MEDICAMENTOSE

 

(Caffè, Tè e Tisane)

 

(Herbal infusions, Coffee, Tea,

 

Tisanes)

 

Gli infusi (tisane) sono bevande naturali che stanno conquistando il favore crescente delle persone. Esse vengono consumate non solo per il loro gusto gradevole ma anche per la loro azione depurativa, cal- mante, linfodrenante, balsamica, rinfrescante. Inoltre il loro consumo oltre ad essere divenuto il simbolo di uno stile di vita salutare, sta assumendo il ruolo di momento di aggregazione sociale. In effetti esse vengono degu- state in compagnia di amici, dopo il lavoro, durante le pause, durante il tempo libero e spesso in locali dedicati, dove viene proposta una enorme varietà di tisane, fatte di fiori, di erbe, di radici, di cortecce, etc, le quali vengono mescolate sapientemente da esperti erboristi. Per ogni patologia viene consigliata una specifica tisana. Ad esempio il mirtillo, la centella asiatica, la vite rossa, l’ammamelide vengono consigliate per tonificare la circolazione venosa ed quindi per ridurre o eliminare la pesantezza degli arti inferiori; la liquirizia viene consi-gliata per contrastare l'acidità gastrica; per i disturbi dell' apparato digerente vengono usati i fiori d' arancio, il tiglio, la melissa, la verbena; la camomilla va bene contro gli stati d' ansia e lo stress; la valeriana va bene per in- durre il sonno; la berberina, alcaloide naturale estratto dalla corteccia di Berberis aristata, arbusto spinoso origi- nario dell’ Himalaya e del Nepal e appartenente alla fa- miglia delle Berberidaceae, viene utilizzata per la cura delle dislipidemie.

I prodotti erboristici non sono farmaci e non possono es- sere utilizzati per la cura delle malattie, per la risoluzione delle quali, deve sempre essere interpellato il medico; in altri termini i prodotti erboristici devono essere utilizzati soltanto per favorire, stimolare, aiutare le funzioni fisio-logiche del nostro organismo.

 

ESISTE IL RISCHIO CHE L'ABUSO DI TISANE POSSA ESSERE NOCIVO PER LA SALUTE UMANA?

 

Praticamente no, perchè esiste lo stesso rischio che si può avere, facendo abuso di una qualsiasi altra sostanza alimentare.

Per alcuni dei più comuni rimedi erboristici bisogna però ricordare che alcune sostanze come l'aglio, il succo di pompelmo, il biancospino, la yohimbina, la liquirizia, la ci-micifuga racemosa, l’iperico, il ginseng, il ginkgo biloba, la serenoa repens, il danshen, l’echinacea, la stephania tetrandra, l’aconito,etc, possono interagire con alcuni far-maci tradizionali.

 

In pratica quando si assumono farmaci bisogna fare attenzione ai prodotti erboristici.

 

Ad esempio il succo di pompelmo potenzia l'azione di alcuni farmaci tra cui i calcioantagonisti e le statine attra- verso l'inibizione delle monossigenasi epatiche(CYP3A4)

aumentandone la loro biodisponibilità e creando ipoten-sione, miopatia o tossicità epatica. Altre sostanze, come l'iperico, sono in grado di aumentare l'attività enzimatica, indebolendo gli effetti di alcuni farmaci come quelli che controllano il ritmo cardiaco, oppure quelli utilizzati per contrastare il rigetto, in caso di trapianto. L'effetto della digossina può essere aumentato dall'assunzione di bian-cospino oppure di liquirizia. Anche l' uso dell'Erba di San Giovanni e di Ginseng può modificare i livelli ematici del farmaco. Un potenziale rischio emorragico è possibile nei pazienti in trattamento con aspirina o warfarin che assumono aglio, Ginkgo biloba, liquirizia, erba di San Giovanni, salvia, palmetta seghettata, erba amara, zen-zero.

Per molti prodotti a base di erbe medicinali, che sono assunti per contrastare alcune condizioni patologiche, mancano studi controllati sulla loro efficacia e sicurezza.

Per queste ragioni e per le potenziali interazioni tra far- maci tradizionali e prodotti erboristici, i decisori pubblici dovrebbero emanare specifiche leggi che regolino l’ uso di queste sostanze, la loro commercializzazione e la loro promozione.

 

UN DISCORSO A PARTE VA FATTO PER il TE' e il CAFFE'

 

Il , thè o the ha il privilegio di essere una delle bevande più antiche, più amate e più  consumate in tutto il mondo. E' la bevanda che vanta una storia che si fa risalire al 3° millennio a.C.

Il tè viene ricavato dalle foglie della pianta Camelia Sinensis, un arbusto sempre verde che può raggiungere un’ altezza fino a 2 metri. Le foglie di questo arbusto ven-gono raccolte 4 volte l’anno in Cina, in Giappone e in India mentre in altre località come in Kenia la raccolta avviene tutto l’anno. L'utilizzo del tè è antichissimo. All’ inizio furono i cinesi e per merito dei monaci, si diffuse in Giappone e in Corea. Il tè è giunto in Europa nel XVI secolo forse per merito dei portoghesi. Gli olandesi furo- no esperti nella commercializzazione in tutta Europa. A loro va il merito di aver reso questa bevanda assai popolare, al punto da farla diventare una vera e propria icona delle tradizioni inglesi. Per il suo elevato costo la bevanda veniva consumata per lo più dalla borghesia e dai nobili, i quali tra l'altro utilizzavano pregiati servizi di porcellana, provenienti dalla Cina.

La pianta del tè è un arbusto sempreverde che viene coltivato nella fascia tropicale e subtropicale.
La pianta del tè è un arbusto sempreverde che viene coltivato nella fascia tropicale e subtropicale.

Di tale bevanda esistono numerose tipologie, che si diffe- renziano l'una dall'altra per via dei processi di lavorazio- ne delle foglie di tè. Questi processi danno alla bevanda un colore e un sapore caratteristico. A differenziare però le tipologie del tè sono anche i Paesi dove vengono prodotte le foglie.

Tra i maggiori produttori di tè vi sono la Cina, l'India, il Giappone e Africa.

 

Quali sono i  tipi di tè più diffusi?

 .Tè verde: è una tipologia di tè non fermentato;

 .Tè nero: viene prodotto prevalentemente in India e nei Paesi africani;

 .Tè bianco: è la tipologia di tè meno lavorata in assoluto, in quanto le sue foglie non subiscono alcun tipo di processo di trasformazione tranne l' essiccazione;

 .Tè giallo: è la tipologia di tè tipica della Cina. La la-vorazione particolare a cui le foglie di tè vengono sotto- poste è definita ingiallimento;

.Tè Pu-her: è un tè post-fermentato, che viene stabiliz- zato prima di essere sottoposto al processo di fermenta- zione. La fermentazione delle foglie viene indotta attra- verso il calore e l'umidità;

.Tè rosso (roobois): non viene ottenuta dall' essica- zione e dalla fermentazione di foglie di tè, ma dall' im- piego delle foglie dell' omonima pianta, che vengono ap- positamente raccolte ed essiccate in Africa, sua zona d' origine. Il tè rosso è privo di caffeina e ha un basso contenuto di tannino;

.Tè oolong: viene prodotto in Cina mediante una parziale ossidazione delle foglie di tè;

 .Tè aromatizzato: esistono in commercio numerose ti- pologie di tè aromatizzato.L'aromatizzazione delle foglie di tè può avvenire mediante l'aggiunta alle foglie di  tè, fiori essiccati, spezie, frutti o scorze di agrumi;

.Tè matcha: è un tipo di tè verde giapponese che si differenzia dagli altri tipi di tè perchè non viene venduto sotto forma di foglie, bensì come polvere finissima di co-lore verde brillante;

 .Tè pressato: la Cina, uno dei maggiori esportatori di tè al mondo, si è impegnata per individuare una tecnica che consentisse di conservare il tè a lungo, così da po- terne facilitare il trasporto. Il tè pressato può essere sia verde che nero.

 

Il tè vanta numerosi effetti benefici, ma per poter godere appieno delle sue qualità, occorre prestare attenzione al-la sua preparazione. Se si prepara il tè rispettando alcu-ne semplici regole, come il tempo d’infusione e la tem-peratura si potranno godere di tutte le caratteristiche di sapore e profumo tipiche del tè utilizzato.

 

OGNI VARIETA' DI TE' HA IL SUO TEMPO DI INFU- SIONE

Alla fine del tempo di infusione bisogna levare il filtro con le foglie per eviatare un  ec- cesso di infusione.  Per il tè in bustine  che contiene polvere  e frammneti di tè l'acqua deve essere meno calda.
Alla fine del tempo di infusione bisogna levare il filtro con le foglie per eviatare un ec- cesso di infusione. Per il tè in bustine che contiene polvere e frammneti di tè l'acqua deve essere meno calda.

Da sempre il tè verde è conosciuto come bevan- da della salute e nel corso degli ultimi decenni an- che la scienza ha messo in evidenza le sue pro- prietà antiossidanti, diuretiche e antifiammatorie. In particolare il tè verde contiene flavonoidi, cate- chine, tannini, teina, teofillina, vitamine del grup- po B, minerali e amminoacidi.

 

Un recente studio ha dimostrato che il consumo di tè verde è capace di ridurre la concentrazione di co- lesterolo totale di 7,20 mg/dl (p < 0,001) e di co- lesterolo-LDL di 2,19 mg/dl, (p < 0,001).

 

Per quanto riguarda il caffè, detto cafè, kofye, kahawa, kaffa, kave. In Etiopia, che sembra sia la sua patria di origine, viene chiamato “bunna”. Si dice che nel XIV sec.,il caffè fu introdotto dall’Etiopia nello Yemen, do-ve acquisì la denominazione araba di qahweh (kaffa), la regione etiope dove furono scoperte le prime piante.

Nelle  foreste pluviali di montagna dell' Etiopia meridiona- le,in particolare nelle zone di Kaffa, Sidamo,Arsi e Harar, il caffè cresce spontaneamente ed in varietà innumere-voli.

Tutte le piante della specie Coffea arabica in tutto il mondo sono delle discendenti dalle piante provenienti da sud dell'Etiopia.
Tutte le piante della specie Coffea arabica in tutto il mondo sono delle discendenti dalle piante provenienti da sud dell'Etiopia.

Secondo una delle tante leggende su questo argomento un giovane pastore di Kaffa,osservò che le sue capre do-po aver brucato le bacche di caffè, improvvisamente ini-ziavano a saltellare e a correre in modo incontrollabile. Anche Kaldi stesso, dopo avere masticato le bacche, a-vendo provato una certa euforia, si recò nel vicino con-vento a mostrare quei frutti misteriosi per farli esaminare. I monaci sentenziarono che quei frutti erano "un’opera del diavolo” e li gettarono nel fuoco per eliminarli: questo gesto fece si che le bacche, tostandosi,diffondessero nell’ aria l’inconfondibile aroma del caffè. A questo punto i monaci, sempre più convinti che quell’ arbusto fosse "un’ opera del diavolo”, pestarono i chicchi per spegnere la brace, ottenendo in questo modo una polvere, che messa in acqua bollente, permise di ottenere un infuso capace di trasmettere euforia.

Una altra leggenda narra che gli abitanti di Kaffa, una delle regioni più verdi dell’Etiopia,probabilmente terra na-turale per la coltivazione del caffè, ne scoprirono l’ aroma in occasione di un enorme incendio, in seguito al quale, raccolti i chicchi di caffè, ormai tostati, li utilizzarono ca-sualmente per preparare una bevanda che riscosse un grande successo nell'ambiente perché, oltre che per il gradevole gusto, aveva poteri eccitanti.

Per molto tempo,dopo la sua scoperta,il caffè veniva ma- sticato e non bevuto.In particolare le bacche venivano assunte sia intere che sbriciolate e mescolate con burro fuso;questa pratica è tutt'ora in uso in alcune regioni di Kaffa e Sidamo. I leggendari predoni etiopi, durante le loro scorribande, consumavano queste polpettine fatte di grasso e bacche di caffè macinato .

In sintesi queste leggende, tra le tante che esistono sull' argomento e cioè quella delle capre danzanti del pastore Kaldi e quella degli abitanti di Kaffa, avvalorano l'ipotesi che furono gli etiopi i primi a sperimentare gli effetti eccitanti della pianta del caffè, dove la pianta cresceva allo stato selvaggio.

 

Dall'Etiopia l'uso del caffè si diffuse nelle regioni limitro- fe, in particolare nello Yemen dove fiorirono numerose piantagioni di caffè. In seguito l'uso del caffè si diffuse nel resto del Medio Oriente, nel Sud dell'India, in Persia, in Turchia e nel Corno d' Africa.

 

In Europa il caffè fu introddotto intorno al 1570 da un me-dico veneziano, per cui Venezia fu la prima città italiana ad apprezzare il caffè.

 

Nel 1691 a Napoli fu inventata la caffettiera, la cosiddetta caffettiera napoletana.

 

A partire dal XVII secolo la sua diffusione crebbe assai rapidamente, in partiocolare in Italia, in Francia, in Gran Bretagna e in Germania.

In seguito, il caffè si diffuse impetuosamente nel resto d' Europa, in Indonesia e poi in America in particolare in tutta l'America Centrale e Meridionale dove, specialmen- te in Brasile, esistono tutt'ora le maggiori piantagioni del mondo.

 

 

LA PIANTA DEL CAFFE'

La pianta del caffè è un albero, alto fino a una decina di metri circa. Le foglie sono lunghe 6-12 cm, di forma ovale, di color verde scuro. I fiori sono bianchi, riuniti in mazzetti del diametro di 10-15 mm. I frutti sono drupe tondeggianti oppure oblunghe, che, quando vanno a maturazione, hanno un colore rosso o violaceo e conten- gono quasi sempre 2  semi.

La Coffea arabica  è la pianta del caffè,  originaria dell’ Etiopia,  ma ormai diffusa  in tutti i paesi  tropicali, appartiene alla famiglia delle Rubiaceae.
La Coffea arabica è la pianta del caffè, originaria dell’ Etiopia, ma ormai diffusa in tutti i paesi tropicali, appartiene alla famiglia delle Rubiaceae.

 

La caffeina dalla fine dell'800 viene diffusamente utiliz- zata come ingrediente base di alcuni prodotti dietetici come bevande (es. Coca-Cola), dolciumi, caramelle, etc.

 

Le quantità di caffeina variano in base alla varietà dell’alimento:

 

1 tazza di espresso: 80 mg;

1 tazza di caffè solubile: 57 mg;

1 lattina di Coca-Cola (330 ml): 35 mg;

1 tazza di tè: 60 mg (il contenuto in caffeina varia a seconda del tipo di tè).

Totò e Peppino De Filippo nel film "La banda degli onesti" (1956).
Totò e Peppino De Filippo nel film "La banda degli onesti" (1956).

La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso cen- trale e viene utilizzata in ambito medico e ricreazionale in caso di sonnolenza.

La caffeina per contrastare il sonno va utilizzata solo oc- casionalmente, in altri termini la caffeina non può so- stituirsi al sonno.

 

Dopo l’ assunzione di una bevanda alla caffeina, essa nei primi 45 minuti, viene completamente assorbita nello stomaco e nel tratto iniziale dell'intestino; con il sangue viene distribuita in tutti i fluidi corporei. La molecola della caffeina è strutturalmente simile all'adenina, base azota- ta dell'adenosina e si lega ai recettori del nucleoside sul- le membrane cellulari. Si ha quindi un'inibizione com- petitiva; la caffeina influisce cioè con un processo di re- golazione dei nervi mediante scarica del potenziale post- sinaptico. Come risultato vi è un aumento dei livelli di adrenalina e di noradrenalina. Attraverso esse la caf- feina stimola indiretamente il sistema nervoso simpatico e porta ad un aumento della frequenza cardiaca, dell' afflusso di sangue ai muscoli, ad una diminuzione dell' afflusso di sangue alla cute ed agli organi interni ed al rilascio di glucosio del fegato. Inoltre poiché la caffeina è anche un inibitore della fosfodiesterasi, la quale converte il cAMP, secondo messaggero per l'azione dell' adrena- lina, nella sua forma aciclica AMP, prolunga l' effetto di queste sostanze e di altre simili come anfetamina, me- tanfetamina e metilfenidato.

 

La caffeina dal punto di vista chimico è 1,3,7-trimetil- xantina; è un alcaloide (sostanza organica di origine vegetale) presente nelle piante di caffè, cacao, tè, cola, guaranà e mate e ovviamente nelle bevande da esse ottenute.

1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6 (3H,7H)-dione 3,7-diidro-1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6-dione.
1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6 (3H,7H)-dione 3,7-diidro-1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6-dione.

La caffeina è metabolizzata nel fegato dal sistema en- zimatico citocromo P450 ossidasi, dove viene convertita in 3 dimetilxantine, che contribuiscono a potenziare l' ef- fetto della caffeina:

.Teofillina (4%): insieme all'adrenalina contribuisce all' azione cronotropa positiva (aumento della frequenza cardiaca) e inotropa positiva sul cuore (aumento della forza contrattile del muscolo cardiaco). Altri effetti della teofillina sono un aumento della pressione sanguigna, un aumento del flusso sanguigno filtrato dai reni e una sti- molazione sul centro respiratorio del sistema nervoso centrale (a livello del midollo allungato). Rilassa la mu- scolatura liscia nei bronchi (è usata in dosi molto più alte per il trattamento dell'asma) e stimola la diuresi per la sua azione vasodilatatrice sulle arteriole renali.

Tutti e 3 i metaboliti subiscono ulteriori stadi metabolici prima di essere escreti con le urine;

.Paraxantina (84%): stimola la lipolisi e porta ad una maggiore concentrazione di glicerolo ed acidi grassi nel sangue disponibili per i muscoli;

.Teobromina (12%): è un vasodilatatore che au- menta il flusso di O2 e di nutrienti al cervello ed ai mu- scoli tra cui i bronchi. La teobromina è anche il principale alcaloide presente nel cacao. Avendo inoltre effetti cro- notropi positivi porta a un abbassamento della pressione sanguigna. Ha potere antitussivo, dovuto all'effetto mio- rilassante sulla muscolatura liscia dei bronchi e dei bron- chioli. Infine stimola la diuresi inducendo vasodilata- zione nelle arteriole renali, fenomeno che comporta un' aumentata filtrazione glomerulare.

 

La caffeina è metabolizzata nel fegato dal sistema enzimatico citocromo P450 ossidasi, dove viene convertita in 3 dimetilxantine.
La caffeina è metabolizzata nel fegato dal sistema enzimatico citocromo P450 ossidasi, dove viene convertita in 3 dimetilxantine.

 

La dose letale della caffeina.

Per un uomo adulto, essa è stimata essere tra 150 ed i 200 mg per chilogrammo di massa corporea sommini- strati per via orale in un intervallo di tempo che va in genere dalle 3,5 alle 10 ore.

 

Vari fattori possono allungare l'emivita della caffeina e quindi questo intervallo cresce per le donne in gra- vidanza, per effetto delle pillole contraccettive e per i bambini.

 

La caffeina provoca un aumento della secrezione di acido cloridrico a livello gastrico; un utilizzo prolungato nel tempo può quindi provocare gastriti, esofagiti e reflusso gastroesofageo.

 

Un abuso può indurre nervosismo, irritabilità, ansia, insonnia e cardiopalmo (palpitazioni).

La caffeina è sconsigliata nelle donne in gravidanza.

 

L' utilizzo prolungato di caffeina sviluppa una tolleranza che si traduce in un affievolimento dell' effetto della caf- feina e contemporaneamente in una accresciuta sen- sibilità verso l' adenosina. Altri sintomi caratteristici sono nausea, ansia, irritabilità. In alcuni casi l’abuso può dare depressione, incapacità di concentrarsi, demotivazione.

 

Consumare caffè è associato con un più basso rischio di trombosi.

In un recente studio caso-controllo sono stati studiati 1.803 pazienti con un primo episodio di trombosi venosa e 1.803 pazienti controllo, e sono stati valutati l’odds ratio dell’ incidenza di trombosi venosa nei consumatori vs i non consumatori di caffè; inoltre è stata valutata la differenza dei livelli medi di fattori di emostasi tra i due gruppi. L’analisi ha mostrato che l’assunzione di caffè ha determinato una riduzione del 30% del rischio di trom- bosi venosa rispetto ai non consumatori (odds ratio 0,7, 0,5-0,9).Dopo aggiustamenti per diverse variabili confon-

denti (età, sesso, BMI, abitudine tabagica, fattori ormo- nali, statine, aspirina, alcool, malattie croniche e mali- gne) l’odds ratio era 0.8 (0,6-1,1). Dai dati è emerso che il livello di fattore di von Willebrand factor era 11 IU/dL (da 3 a 19) ed il livello di fattore VIII era 11 IU/dL (da 1 a 21) erano più bassi nei consumatori di caffè rispetto ai non consumatori, mentre non è stata evidenziata alcu- na associazione tra il consumo di caffè e le proteine anti- coagulanti, i livelli di fibrinogeno e i markers di fibrinolisi. 

In conclusion, our findings show that daily coffee consumption is associated with a lower risk of venous thrombosis than no coffee consumption.This protective effect seems, at least partially, to be mediated through lower von Willebrand factor and FVIII levels. J Thromb Haemost. 2012,10:2519-2525.

 

 

L' utilizzo prolungato di caffeina sviluppa una tolleranza che si traduce in un affievolimento dell' effetto della caf- feina e contemporaneamente in una accresciuta sen- sibilità verso l' adenosina. Altri sintomi caratteristici sono nausea, ansia, irritabilità. In alcuni casi l’abuso può dare depressione, incapacità di concentrarsi, demotivazione.

 

Consumare caffè è associato con un più basso rischio di trombosi. In un recente studio caso-controllo sono stati studiati 1.803 pazienti con un primo episodio di trombosi venosa e 1.803 pazienti controllo, e sono stati valutati l’ odds ratio dell’ incidenza di trombosi venosa nei consu-matori vs i non consumatori di caffè; inoltre è stata valu- tata la differenza dei livelli medi di fattori di emostasi tra i due gruppi. L’analisi ha mostrato che l’assunzione di caffè ha determinato una riduzione del 30% del rischio di trombosi venosa rispetto ai non consumatori (odds ratio 0.7, 0.5-0.9). Dopo aggiustamenti per diverse variabili confondenti (età, sesso, BMI, abitudine tabagica, fattori ormonali, statine, aspirina, alcool, malattie croni-che e maligne) l’ odds ratio era 0.8 (0,6-1,1). Dai dati è emerso che il livello di fattore di von Willebrand factor era 11 IU/dL (da 3 a 19) ed il livello di fattore VIII era 11 IU/dL (da 1 a 21) erano più bassi nei consumatori di caffè ri-spetto ai non consumatori, mentre non è stata eviden-ziata alcuna associazione tra il consumo di caffè e le proteine anticoagulanti, i livelli di fibrinogeno e i markers di fibrinolisi. 

In conclusion, our findings show that daily coffee consumption is associated with a lower risk of ve-nous thrombosis than no coffee consumption.This protective effect seems, at least partially, to be mediated through lower von Willebrand factor and FVIII levels. J Thromb Haemost. 2012,10:2519-2525.

 

Relazione tra consumo di caffè e la morta-lità in varie popolazioni europee. 

 

Di recente alcuni ricercatori di 10 paesi europei coordi-nati da Marc J. Gunter e Neil Murphy hanno voluto esa-minare se il consumo di caffè è associato a mortalità per tutte le cause o ad una mortalità per una causa specifica. È stato eseguito uno studio di coorte pro-spettico in 10 paesi europei. Sono stati arruolati 521.330 persone nell’ EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition). L’Hazard Ratio (HRs) e l’IC 95% sono stimati utilizzando modelli multicondizionati di rischio proporzionale di Cox. L'associazione di consumo di caffè con biomarcatori di siero riguardanti la fun-zionalità epatica, l’infiammazione e il profilo metabolico è stata valutata nel sottogruppo EPIC Biomarkers (14.800 sog-getti). Durante un follow-up medio di 16,4 anni, si sono verificati 41.693 decessi. Rispetto ai non consu-matori, i partecipanti al quartile più elevato di consumo di caffè avevano tassi di mortalità per tutte le cause statisti-camente significativi più bassi (uomini: HR, 0,88 [95% CI, 0,82-0,95], p per trend < 0,001, donne: HR, 0,93 [CI, 0,87 a 0,98], p per trend = 0,009,). Sono state osservate anche le associazioni inverse per la mortalità per malattie digestive sia per gli uomini (HR, 0.41 [CI, 0.32 a 0.54], p per tendenza <0.001) che per le donne (HR, 0.60 [CI, 0.46 a 0.78], P per trend <0.001). Tra le donne vi è stata un'associazione inversa statisticamente significativa per il consumo di caffè e mortalità circo-latoria (HR, 0.78 [CI, 0.68-0.90], p per tendenza <0.001) e per mortalità cerebrovascolare (HR, 0.70 [CI, 0.55-0.90];p per la tendenza = 0,002), e un'associazione positiva con la mortalità per cancro ovarico (HR, 1,31 [CI, 1,07 a 1,61], p per trend = 0,015). Nel sottogruppo EPIC Biomarkers, il consumo di caffè più elevato è stato associato a bassi valori di fosfatasi alcalina, GOT, GPT;  gamma GT; e, nelle donne di PCR, lipoproteine (a) e di emoglobina glicata. Marc J. Gunter - Ann Intern Med. 2017 15; 167 (4): 236-247.

 

Nel XIX secolo furono pubblicate numerose Farmacopee Ufficiali Italiane pre-unitarie 

 

Come ad esempio la Farmacoea degli Stati Esten-si, Il Codice Farmaceutico per gli Stati Parmensi, la Farmacopea Sarda, il Ricettario Farmaceutico Napolitano, Il Codice Farmacologico Romano e Formolario, etc.

Il codice Farmacologico Romano e Formolario, pubblicato a Roma nel 1868 è un trattato dei con-troveleni e la verifica analitica dei medica- menti sia semplici che composti. Nella prima par- te fu-rono descritti i caratteri chimico-fisici e bo- tanici delle droghe vegetali rappresentate in 126 illu-strazioni raccolte in 14 tavole dall'Aconito allo Zenzero (vedi le tavole seguenti). E' un trattato teorico pratico usato in Italia dal 1870 al 1892 accanto alla Farmacopea Torinese fino alla Farma- copea Ufficiale del Regno D' Italia, di cui la prima edizione è del 1892.

Tavola dal Codice Farmaceutico Romano, 1868.
Tavola dal Codice Farmaceutico Romano, 1868.
Tavola dal Codice Farmaceutico Romano, 1968.
Tavola dal Codice Farmaceutico Romano, 1968.

Con la IX edizione ha termine la serie delle Far- macopee Italiane.La X "Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana",venne pubblicata nel 1998 ed è una traduzione letterale dei testi inglesi della Farmacopea Europea.

Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Oper.medici e tecnici dell' U.O. di Cardiologia Riabili-tativa dell' Az. Osp. Mater Domini Catanzaro.
Palestra.
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Palestra
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